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«Per otto anni lavoratrice a nero Bufera su sindacato

POTENZA - Vicenda denunciata dalle «Iene». Il tribunale ha condannato la Fai Cisl di Basilicata a pagare le mancate retribuzioni alla giovane per un totale di 140mila euro. La vertenza della famiglia di Antonietta MIleo, dopo la prematura scomparsa della ragazza, avvenuta nel 2002 in seguito ad una brutta malattia. L'imbarazzo del segretario del sindacato in tv
«Per otto anni lavoratrice a nero Bufera su sindacato
MARIAPAOLA VERGALLITO
POTENZA -Impossibile dimenticare quella ragazza. A Senise se la ricordano tutti, Antonietta, e tutti ricordano il suo sorriso, la sua disponibilità, la sua professionalità. Ancora oggi nell’ufficio della sezione Cisl a Senise, in corso Giuseppe Garibaldi, chi è solito frequentare da associato quelle stanze, sa che in quello che era un tempo il suo ufficio, c’è ancora una cornice con una fiore di stoffa appoggiato alla sua fotografia. E, nel corridoio, tra le bacheche di annunci e qualche fotocopia di giornale per le rassegne stampa, un collega della sede senisese ha anche scritto e incorniciato nel vetro un pensiero. Un ringraziamento per il lavoro svolto, per l’amicizia sincera.

Antonietta, racconta chi la conosceva, era la vera anima del sindacato. Svolgeva il proprio lavoro proprio come ci si aspetta che sia. Aveva cominciato a lavorare per la Cisl giovanissima, a 19 anni. E chissà quante pratiche avrà risolto, chissà quante vertenze avrà contribuito a stimolare. «Credeva in quello che faceva - hanno detto i familiari a Nadia Toffa delle Iene- e spesso, quando era malata, era anche capace di portarsi il lavoro a casa. Qui tutti la cercavano, anche in orari non di ufficio. Questa casa sembrava un centralino. E lei, era sempre disponibile con tutti».

Ma Antonietta, per il suo lavoro, era sfruttata proprio da chi esiste in virtù dei diritti dei lavoratori che dovrebbe tutelare. Non lo dice la famiglia, non lo dicono i giornali. Lo dice la legge: il tribunale di Potenza, con sentenza del 2011, ha condannato la Fai Cisl di Basilicata a pagare le mancate retribuzioni alla giovane per un totale di 140mila euro. Il sindacato è stato condannato in seguito ad una vertenza intentata dalla famiglia di Antonietta, seguita dall’avvocato Pierluigi Ferrara, dopo la prematura scomparsa della ragazza, avvenuta nel 2002 in seguito ad una brutta malattia.

«Per 8 anni - ricordano i genitori - l’hanno illusa dicendole che l’avrebbero messa in regola. Ma ciò non è mai avvenuto. La sfruttavano, pagandola di rado e poco, la maggiorparte delle volte in nero. Lei ha sempre detto che, un giorno, avrebbe fatto prevalere i suoi diritti da lavoratrice. Ora che non c’è più, abbiamo intrapreso noi questa battaglia per lei. La legge ci ha dato ragione, ma il sindacato, nonostante le sentenze, non ha mai pagato». A cosa sarebbero destinati, oggi, quei soldi? «Sono soldi di Antonietta - spiega il papà - li useremmo per farle la tomba. E a tal proposito, dopo la morte di mia figlia il sindacato si era addirittura offerto di costruire una tomba ad Antonietta. Ma non ha fatto nemmeno questo». Tutti ricordano Antonietta. Il suo sorriso è ancora ricordo indelebile negli uffici della sede senisese. In quelle stanze dove, ci piace sperare, il sindacato riesce ancora a preservarsi dall’ ansia di carriera, dalla brama dirigenziale di chi assomiglia ad un direttore d’orchestra che, nel mentre guida gli orchestrali, volta le spalle alla platea.


Il segretario Lapadula in silenzio,il suo imbarazzo in tv
La Fai Cisl, attraverso il suo ufficio stampa, fa sapere che non rilascerà dichiarazioni in merito alla vicenda che ha coinvolto il sindacato lucano, rimbalzato agli onori della cronaca nazionale dopo il servizio delle Iene. Anche per questo motivo il segretario regionale della Fai Cisl Antonio Lapadula, intervistato da Nadia Toffa nel corso della trasmissione di Italia 1, non era presente, ieri mattina, a Villa d’Agri, dove già da giorni era in programma l’assemblea interregionale di Puglia e Basilicata.

Prima di rilasciare eventuali dichiarazioni, che, ci dicono dalla Cisl, possono arrivare sotto forma di un comunicato ufficiale o con la convocazione di una conferenza stampa, il sindacato si affiderà ai suoi legali che visioneranno attentamente il servizio mandato in onda dalla trasmissione Mediaset.

E proprio all’incalzante giornalista delle Iene, Lapadula, nel suo ufficio, aveva prima risposto dicendo di non sapere nulla della vicenda e dunque della sentenza, poi aveva tentato di difendere il lavoro svolto dal sindacato, che è «dalla parte dei lavoratori» e, in merito alla protagonista della vicenda, che «Antonietta era una persona squisita», «se le è dovuto pagheremo», «prima di pagare occorre preparare tutti gli atti», «noi siamo con la giustizia, sempre». La Toffa, però, più volte fa notare al segretario che il pagamento è dovuto già in virtù dell’esistenza di sentenze che intimano il sindacato a pagare.

Lapadula, nell’intervista alla Toffa, non nega che Antonietta lavorasse in nero ma, in un primo momento, dice che non è la Fai Cisl a dover rispondere, tanto che la giornalista fa vedere la sentenza dove si legge che è proprio la Fai a dover pagare. Quando la Toffa chiede a Lapadula cosa significhi per lui fare il sindacalista lui risponde: «Difendere i diritti dei lavoratori». Poi il servizio si chiude con un messaggio che, dallo studio delle Iene, la Toffa lancia alla segreteria nazionale della Cisl, chiedendo: «È sicura che un individuo del genere rappresenti il suo sindacato?».

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