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POTENZA - Dopo il taglio dei tribunali e delle province ora sembra essere il turno delle diocesi, per una spending review in salsa Vaticana. Papa Francesco intende tagliare le diocesi italiane, per portarle dalle attuali 236 a 200. Per rendere esecutivo questo progetto il Santo Padre ha indicato come criterio per il taglio la soglia dei 90mila abitanti.Ne deriva che in Basilicata verrebbero soppresse le diocesi di Acerenza, Melfi-Rapolla-Venosa e Tricarico. In Puglia, invece, rischierebbe solo la diocesi di Lucera-Troia
Il Papa ordina i tagli alla spesa: a rischio le diocesi lucane

di Piero Miolla

POTENZA - Dopo il taglio dei tribunali e delle province ora sembra essere il turno delle diocesi, per una spending review in salsa Vaticana. Papa Francesco intende tagliare le diocesi italiane, per portarle dalle attuali 236 a 200. Per rendere esecutivo questo progetto il Santo Padre ha indicato come criterio per il taglio la soglia dei 90mila abitanti.

Ne deriva che in Basilicata verrebbero soppresse le diocesi di Acerenza (42.382 abitanti), Melfi-Rapolla-Venosa (88.829) e Tricarico (39.686). In Puglia, invece, rischierebbe solo la diocesi di Lucera-Troia, che racchiude nel suo territorio 66.565 abitanti. Al momento, però, si tratta solo di ipotesi: nel progetto Vaticano, infatti, non c’è un elenco di diocesi da sacrificate sull’altare della spending review o, quanto meno, non è stato reso noto. La notizia, però, ha già fatto il giro delle parrocchie, allarmando non poco i fedeli: se a Lucera, ad esempio, è stata pubblicamente manifestata la volontà di essere accorpati alla diocesi di Foggia, ad Acerenza, in Basilicata, la sede, dopo il trasferimento di mons. Giovanni Ricchiuti ad Altamura, da più di un anno è vacante e retta da un amministratore. Qui, infatti, con il passare dei giorni cresce la preoccupazione dei fedeli che sono consci di rischiare l’accorpamento con Potenza. I malumori, però, aumentano: proprio da Acerenza di recente è partito un accorato appello al Pontefice affinché nomini il nuovo vescovo.

L’appello è stato condiviso da numerose associazioni, da quelle sindacali a quelle politiche e socio-culturali, che hanno inviato a Francesco un documento, sottoscritto anche dal presidente della Provincia di Potenza e da tutti i sindaci, chiedendo di individuare quanto prima la nuova guida pastorale. Quella di Acerenza, va ricordato, è una delle più antiche diocesi dell’Italia meridionale: di sicuro è la prima fondata in Basilicata. Proprio la storia delle diocesi rischia di essere un ostacolo nella loro razionalizzazione, necessità emersa sin dai primi anni dell’Unità d’Italia. Nessun significativo provvedimento, però, fu adottato fino alla stipula dei Patti Lateranensi, nel 1929, quando si giunse a un primo accordo per una ridefinizione del numero delle diocesi per farle maggiormente corrispondere al numero delle province civili. Le disposizioni del Concilio Vaticano II e i numerosi interventi di Paolo VI hanno costituito un punto di partenza, a partire dalla metà degli anni ’60, per un progetto di riordinamento delle diocesi. Successivamente fu istituita una Commissione dalla Cei per ridurre a 119 le circoscrizioni diocesane: un progetto che non si è realizzato. Con l’avvento della Regioni, poi, si è introdotto un nuovo aspetto di cui tenere conto anche per una contestuale riorganizzazione di quelle ecclesiastiche. Inoltre, durante la revisione concordataria ratificata nell’‘85, la Commissione ministeriale incaricata di studiare il problema riconobbe il forte squilibrio tra popolazione e diocesi, affermando, però, che la questione non era di pertinenza dello Stato italiano. Poco tempo dopo la Santa Sede ha provveduto alla riforma che ha portato, con il decreto della Congregazione per i Vescovi del 30 settembre 1986, a ridurre le diocesi italiane, e con esse le comunità ecclesiali assimilate, da un totale di 325 a 228, ora scese a 226.

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