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di SALVATORE LOVOI
Un film sul brigantaggio dalla parte dei “vinti” è il progetto del regista svizzero Roberto Cancellara. Origini lucane (genitori di San Fele e Avigliano), cugino del ciclista, Fabian, studi sul cinema a Berna, 39enne, ha già all’attivo diversi corti ed in programma un lungometraggio sull’emig razione italiana negli anni ‘60. Cancellara ha già avviato contatti con Enti locali e Film Commission di Basilicata, Puglia e Campania, per la realizzazione e visionare le location delle scene. A fargli da «cicerone» in questo tour lo scrittore Vincenzo Labanca
Il brigantaggio dalla parte dei vinti
di SALVATORE LOVOI

Un film sul brigantaggio dalla parte dei “vinti” è il progetto del regista svizzero Roberto Cancellara. Origini lucane (genitori di San Fele e Avigliano), cugino del ciclista, Fabian, studi sul cinema a Berna, 39enne, ha già all’attivo diversi corti ed in programma un lungometraggio sull’emig razione italiana negli anni ‘60. Cancellara ha già avviato contatti con Enti locali e Film Commission di Basilicata, Puglia e Campania, per la realizzazione e visionare le location delle scene. A fargli da «cicerone» in questo tour lo scrittore Vincenzo Labanca, autore di una fortunata serie di romanzi sugli eventi postunitari («Un brigante chiamato libero», «L’ultimo brigante» e «Memorie di una brigantessa» – in scena in questi giorni a Milano).

È leggendo la trilogia dello scrittore che è maturata l’idea di un lavoro sull’argomento, da un’angolazione diversa dalla storiografia ufficiale. Non si tratterà di un film patinato o di una fiction. La vicenda, giungerà al grande schermo attraverso una ricostruzione degli eventi quanto più fedele alla realtà soffermandosi su aspetti della questione meridionale, la colonizzazione, l’annessione, l’emig razione. Al proposito avviati rapporti con un produttore romano e individuato gli interpreti di personaggi chiave. Uno di questi, l’attore tedesco, Salvatore Greco, ha seguito la «trasferta» del regista.
Radici nella nostra terra (papà e mamma di Rotonda) con esperienze professionali in Germania, Inghilterra e Usa, dovrebbe ricoprire il ruolo di Ninco Nanco. Mentre Antonio Mancino (di Pignola, volto noto di «Un posto al sole») quello del «generalissimo» Crocco – come nei primi 5 anni de «La storia bandita» nel parco della Grancia. Direttamente dalla Tv elvetica Lucio Daino, origini avellinesi.

Il genere annovera pochi ciak cinematografici. In particolare tre pellicole. Una delle prime interpretazioni critiche sul fenomeno «Il brigante di Taccadel lupo» risale al 1952. Diretto da Pietro Germi e interpretato da Amedeo Nazzari venne girato a Melfi offrendo uno spaccato sulla «guerra civile» fra «briganti» e «piemontesi». Per la critica una sorta di western alla John Ford. Nel 1980 «L’eredità della priora», dal romanzo di Carlo Alianello – capostipite del revisionismo storico del risorgimento e narratore che restituì dignità al meridione.
Lo sceneggiato televisivo in 7 puntate, di Anton Giulio Majano, con Alida Valli (colonna sonora dei Musicanova) rappresentò, tra Melfi e Tito, la lotta di resistenza contro i Savoia condannando il processo di unificazione.

Un’altra versione dei fatti, nel 1999, dal film di Pasquale Squitieri «Li chiamarono briganti», ambientato nel Vulture ma girato altrove. Più recente la miniserie tv «Il generale dei briganti» –diretto da Paolo Poeti – con esterni a Melfi, Venosa, Castellagopesole, S. Fele, nel 150mo dell’Unità.

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