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FABIO AMENDOLARA

POTENZA - «Difficile stabilire con certezza se le ecchimosi trovate siano precedenti alla morte». Ma è necessario un approfondimento su alcune costole fratturate. Verrà effettuato nei laboratori dell’Università di Chieti. Il professor Francesco Introna, medico legale che si occupa della seconda autopsia sul corpo di Anna Esposito - il commissario della polizia di Stato morto nella caserma Zaccagnino di via Lazio a Potenza il 12 marzo del 2001 in circostanze mai chiarite - lo ha detto in modo chiaro.

È questo il risultato dell’esame effettuato l’altro giorno all’Università di Bari con i consulenti tecnici della Procura, della famiglia Esposito e dell’indagato (il giornalista Luigi Di Lauro, ex compagno della poliziotta che si dichiara innocente).

È sulle fratture, quindi, che si concentra l’attenzione dell’equipe del professor Introna. Bisogna accertare con precisione scientifica se quelle fratture costali siano state prodotte da una colluttazione.

«Bisogna controllarle bene queste fratture e bisogna contestualizzarle - ha detto uno dei consulenti della famiglia Esposito - ma le fratture costali prodotte da un impiccamento da bassa altezza sono un elemento dubbio».

«Oggi è incauto se non irresponsabile giungere ad affrettate conclusioni», chiosa uno dei periti dell’indagato (accompagnato dall’avvocato Leonardo Pinto).

Il caso all’epoca fu chiuso in fretta ritenendo provato il suicidio. Il commissario fu trovato con la cintura stretta attorno al collo e legata alla maniglia della porta del bagno. La riesumazione della salma è stata disposta dai magistrati della Procura di Potenza Francesco Basentini e Valentina Santoro.

Anna è stata trovata impiccata alla maniglia della porta del bagno del suo alloggio con una cintura stretta attorno al collo. L’ipotesi è che si sia trattato di una messinscena. Anna potrebbe essere stata soffocata e poi appesa alla maniglia della porta con una cintura per simulare il suicidio. È giunto a queste conclusioni anche il consulente tecnico della Procura - Giampaolo Papaccio, professore di istologia ed embriologia medica della Seconda università degli studi di Napoli - che ha analizzato le fotografie della prima autopsia. La presenza di macchie ipostatiche in punti anomali del corpo farebbe supporre che Anna sia stata appesa dopo la sua morte. La letteratura medica prevede che le ipostasi - delle macchie violacee che si formano sui cadaveri - nei casi di impiccamento vadano a fissarsi sulle mani e sui piedi. Nel caso di Anna - stando alle fotografie della prima autopsia - le macchie ipostatiche si sono formate anche in altre aree. È uno dei tanti aspetti scientifici da approfondire.

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