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di MASSIMO BRANCATI
POTENZA - C’è chi la ama, chi la detesta, chi la ritiene un’opera d’arte degna di rappresentare la città e chi un corpo estraneo. Un fatto è certo: la statua del leone rampante, che da qualche giorno campeggia davanti alla sede del Municipio di Potenza, continua ad attrarre attenzione. E ad essere uno dei protagonisti indiscussi di selfie e foto ricordo. Sulla sua definitiva location il 22 dicembre scorso il nostro sito internet ha lanciato un sondaggio
Potenza e il leone rampante in cerca di casa stabile
di MASSIMO BRANCATI
POTENZA - C’è chi la ama, chi la detesta, chi la ritiene un’opera d’arte degna di rappresentare la città e chi un corpo estraneo. Un fatto è certo: la statua del leone rampante, che da qualche giorno campeggia davanti alla sede del Municipio di Potenza, continua ad attrarre attenzione. E ad essere uno dei protagonisti indiscussi di selfie e foto ricordo. Sulla sua definitiva location il 22 dicembre scorso il nostro sito internet ha lanciato un sondaggio per chiedere dove sistemare la statua. I lettori hanno così votato: il 37,50 per cento sostiene che vada bene dove si trova e cioé in piazza Matteotti davanti alla sede del Comune; il 26,25 per cento, invece, non è convinto della bontà dell’opera e vorrebbe che addirittura fosse rimossa e collocata lontano dagli occhi dei potentini; il 16,88 per cento spinge perché la statua possa essere collocata alla rotatoria di corso XVIII agosto, mentre il 6,25 per cento ritiene che vada sistemata all’ingresso del ponte Musmeci. E in piazza Mario Pagano, la piazza principale della città? Solo il 13,13 per cento è d’accordo a posizionarla lì. Lì dove l’ha pensata l’autore del leone, Vito Giacummo, artista potentino che insegna all’Accademia delle Belle arti di Brera, art director del Depurart Lab Gallery di Milano in vista di Expo 2015.

Giacummo è venuto a trovarci in redazione per spiegare lo «storyboard» dell’opera e ribadire che per lui l’unica soluzione logistica è proprio quella di piazza Mario Pagano: «Quando mi hanno commissionato l’opera era stato detto che sarebbe stata posizionata al centro della piazza. L’ho realizzata - spiega - proprio in funzione di questa location, non di altre. È un discorso di prossemica, una regola prospettica, una questione di luci. Il leone nasce tenendo conto di alcuni parametri che riportano al luogo dove deve essere messo. Tra l’altro, ho visto il teatro Stabile con il suo stemma in alto, l’ho guardato e l’ho interpretato. Cambiare il posto dove sistemarlo significa uccidere l’opera».

Ne ha parlato con il sindaco De Luca? «Sì e lo rifarò di nuovo. Spero che capisca».

In tanti, a Potenza, invece non hanno capito perché il leone sia rimasto in una fonderia per così tanto tempo, visto che l’opera è stata commissionata ai primi del 2000, quando il sindaco era Fierro... «Sì, fu lui a chiedermi di realizzare la statua. Nel 1999 mi ero fatto promotore di una biennale che doveva girare in tutte le città in cui c’è una sede dell’Accademia delle Belle Arti. Invitai Fierro a visitarla, anche perché organizzai una sezione di artisti lucani. L’allora sindaco rimase colpito dalle mie opere che si trovano in diverse città italiane e mi chiese di fare qualcosa per Potenza, parlandomi dell’oppor tunità offerta dalla Lottomatica. “Se fai un'opera che riguarda il leone del capoluogo - mi disse - lo metteremo in piazza Mario Pagano“, il simbolo dello stemma, piazza Prefettura lo ospiterà”. Da lì è partito tutto».

Qual era il budget messo a disposizione per realizzare la statua? «In tutto 35 milioni delle vecchie lire. Ma quei soldi bastavano a mala pena per le zampe del leone che, originariamente, doveva essere molto più imponente di quello attuale. Fierro mi disse che non c’erano altri soldi e anche l’allora presidente della Provincia, Santarsiero, non contribuì. Alla fine decisi di proseguire nel lavoro aggiungendo soldi di tasca mia per portarlo a termine».

Una volta completata l’opera cosa è successo? «Nessuno se la veniva a prendere, anche perché Fierro non era più sindaco e Santarsiero che gli era subentrato non aveva intenzione di portarlo in città. Forse perché non lo sentiva "suo". L’ho lasciato in una fonderia a mie spese fino a quando, finalmente, hanno deciso di prenderlo».

Il leone avrebbe bisogno di una base? «Certo. Così non può restare. Ce l’ho già pronta, ma se non vogliono utilizzare la mia facciano qualcosa per rendere la statua più stabile, prevedendo anche un blocco di cemento. Alla fine, però, portino il leone in piazza Mario Pagano, magari anche in prova, per due, tre mesi, così da dar modo ai potentini di valutare il contesto».

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