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Infarto mentre canta è fatale a Mango Funerali a Lagonegro Interprete e compositore Addio dal mondo musicale

POTENZA – Il cantante Mango è morto, stroncato da un infarto, alla fine del concerto che stava tenendo al 'Pala Ercole' di Policoro, in provincia di Matera. L'artista, che aveva compiuto 60 anni il 6 novembre scorso, è stato soccorso e trasportato in ospedale, dove è giunto privo di vita. La salma di Mango è stata in mattinata nell’ospedale di Policoro, dove sono giunti anche i suoi parenti, non soltanto da Lagonegro (Potenza), dove l’artista era nato il 6 novembre 1954, poi è stata trasferita a Lagonegro, città dove era nato, dove abitava e dove produceva le sue canzoni
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ROMA – Le prime note di Oro, uno dei suoi brani più famosi, poi un braccio alzato, qualche momento di incertezza, e in un sussurro 'scusatè, quell'ultima parola prima di accasciarsi rivolta al suo pubblico, quello di casa, quello che lo amava di più. Mango è morto così, stroncato da un infarto ieri sera sul palco di Policoro, durante un concerto nella sua Basilicata. La più dolce delle morti per un artista, l'uscita di scena per eccellenza. Ma un artista non scompare mai davvero: la sua eredità è fatta di note e musica, di armonie e sonorità che gli sopravvivono, che lo consegnano all’Olimpo degli immortali. E doveva saperlo anche lui, Giuseppe o Pino come preferiva farsi chiamare, che aveva scelto il solo cognome per la carriera artistica e in una sua canzone di qualche tempo fa scriveva: "Non moriremo mai, il senso è tutto qui / mi piace quest’idea di eternità".

Aveva 60 anni, compiuti appena un mese fa, il 6 novembre (era nato a Lagonegro nel 1954). Per festeggiarli, in qualche modo, si era regalato a maggio il 23/o album, L’amore è invisibile. Una raccolta di cover, con tre inediti, che ripercorreva, spogliandole e rivestendole, le sue canzoni del cuore da Sting a Don Backy, passando per gli U2, i Beatles, ma anche De Andrè e Lucio Battisti. La musica che lo aveva emozionato, colpito anche solo per un istante.
Un amore per la musica, quello di Mango, partito da lontano. Da quando a sette anni già suona in alcune band. Si cimenta con l'hard rock, con il blues, e saranno quelle le basi della sua formazione giovanile. Su tutti, ad influenzarlo, è Peter Gabriel. A 20 anni è già a Roma, per inseguire il suo sogno, poi Milano. Il primo album lo incide nel 1975, La mia ragazza è un gran caldo. Si fa notare da Patty Pravo e da Mia Martini che scelgono di riprendere alcuni suoi pezzi. Il primo vero consenso di pubblico arriva nell’84 con Oro, con testo di Mogol. Per uno strano scherzo del destino, o forse no, il brano che gli ha dato il successo, sarà anche quello con cui si accomiaterà dal suo pubblico. Oro fu poi scelta anche come colonna sonora per un paio di pubblicità. Le porte del mercato discografico si spalancano: quattro album in quattro anni e tre partecipazioni consecutive al Festival di Sanremo. In tutto le apparizioni nella cittadina ligure saranno sette come cantante e due da autore.

L'anno successivo, è l’85, ottiene il Premio della Critica tra le Nuove proposte con Il viaggio, poi è la volta di Lei Verrà ('86), nei big, con il suo falsetto melodico, cifra stilistica di molte delle sue produzioni. E’ anche autore di Re, per Loredana Bertè che scandalizza per il finto pancione che sfoggia sul palco. Nell’87 esce con l’album Adesso e a raccogliere i maggiori consensi non è il brano sanremese (Dal cuore in poi) ma Bella d’estate, con un testo di Lucio Dalla. Torna al festival nel '90 (Tu... sì), nel '95 (Dove vai), nel '98 (Luce, premio Fimi come miglior canzone) e poi nel 2007 (Chissà se nevica). Apprezzato dalla critica, meno dal pubblico che non gli concede oltre il quinto posto dell’ultima partecipazione. Più musicista che cantautore, Mango si è sempre distinto nel panorama musicale con il suo pop mediterraneo aperto alle influenze internazionali. Nel 2004 si era sposato, dopo tanti anni di fidanzamento, con Laura Valente, cantante ex dei Matia Bazar, da cui ha avuto due figli.

Sui social network, molte le voci che piangono la sua scomparsa a partire dal suo staff "La nostra rondine è volata via nel cielo sbagliato". Ma a rendere tutti più tristi è, sulla pagina Facebook dell’artista, l’invito agli "amici di Policoro" per l’appuntamento di ieri sera. Firmato Mango.

Mercoledì 10 i funerali nella sua Lagonegro. La salma del cantante Pino Mango è giunta a Lagonegro (Potenza), la sua città: la camera ardente è stata allestita nella sua villa, dove viveva con la moglie e con i suoi due figli. Secondo quanto si è appreso, i funerali del cantante lucano saranno celebrati tra due giorni, mercoledì 10 dicembre, alle ore 11, nella Chiesa Madre della città lucana. Per quel giorno, il sindaco, Domenico Mitidieri, ha proclamato il lutto cittadino.

Mango era una personalità originale nel nostro panorama pop. Per lui si usava la definizione di "pop mediterraneo", a indicare la sua vocazione a non rimanere legato agli stilemi classici della canzone italiana. Aveva una vocalità importante, una notevole estensione che trovava il suo marchio di fabbrica nel falsetto, anzi "il mezzo falsetto", come a lui piaceva precisare, perchè il mezzo falsetto è una voce di petto.

Forse per segnare ulteriormente la sua distanza dalla tradizione, ritmicamente parlando, amava utilizzare tempi dispari, tipo il 5/4 e il 6/8 ma ciò che caratterizzava le sue cose migliori era la vocazione internazionale dei suoi arrangiamenti, ispirati all’idea di world music, con un amore mai nascosto per Peter Gabriel (da qui la collaborazione con il fedelissimo chitarrista Dave Rhodes).

Non è un caso che al festival di Sanremo la critica premiasse i suoi brani che contenevano sempre qualcosa di interessante anche negli arrangiamenti, sempre aperti a influenze internazionali, l’Africa, il Mediterraneo, ovviamente, ma anche l’Irlanda, certo rock inglese, gli echi inevitabili d’America.

Un «Uomo del Sud». Mango aveva alle spalle una dura gavetta e, come accadeva a quelli della sua generazione, si era fatto un’esperienza completa frequentando case discografiche e studi di registrazione: scriveva per gli altri, collaborava con autori come Mogol e Pasquale Panella, con produttori internazionali ma se le cose non andavano per il verso giusto poteva anche decidere di lasciar perdere la musica e proseguire nei suoi studi. Non era un musicista ossessionato dalla produzione di un disco all’anno, non aveva il culto del glamour e dell’esposizione mediatica, teneva molto alla sua coerenza artistica.

Ed era anche capace di grandi omaggi, come quello a Carlos Gardel, leggenda del tango. E a pensare alla morte improvvisa e prematura di Mango, torna in mente la celebre definizione, "il tango è un pensiero triste che si balla".

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