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Potenza, i prof precari chiedono risarcimenti per le carriere stoppate

di LUCIA DE GREGORIO
POTENZA - Dopo la sentenza della Corte di Giustizia Europea si riapre anche per i precari della scuola residenti in Basilicata la possibilità di ottenere il risarcimento dei danni dal Ministero dell’istruzione, per gli anni di precariato cui sono stati costretti. I sindacati, nel frattempo, affilano le armi e incalzano il Ministro, sottolineando la differenza tra organico di diritto (i posti realmente vacanti fino al 31 agosto) e quelli di organico di fatto (cioè posti da coprire tramite supplenze)
Potenza, i prof precari chiedono risarcimenti per le carriere stoppate
di Lucia De Gregorio

POTENZA - L’ora X per il mondo della scuola è scattata il 26 novembre, quando finalmente la Corte di Giustizia europea ha dichiarato illegittima la reiterazione di contratti a tempo determinato, dopo che si siano prestati trentasei mesi di servizio. Significa che il docente precario, dopo tre anni di contratto a tempo determinato avrebbe dovuto ottenere finalmente un posto suo proprio, a tempo indeterminato. Avrebbe dovuto, ma così non è stato. Perciò, mentre le ormai famigerate graduatorie continuavano a riempirsi di professionisti qualificati e pluriabilitati, assunti in servizio a settembre e scaricati a giugno o, nei casi più fortunati, ad agosto, sindacati e associazioni di categoria hanno cercato nelle aule dei tribunali un rimedio a quella che è stata definita una vergogna tutta italiana. La vicenda, in realtà, ha origine da una direttiva europea rivolta a tutto il pubblico impiego, addirittura del 1999.

La direttiva afferma che dopo trentasei mesi di onorato servizio, il precario ha diritto al salto di qualità, ha diritto, cioè, a divenire finalmente indeterminato. Unica clausola: che non sussistano ragioni oggettive, che siano da ostacolo a tale normale evoluzione del rapporto di lavoro. Alla luce di tale disposizione, una pioggia di ricorsi ha cominciato a fioccare da parte di gente più o meno in là negli anni che, col passare del tempo, «stagionava» in graduatoria, ripetendo di anno in anno il triste balletto di assunzione-licenziamento-assunzione-licenziamento. Ebbene, per fermare tale valanga di ricorsi, ne hanno pensata una in più a viale Trastevere: perché, infatti, stabilizzare madri e padri di famiglia, quando li si può mantenere nel limbo di un lavoro che va e viene?

Nel 2011, perciò, il governo ha emanato una legge, piuttosto sibillina in verità, con la quale si specificava che la normativa europea non avrebbe potuto applicarsi al mondo della scuola, proprio a causa di quelle oscure ragioni oggettive. Per esempio, il fatto che il docente accumulasse per ogni anno di servizio un punteggio utile all’avanzamento in graduatoria costituiva per il Miur un ostacolo all’attuazione della norma internazionale. Oppure il fatto che lo stesso Ministero non fosse in grado di determinare a priori la consistenza degli organici e, dunque, il contingente necessario. Bazzecole! - hanno pensato in Lussemburgo, dove i giudici della Corte hanno platealmente definito illecito il sistema di reclutamento italiano.

La sentenza, per la verità, arriva a ridosso de «La buona scuola», campagna avviata dal premier Renzi, che proprio sui temi legati al mondo dell’istruzione ha elargito le più grandi promesse. Cosa cambia adesso? La questione è delicata: mentre sindacati e associazioni, infatti, esultano dopo anni di battaglie accanto ai propri iscritti, il ministro dell’Istruzione Giannini ha raffreddato gli animi e all’indomani della sentenza ha dichiarato che in sostanza nulla cambierà, rispetto al piano della 150 mila immissioni in ruolo preventivate appunto ne «La buona scuola». La sentenza, cioè, non intaccherebbe il piano già presentato dal governo, non determinando, perciò, un allargamento di assunzioni.

I posti a cui la sentenza fa riferimento, infatti, sono quelli vacanti e disponibili, quelli cioè liberi, privi di in titolare. Ma anche qui le cose si complicano: la norma, in realtà, è rivolta a tutto il pubblico impiego e parla di 36 mesi di servizio continuativo. Come regolarsi nel caso di contratti (e sono la maggioranza) dal primo settembre al trenta giugno? Rientreranno nella rosa dei fortunati, che potranno eventualmente rivalersi sul Miur, solo quanti hanno lavorato da settembre ad agosto? Sono tutte domande a cui viale Trastevere dovrà dare una risposta. I sindacati, nel frattempo, affilano le armi e incalzano il Ministro, sottolineando la differenza tra organico di diritto (i posti realmente vacanti fino al trentuno agosto) e quelli di organico di fatto (cioè posti da coprire tramite supplenze): proprio su questi ultimi, secondo i sindacati, si giocherebbe la partita più importante.

Un censimento, infatti, potrebbe far emergere un bisogno maggiore rispetto a quello dichiarato dal capo del governo. Insomma, la vicenda, come spesso accade nel mondo della scuola italiana, è tutt’altro che risolta. La sentenza in ogni caso, pur non essendo applicativa (in essa, infatti, non sono presenti i nomi degli eventuali interessati), rappresenta una svolta per il mondo dei precari, non solo docenti, ma anche per coloro che fanno parte del personale Ata: in tanti potrebbero chiedere al Miur un risarcimento danni per i mancati scatti di carriera.

Sarà forse per questo che è stato concepito il piano straordinario di assunzioni a partire da settembre 2015? Che senso avrebbe, allora, chiamarlo ampollosamente «La buona scuola»? Migliore figura, probabilmente, si sarebbe fatta definendolo: «Tardiva assunzione di responsabilità da parte del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca rispetto ai suoi obblighi nei confronti di lavoratori precari, mortificati da decenni». Sarà pure meno poetico, ma rende sicuramente meglio l’idea.

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