Martedì 19 Marzo 2019 | 17:50

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Il fiume Agri non c’è più l’acqua un lontano ricordo

S. CHIRICO RAPARO - Il fiume Agri non c’è più. «Da diversi giorni il corso d’acqua è completamente scomparso lungo un tratto di quasi tre chilometri». La denuncia arriva dai volontari e dagli esperti del Centro Studi Naturalistici Nyctalus Onlus e del WWF Val d’Agri che stanno monitorando lo stato di salute di un tratto significativo del fiume Agri da diversi giorni, constatando «una grave e ormai insostenibile crisi ecologica».
Il fiume Agri non c’è più l’acqua un lontano ricordo
S. CHIRICO RAPARO - Il fiume Agri non c’è più. «Da diversi giorni il corso d’acqua è completamente scomparso lungo un tratto di quasi tre chilometri». La denuncia arriva dai volontari e dagli esperti del Centro Studi Naturalistici Nyctalus Onlus e del WWF Val d’Agri che stanno monitorando lo stato di salute di un tratto significativo del fiume Agri da diversi giorni, constatando «una grave e ormai insostenibile crisi ecologica».
«Il fattore più allarmante - si sottolinea - è il livello delle acque, del tutto insufficiente (e a tratti inesistente) a garantire uno stato ecologico minimo necessario per la sopravvivenza delle comunità biologiche».

A partire da località «Petto del Cavaliere» in agro di San Martino d’Agri, fino ad arrivare al confine orientale del territorio del Parco Nazionale Appennino Lucano Val d’Ag ri Lagonegrese (confluenza Fiume Agri, Fosso Tavolatedda) lunghi tratti di fiume sono completamente scomparsi, non c’è alcuna traccia di acque in superficie. In altri tratti il fiume è ridotto ad un rigagnolo, oppure il letto del fiume si è ridotto ad un insieme di pozze molto basse.
Nella situazione del fiume Agri si deve garantire al fiume un minimo deflusso vitale o Mdv (ossia; quel quantitativo di acqua rilasciata da una qualsiasi opera di captazione sull'asta di un fiume o torrente in grado di garantirne la naturale integrità ecologica e la tutela della vita acquatica).
Il minimo deflusso vitale deve tener conto: delle diverse stagioni, della tutela dell’ecosistema acquatico, della tutela della naturalità del fiume, del rispetto della qualità dell’habitat e della tutela della fruizione ed è quindi di fondamentale importanza per mantenere in vita il fiume.

«Nonostante la nostra indagine - dice il Wwf - abbia interessato un breve tratto di circa 9 km, ricadente per lo più nell’a re a Parco Nazionale Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese riteniamo verosimile che le medesime condizioni di criticità interessino in vario modo l’intero corso del fiume fino alla foce. La situazione attuale configura una crisi ecologica che va a gravare su un equilibrio già di per se instabile. La situazione ha forti ripercussioni anche sulla zootecnia e sull’agricoltura., in primis sulle aziende agricole dislocate lungo il corso del fiume che usufruiscono dei servizi ecologici. Questa situazione di criticità mette a dura prova un sistema agricolo già fragile ed esasperato».
Per il Wwf questo stato del fiume è determinato da «cattiva gestione del territorio; inciviltà e sovra-sfruttamento delle risorse idriche; scarichi abusivi; controlli e sopralluoghi sul territorio insufficienti; Riscaldamento globale e cambiamenti climatici».

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