Martedì 19 Marzo 2019 | 02:28

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POTENZA – Il Tribunale del riesame di Potenza ha sostituito la misura degli arresti domiciliari con l'interdizione dall’esercizio della professione medica per Matteo Galatti, il cardiochirurgo dell’Ospedale San Carlo del capoluogo lucano coinvolto nell’inchiesta della Procura sulla morte di una paziente durante un intervento chirurgico per la sostituzione della valvola aortica, avvenuto nel 2013.

Il giudice ha invece confermato le misure cautelari per gli altri due medici coinvolti nell’inchiesta, il primario del reparto di cardiochirurgia, Nicola Marraudino (che resta ai domiciliari) e il chirurgo Michele Cavone (obbligo di firma). Le misure cautelari sono state emesse dal gip, Amerigo Palma, lo scorso 24 ottobre su richiesta del pm che ha coordinato le indagini, Anna Gloria Piccininni. Per Cavone il gip, al termine degli interrogatori di garanzia, decise di sostituire la misura cautelare degli arresti domiciliari con l’obbligo di firma, confermando invece le misure per gli altri due indagati.

L'udienza del riesame si è svolta lo scorso 4 novembre. La paziente, Elisa Presta di 71 anni, fu operata il 28 maggio 2013: dall’inchiesta è emerso che la donna sarebbe morta poco dopo l'inizio dell’intervento per un’emorragia, causata da un errore medico. I tre sono accusati di omicidio colposo. Al primario è stato anche contestato il reato di falso ideologico per avere falsificato il registro operatorio, per evitare che vi comparisse il nome di Galatti, difeso dall’avvocato Savino Murro, il quale – secondo il pm – non avrebbe dovuto operare la paziente, poichè aveva terminato da poco il turno di notte.

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