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di FABIO AMENDOLARA
POTENZA - Shopping e pranzi con champagne sono costati all’ex assessore regionale alla Sanità Attilio Martorano una condanna a un anno e sei mesi e l’interdizione per un anno dai pubblici uffici (pena sospesa). Il giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Potenza Michela Tiziana Petrocelli spiega perché ha deciso di condannare il politico per i rimborsi «scroccati» alla Regione Basilicata
«Rimborsopoli lucana» Ex assessore condannato per shopping e champagne
FABIO AMENDOLARA

POTENZA - Shopping e pranzi con champagne sono costati all’ex assessore regionale alla Sanità Attilio Martorano una condanna a un anno e sei mesi e l’interdizione per un anno dai pubblici uffici (pena sospesa). Il giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Potenza Michela Tiziana Petrocelli spiega perché ha deciso di condannare il politico per i rimborsi «scroccati» alla Regione Basilicata in una sentenza di 56 pagine. Martorano aveva scelto di essere giudicato con rito abbreviato. La Procura - titolare dell’inchiesta è il pubblico ministero Francesco Basentini - aveva chiesto due anni di reclusione per l’accusa di «peculato». I difensori dell’imputato, gli avvocati Fabio Viglione e Mimmo Ferrara, chiesero l’assoluzione, sostenendo che con una compensazione dei crediti la Regione non avrebbe subìto alcun danno.

«È emerso durante le indagini - scrive il giudice Petrocelli - il dato per cui l’imputato risulta avere portato a rimborso spese di ristorazione sostenute contestualmente due volte per il medesimo pasto ma in esercizi commerciali distinti oppure spese sostenute in occasione di ricorrenze (come compleanni di prossimi congiunti) non pertinenti alla carica ricoperta ovvero ancora sostenute per l’acquisto di prodotti (negozi di abbigliamento) e per consumazioni (champagne) e, pertanto, non ammissibili a rimborso».

Successivamente alla notifica dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari in cui l’ammontare delle somme contestate a Martorano era pari a 1.885 euro i difensori dell’imputato presentarono una memoria per chiedere un riconteggio. «Nello stesso periodo, l’anno 2010 e il primo semestre 2011 - sostenevano i difensori - Martorano aveva rendicontato spese superiori a quelle oggetto di rimborso».
«Un mero errore di calcolo», così viene definito dal giudice il conteggio errato, ha abbattuto a 570 euro l’ammontare dei rimborsi non dovuti (per il primo semestre del 2011), ma incassati lo stesso. A quel punto Martorano ha invocato una delibera dell’ufficio di presidenza del consiglio regionale del 2011 che ha riformato - con l’inchiesta in corso - il regolamento dei rimborsi: «Le somme non spese del rimborso relative al primo semestre del corrente anno possono essere utilizzate e rendicontate entro il 31 dicembre del 2011».

Con questo sistema Martorano - sostenevano i suoi difensori - si sarebbe trovato in credito per una somma di molto superiore rispetto all’importo contestato: i 570 euro. Ma il giudice ha ritenuto che le argomentazioni dei difensori «non siano servite a inficiare l’assunto accusatorio in quanto non tengono nella dovuta considerazione quello che è il momento di perfezionamento del peculato che si consuma con l’appropriazione del denaro altrui di cui il pubblico ufficiale ha disponibilità ». E fa i conti in tasca all’ex assessore: 15 euro in un ristorante «incompatibili per la concomitanza temporale con altra cena»; 165 euro al Charly’s Saouiriciere di Roma per due pasti compreso di spesa da 70 euro per champagne Pascal «da ritenersi non ammissibile in questa voce, trattandosi di consumazione non compatibile con alcuna esigenza pubblica o istituzionale»; 35 euro per una cena in una pizzeria di Bernalda «certamente incompatibile con la sua missione a Roma dalle ore 8 alle 21 di quel giorno»; 450 euro in un ristorante di Potenza per 13 menù degustazione, «spese sostenute in occasione del compleanno della moglie e pertanto non ammissibili».

«Sorge il dubbio - scrive il giudice - che per il tramite di quella delibera la rendicontazione cessasse di essere semestrale per divenire annuale, in tal modo divenendo lecita quella valutazione contabile sulla base dell’intera annualità che avrebbe permesso di registrare crediti in favore del consigliere o assessore il quale risultava così messo al riparo da possibili censure di ordine penalistico».
Il giudice bacchetta l’ente: «La Regione Basilicata non può, attraverso un atto amministrativo adottato successivamente alla consumazione delle condotte di peculato, assegnare veste di liceità a fattispecie criminose già precedentemente manifestate in tutti i loro elementi strutturali». Lo sconto di pena arriva per la scelta del rito abbreviato. Ma anche, spiega il giudice, «per lo stato di incensuratezza dell’imputato, le modalità della condotta con particolare riferimento alla minima entità del denaro pubblico oggetto di indebito incameramento il che consente anche di tratteggiare una personalità del reo non proclive al delitto».

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