Martedì 19 Marzo 2019 | 17:57

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«Delitto Claps» Cassazione conferma 30 anni a Restivo

ROMA - La Cassazione ha confermato la condanna a 30 anni di reclusione per Danilo Restivo, colpevole dell’omicidio della sedicenne potentina Elisa Claps. Eliminata l'aggravante della crudeltà, per mancanza di prove ma senza conseguenze sull'entità della pena. Con questa decisione, i giudici della prima Sezione penale della Cassazione – presidente Umberto Giordano – hanno sostanzialmente confermato la sentenza emessa dalla Corte di Assise di Appello di Salerno il 24 aprile 2013 (nella foto, il luogo del ritrovamento del corpo di Elisa Claps)
«Delitto Claps» Cassazione conferma 30 anni a Restivo
ROMA – La condanna di Danilo Restivo a 30 anni di reclusione per l’omicidio di Elisa Claps, la studentessa di Potenza uccisa il 12 settembre 1993, è definitiva: lo hanno deciso i giudici della I sezione penale della Cassazione, presieduti da Umberto Giordano. Il ricorso di Restivo è stato infatti respinto. L’unica "concessione" che ha ricevuto, e sulla quale è stato espresso il parere favorevole della procura, è quello dell’eliminazione dell’aggravante della crudeltà. Non ci sono infatti le prove – secondo i supremi giudici – che l'omicida abbia infierito sul corpo di Elisa, dopo averla uccisa.

"Sono soddisfatto di questo verdetto – ha commentato il sostituto procuratore generale della Cassazione, Paolo Canevelli - perchè riflette le mie indicazioni. Dal punto di vista dell’entità del trattamento sanzionatorio, la pena rimane inalterata perchè rimangono in piedi le aggravanti della violenza sessuale e di aver ucciso per futili motivi".

Solo a partire dal 2010 si è iniziato a fare luce sul caso Claps: la ragazza, infatti, era scomparsa 17 anni prima e i suoi resti non erano mai stati ritrovati. Il cadavere fu avvistato da alcuni operai durante i lavori di ristrutturazione della chiesa della Santissima Trinità a Potenza.

"In questa vicenda innegabilmente ci sono state delle 'coperturè" ha rilevato il pg Canevelli. Sulla stessa linea è la psicologa Assunta Basentini, che quando Elisa scomparve, condusse delle osservazioni psicologiche su tutti gli amici della ragazza, compreso Restivo. "Già all’epoca – spiega Basentini, che è venuta in Cassazione per assistere all’udienza e alla lettura del verdetto – emersero molti indicatori significativi del disagio di alcuni tratti della personalità di Restivo, c'erano degli elementi patologici e proposi un approfondimento della sua personalità".

Non ci fu alcun approfondimento e di Restivo si persero le tracce. Fino a quando, nel Regno Unito, pochi anni fa, l’omicida di Elisa fu condannato dalla giustizia inglese per l’uccisione di una donna, per la quale sta scontando in carcere, in Gran Bretagna, una condanna a 40 anni di reclusione.
"Difficilmente sarà estradato" ha spiegato l’avvocato Alfredo Bargi, che lo ha difeso in Cassazione insieme alla collega Marzia Scarpelli.

All’udienza è stata presente anche la mamma di Elisa, la signora Filomena Iemma. "Dico solo che sono tranquilla, serena e fiduciosa", ha detto prima di uscire dalla Cassazione per tornare a Potenza. Qui, a casa sua, ha ricevuto la telefonata dell’avvocato Cristiana Coviello, dell’associazione 'Telefono Donnà, che si è costituita parte civile nel processo, e che l'ha informata del sostanziale rigetto del ricorso di Restivo.

E' stata presente all’udienza anche l’avvocatura del Comune di Potenza, rappresentata dall’avvocato Carmen Ferri. Sia al Comune che al 'Telefono Donnà sono stati liquidati tremila euro per le spese legali e circa 10 mila ai familiari di Elisa.

Il processo di appello si era concluso davanti alla corte d’assise d’appello di Salerno il 24 aprile 2013 e quella decisione è stata quasi del tutto confermata. "Il movente è chiaro: Restivo ha agito con rabbia per punire Elisa che non aveva voluto accettare le sue proposte sessuali" ha sottolineato il pg nella sua requisitoria.

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