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di LORENZA COLICIGNO
POTENZA - La Villa romana di Malvaccaro a Potenza ieri è stata aperta gratuitamente al pubblico, più di cento i visitatori. La visita si è rivelata di grande interesse, grazie alla guida dell’archeologa della Soprintendenza, responsabile del sito, Raffaella Bonaudo, che ha prestato gratuitamente la sua opera, rendendo così possibile la valorizzazione di un sito che resta abitualmente chiuso (disponibile solo su prenotazione e per gruppi), per motivi finanziari, cioè la crisi delle casse della Soprintendenza Archeologica e del Comune di Potenza
A Potenza apre la villa romana pieno di visitatori
di Lorenza Colicigno

POTENZA - La Villa romana di Malvaccaro a Potenza ieri è stata aperta gratuitamente al pubblico, più di cento i visitatori. La visita si è rivelata di grande interesse, grazie alla guida dell’archeologa della Soprintendenza, responsabile del sito, Raffaella Bonaudo, che ha prestato gratuitamente la sua opera, rendendo così possibile la valorizzazione di un sito che resta abitualmente chiuso (disponibile solo su prenotazione e per gruppi), per motivi finanziari, cioè la crisi delle casse della Soprintendenza Archeologica e del Comune di Potenza.

La visita è diventata «narrazione», in particolare nella sala di ricevimento, delimitata da murature, in parte restaurate, che poggiano sulle fondazioni originarie, formate da blocchi di pietra locale. «Possiamo aiutarci con l’immaginazione – ha detto Bonaudo – per far rivivere questa sala, che certamente era arredata con sedili disposti ad arco, secondo la forma della sala stessa, sui quali il padrone di casa riceveva e faceva accomodare gli ospiti. L’ingresso, posto nella parte a valle, presenta elementi di monumentalizzazione che corrispondono all’importanza della sala, si possono osservare i resti dell’opus sectile, tessere di marmo piuttosto grandi direttamente infisse nella malta, che enfatizzano l’accesso all’edificio. Da notare anche la disposizione a terrazze della costruzione, che, rispettando l’andamento del terreno, si apre a Sud, in una posizione climatica favorevole. Un luogo felice, potremmo dire - ha proseguito Bonaudo - che ha il suo fulcro nella pavimentazione geometrica e policroma della sala, come è tradizione, intorno ad un medaglione; qui sono rappresentate le tre Grazie, due di fronte e una di spalle, che abbraccia le altre. Le tessere sono costituite di materiali locali. Le maestranze operavano in tutto il Potentino, le vediamo attive nel sistema di ville che si sviluppa tra Ruoti,Vietri, il Distretto di Tolve-Oppido lucano, Melfi, Lavello nel Vulture. E’ proprio in questo periodo che c'è un grosso sviluppo del mosaico policromo, se non emerge la peculiarità di un artista, senz’altro emerge l’abilità delle maestranze artigiane. La peculiarità della villa di Malvaccaro è la sua posizione geografica favorevole, essa, infatti, si trova su uno snodo viario che portava verso la Campania da un lato e verso il Distretto del Vulture-Melfese dall’altro, quindi verso le Puglie. Non abbiamo prova di relazioni dirette tra le ville, ma certo esse formano un sistema che va definitivamente in crisi intorno al VI secolo. Non ci è dato dire allo stato attuale – ha concluso Bonaudo - se il luogo in seguito sia stato abitato o se sia stato abbandonato, certo è che agli inizi del Novecento fu edificato sulle fondamenta antiche della zona dei servizi e iniziò l’uso improprio della sala, che è stato un porcilaio, finché il luogo non è stato acquisito al Demanio dello Stato».

L’uso moderno della zona ne ha certamente modificato sostanzialmente l’originaria struttura, molto materiale, ad esempio, può essere stato utilizzato per altre costruzioni. La Soprintendenza, secondo quanto ha precisato Bonaudo, ha l’obiettivo, che però deve misurarsi con le risorse disponibili, di effettuare indagini con georadar sull’area circostante per capire se, secondo il modello delle altre ville, come, ad esempio, quella di san Gilio, vi fossero anche qui strutture staccate, come cisterne e magazzini.

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