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VENOSA - Non è stata ancora emanata dal sindaco di Venosa, Tommaso Gammone, l’ordinanza di sgombero dei casolari occupati dai migranti del pomodoro (molti in contrada Boreano), per consentire il trasferimento nel campo di accoglienza messo su nel territorio del centro oraziano. Il provvedimento, ricordiamo, era stato annunciato due giorni fa a Potenza, nel corso di una riunione operativa della task force per l’immigrazione presieduta da Pietro Simonetti
Venosa, gli immigrati restano nei tuguri
di Francesco Russo

VENOSA - Non è stata ancora emanata dal sindaco di Venosa, Tommaso Gammone, l’ordinanza di sgombero dei casolari occupati dai migranti del pomodoro (molti dei quali in contrada Boreano), per consentire il loro trasferimento nel campo di accoglienza messo su nel territorio del centro oraziano. Il provvedimento, ricordiamo, era stato annunciato due giorni fa a Potenza, nel corso di una riunione operativa della task force per l’immigrazione presieduta da Pietro Simonetti.«L'ordinanza è slittata solo di qualche giorno, ma per questioni che vanno anche oltre il contenuto del provvedimento: ci sono altre priorità da affrontare in queste ore, come ad esempio la discussione sul bilancio», dice l’assessore comunale alla Polizia locale e alle Politiche di sicurezza urbana, Massimo Zullino. Il rappresentante dell’esecutivo Gammone, si sta interessando personalmente alla questioni campo di accoglienza e migranti.

«Al massimo entro i primi giorni della prossima settimana - spiega l’assessore venosino - l’ordinanza, che stiamo preparando insieme ai tecnici e al segretario comunale sarà pronta. Su un punto vogliamo essere chiari, per rispondere anche a critiche che riteniamo ingenerose e fuori luogo: le ordinanze di sgombero non significano deportare. I lavoratori che ad oggi occupano i casolari pericolanti saranno accompagnati gradualmente nel campo di accoglienza che abbiamo realizzato con tanta fatica e con impegno a Venosa. Facciamo tutto questo per la tutela, per la sicurezza e per la garanzia dei lavoratori, ma soprattutto per strapparli dal fenomeno caporalato».

L’assessore Zullino si riferisce principalmente alla critiche mosse dal Movimento 5 Stelle di Venosa, che parla di «una vera e propria deportazione di massa». «Questa - specifica il movimento - è la volontà che si cela dietro l’ordinanza annunciata dal sindaco di Venosa dopo l’incontro con la task force regionale: si decide di passare alle vie di fatto per costringere i migranti a trasferirsi nella tendopoli di Venosa. Fino a qualche giorno fa - prosegue il movimento - il campo, a fronte dei 200 migranti previsti, ospitava circa 38 persone. I forti ritardi nella individuazione di un sito idoneo, la disinformazione, il fatto che il campo è pensato e gestito come un carcere e la mancanza di una politica di accoglienza reale hanno evidenziato tutti i limiti di un progetto che, nonostante le buone intenzioni, è fallito miseramente. Così i lavoratori - sottolineano i grillini del centro oraziano - preferiscono i casolari alla tendopoli, continuano a rivolgersi ai caporali per lavorare e per spostarsi dal centro alle campagne, restano privi di assistenza».

Il Movimento 5 Stelle di Venosa chiede «di aprire i centri e di permettere ad associazioni e volontari di partecipare realmente al progetto di accoglienza», ma anche «le dimissioni del presidente della task force». In più si rivolgono al sindaco Gammone affinché «non venga emessa un’ordinanza scellerata volta ad accontentare solamente la task force regionale».

«Ancora una volta - continua il Movimento 5 Stelle - il sindaco di Venosa dimostra di piegarsi alle logiche potentine e di non tener in alcun conto quanto richiesto nel corso del tavolo tecnico convocato nelle scorse settimane su nostra specifica mozione e quanto dichiarato dalle associazioni che operano nella zona di Boreano».

Ma ecco una nuova replica dell’assessore Zullino: «Parlare di deportazioni, di detenzioni e di carcere - mette in chiaro - significa parlare ed essere privi di argomentazioni. Nella sostanza non si è capito il problema reale, è solo populismo. Con il nostro intervento, insieme alla task force regionale di Simonetti, vogliamo dare un segnale forte, combattere - ribadisce - il caporalato. Addirittura chiedono le dimissioni di Simonetti, senza riconoscere il ruolo fondamentale della task force in tutto questo. Come amministrazione siamo arrivati soltanto a giugno al governo, ma siamo riusciti a fare quello che nessuno è stato capace di realizzare in 20 anni: un campo di accoglienza capace di dare ospitalità a tanti migranti, gestito ottimamente dalla Croce Rossa, di cui faccio parte da tanto tempo. Altro che lager. La Croce Rossa si occupa dei migranti a 360 gradi, con una gestione certamente rigida, ma che non trascura lo spirito di umanità. Alle associazioni che ne criticano le gestione facciamo una proposta: presentino un progetto all’amministrazione comunale, da concordare con la Croce Rossa. Quel progetto sarà sicuramente ben accetto».

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