Martedì 22 Gennaio 2019 | 16:29

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Fiammate a Viggiano Il ministero all’Eni «Adeguare gli impianti»

di PINO PERCIANTE
VIGGIANO - I sindaci della Val d’Agri, riuniti a Viggiano, chiedono a Regione ed Eni un cronoprogramma sulla sicurezza nell’area. E lamentano le scarse ricadute che il petrolio ha portato. L’assessore regionale all’Ambiente Aldo Berlinguer fa sapere che, dopo i suoi sopralluoghi al centro oli di Viggiano, l’Unmig ha chiesto a Eni di «adeguare» la struttura soggetta a diversi casi di malfunzionamento. Da ambienti vicini all’Eni si replica smorando i toni: non c’è alcuna diffida e nessuna anomalia
Fiammate a Viggiano Il ministero all’Eni «Adeguare gli impianti»
di PINO PERCIANTE

VIGGIANO - «Non erano visite pastorali quelle che ho fatto al Centro olio di Viggiano - afferma l’assessore regionale all’Ambiente, Aldo Berlinguer. - Ora infatti il Ministero ha imposto a Eni di riprogettare e adeguare l’impianto ed eliminare nell’immediato le cause delle fiammate. Pena: gravi sanzioni».

È quanto emerge dal provvedimento adottato dall’Unmig (Ufficio nazionale minerario per gli idrocarburi e le georisorse del ministero dello Sviluppo economico) con il quale si impone a Eni, spiega Berlinguer, «di mettere mano all’impianto con un obiettivo: salvaguardare la sicurezza e la qualità della vita dei lavoratori e dei cittadini».

«È l’obiettivo che ci eravamo prefissi – continua l’assessore Berlinguer – e siamo grati al Ministero per lo sviluppo economico per aver prestato attenzione alla Basilicata. L’Eni adesso dovrà adeguarsi perché non si ripeta il preoccupante spettacolo delle fiammate che, nelle scorse settimane, tanta preoccupazione ha destato nella comunità della Val d’Agri».

L’Eni, va ricordato, ha sempre assicurato che la situazione era sotto controllo e che non c’erano rischi per l’ambiente e per la salute dei cittadini dell’area. Ma le rassicurazioni, a giudicare da reazioni e commenti, non hanno attenuato i timori e le ansie delle popolazioni. E, a quanto pare, hanno lasciato dubbi anche all’interno delle stesse istituzioni.

Sono due le prescrizioni dettate dall’Unmig: una in tempi medio-brevi e l’altra con un orizzonte più lontano. La prima riguarda la questione delle fiammate. Eni viene chiamata dall’Unmig a trovare soluzioni rapide e contingenti volte a scongiurare nell’immediato ulteriori malfunzionamenti dell’impianto. Soluzioni che eliminino le cause dell’attivazione così frequente delle procedure di sicurezza che generano il fenomeno delle fiammate.

Eni dovrà poi – ed è la seconda richiesta di Unmig – riprogettare complessivamente l’impianto, obiettivo l’autonomia energetica. Alcuni recenti malfunzionamenti del Cova sono stati causati proprio da banali blackout. «E non è pensabile – commenta Berlinguer – che uno stabilimento come il Centro Olio vada in blocco per mancanza di energia elettrica». Nell’immediato, quindi, occorrerà far partire un terzo turbogeneratore. La rete elettrica nazionale rimarrebbe come “back up”, ossia come risorsa secondaria da utilizzare in caso di bisogno. L’impianto diverrebbe così energeticamente autonomo.

«Vigileremo quindi costantemente, nei giorni a venire, affinché Eni trovi le soluzioni più rapide ed efficaci per l’adeguamento dell’impianto. Ma la sfida più importante – conclude l’assessore regionale all’ Ambiente, Aldo Berlinguer – è quella dell’adeguamento tecnologico dell’impianto. Non ci basta la sicurezza. Prima di parlare di nuove, maggiori estrazioni vogliamo che gli impianti vengano tecnologicamente ammodernati, onde minimizzare il più possibile l’impatto sull’ambiente. Prima l’ambiente e i cittadini, poi i benefici economici».

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