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Renzi alza la voce sul petrolio lucano

di MASSIMO BRANCATI
POTENZA - Ieri il capo del Governo si è soffermato sul decreto «Sblocca Italia» dedicando particolare attenzione proprio alla Basilicata e al suo «oro nero»: «Siamo in una forte crisi energetica e non estraiamo in petrolio che c'è in Basilicata in Sicilia. «Io - ha tuonato Renzi - la norma per tirar su il petrolio la faccio, anzi l’ho già fatta»
IL COMMENTO - Qualcuno lo dica al premier: qui il petrolio già si estrae di Mimmo Sammartino
Renzi alza la voce sul petrolio lucano
di MASSIMO BRANCATI

Dalle accuse ai «comitatini» all’annuncio della linea dura il passo è breve. Il premier Matteo Renzi ribadisce la sua volontà di mettere mano al petrolio lucano «senza se» e «senza ma». Ieri, intervenendo all’inaugurazione delle Rubinetterie Bresciane, il capo del Governo si è soffermato sul decreto «Sblocca Italia» dedicando particolare attenzione proprio alla Basilicata e al suo «oro nero»: «Siamo in una forte crisi energetica e non estraiamo in petrolio che c'è in Basilicata in Sicilia. Io - ha tuonato Renzi - la norma per tirar su il petrolio la faccio, anzi l’ho già fatta. Potrò perdere qualche voto ma creeremo nuovi posti di lavoro».
Insomma, a fronte dell’attuale crisi energetica il premier ricorda che l'Italia vanta riserve di petrolio in Basilicata e in Sicilia e quindi potrebbe sfruttarle, nonostante l’opposizione delle amministrazioni locali e degli ambientalisti, per creare ulteriori posti di lavoro. Tesi rinvigorita dal sottosegretario al ministero dello Sviluppo economico Simona Vicari (Ncd) che, parlando di nuovo della Basilicata, ha dimenticato la promessa, fatta a se stessa, di non citarla più per evitare fraintendimenti e scontri verbali con il governatore Marcello Pittella (vi ricordate la polemica sulle «notevoli ricadute» del decreto Sblocca Italia per il territorio lucano?).

«Il tema energetico - ha detto Vicari - rappresenta una priorità per il nostro Paese e non solo a causa dell’eccessiva dipendenza dall’estero, ma soprattutto alla luce della crisi ucraina che ci espone di più rispetto alle altre nazioni. Perciò è senza dubbio positivo che nelle zone dove ci sia maggiore presenza di giacimenti di idrocarburi, Basilicata e Sicilia, si garantiscano le attività estrattive le quali dovranno rappresentare un elemento di ricchezza per i rispettivi territori sia dal punto di vista infrastrutturale che occupazionale».
La chiusura del discorso affidata al solito, irresistibile (e irrealizzabile) refrain: «Il tutto nella piena tutela dell’ambiente e degli stessi cittadini ».

Trivelle sulla terra ferma ma anche in mare. La stessa Vicari, infatti, ha annunciato che «il Governo è pronto, non appena nella prossima settimana il Senato avrà approvato la legge comunitaria, nella quale è inserita la direttiva sulla sicurezza delle operazioni in mare nel settore degli idrocarburi, ad emanare il decreto legislativo per dare immediata attuazione alle disposizioni europee. In questo modo - ha concluso - sarà possibile dare avvio allo sfruttamento sostenibile delle risorse presenti nei giacimenti di idrocarburi in mare».

Le parole di Renzi riecheggiano in Basilicata scatenando già dure prese di posizione. Il governatore Pittella preferisce aspettare di leggere il decreto prima di sbilanciarsi in interpretazioni del Renzi- pensiero, mentre l’on. Cosimo Latronico (Fi) ricorda al premier «che dalla Basilicata il petrolio continua a prenderselo. Novantamila barili che diventeranno 150mila con gli accordi per Tempa Rossa. Il problema è che gli accordi con il Governo, dal ‘98 ad oggi, non sono stati mantenuti in termini di sviluppo e tutela ambientale. Oltre a prendersi il greggio - prosegue il parlamentare - Renzi deve capire che ha degli obblighi con il territorio, a cominciare dall’articolo 16 sulle liberalizzazioni che stabilisce una quota di entrate fiscali delle produzioni attuali - e non incrementali - da destinare ad un fondo permanente su infrastrutture e occupazione».

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