Martedì 19 Marzo 2019 | 03:06

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ROMA – Il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin e il Sottosegretario Vito De Filippo, in seguito alle notizie e alle “circostanze non chiarite” sulla morte di una donna di 71 anni durante un intervento in cardiochirurgia, nella serata di ieri hanno disposto un’indagine ispettiva finalizzata a verificare se all’Ospedale S. Carlo di Potenza siano state rispettate tutte le procedure previste per assicurare i livelli di qualità e di sicurezza. Intanto l'interessato parla alla Gazzetta: una trappola
Storie veleni e contenziosi: «Ho agito con correttezza»
Potenza, parla il chirurgo sospeso: «Una trappola» E il Ministero invia ispettori Registrazione-confessione «L'ho fatta ammazzare»
ROMA – Il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin e il Sottosegretario Vito De Filippo, in seguito alle notizie e alle “circostanze non chiarite” sulla morte di una donna di 71 anni durante un intervento in cardiochirurgia, nella serata di ieri hanno disposto un’indagine ispettiva finalizzata a verificare se all’Ospedale S. Carlo di Potenza siano state rispettate tutte le procedure previste per assicurare i livelli di qualità e di sicurezza. Gli ispettori del Ministero saranno già nella mattinata di oggi all’interno dell’ospedale.

IL CHIRURGO: ECCO PERCHE' E' STATA UNA TRAPPOLA
Al primo tentativo il cellulare nemmeno squilla. Si attacca automaticamente la segreteria. Subito dopo, però, basta qualche squillo e risponde proprio lui. Michele Cavone, anzi il dottor Cavone (sospeso per trenta giorni dal proprio incarico), colui che nell’audio messo online da un quotidiano locale viene a più riprese chiamato con un semplice «Michè». È lui il protagonista di questo audio che ha gettato un’ombra sulla cardiochirurgia lucana, ed è lui che si sfoga e dice di avere un cruccio, quello «di aver deliberatamente lasciato ammazzare una persona» in sala operatoria (una donna 71enne morta durante una sostituzione di valvola cardiaca).

È sempre lui, che, incalzato da un altro collega (ora si sa che si tratta di Fausto Saponara, anche lui sospeso) dice di avere in mano il primario (Nicola Marraudino).

Quando risponde al telefono, dopo un primo imbarazzo, si mostra pronto a rispondere alle domande. In quel momento è proprio dal suo avvocato. Quelle fatte a La Gazzetta del Mezzogiorno sono le prime dichiarazioni dall’inizio di questo polverone.

Cosa sta succedendo?

«Stiamo facendo di tutto per risalire al perché di questo gesto nei miei confronti (si riferisce alla registrazione delle sue parole, ndr) e proprio ora sono dal mio avvocato per capire anche che tipo di comunicati rilasciare alla stampa».

Ci dice qualcosa in più su queste registrazioni?

«Sono stato registrato da un mio collega ed amico, mentre eravamo in ospedale, a lavoro. Cercavo di spiegargli un mio disagio, una mia difficoltà psicologica legata proprio a questa operazione».

Lei appare molto sconvolto da quanto avvenuto in sala operatoria...

«Lo ero e lo sono ancora. Per questo mi sono fidato di un amico, di una persona che conosco da anni e con la quale condivido lo stesso mestiere.

Ho voluto aprirmi e fargli capire quanto mi angosciasse questa situazione e mai mi sarei aspettato che l’avrebbe utilizzata contro di me».

Per lei questo è stato il tradimento di un amico?

«Un tradimento no, ma sono sicuro che questa cosa è stata fatta in maniera scientifica. Che c’è un motivo che ha portato questa persona a registrare tutto. Ma soprattutto riascoltando l’audio mi sono reso conto di essere stato manipolato, o meglio, portato a dire determinate cose. Insomma quella persona continuava a chiedermi determinate cose e voleva che io mi esprimessi in quei termini».

Quanto tempo è passato dalla chiacchierata all’effettiva pubblicazione di questo audio?

«È passato tanto tempo ma io non credevo assolutamente che lui stesse registrando tutto. E soprattutto non capisco perché abbia deciso di tirarla fuori ora».

Si è reso conto, riascoltando quell’audio, che forse c’è stato un taglio nella registrazione o che comunque si passa da una disperazione sua per l’accaduto ad un suo tono minaccioso senza che vi sia un nesso fra le due parti?

«Io non sono riuscito a capire se effettivamente c’è stato un taglio di queste registrazioni. So soltanto che sono stato registrato da una persona alla quale stavo confidando un momento di forte sconforto, mentre eravamo nel chiuso di una stanza d’ospedale. E questo mi fa ancora più rabbia, perché a sessant’anni mai mi sarei aspettato un comportamento del genere nei miei confronti».

Lei però ad un certo punto della discussione sembra sapere qualcosa che potrebbe in qualche modo metterla in una posizione di vantaggio nei confronti del primario (Nicola Marraudino, ndr).

«Ho parlato di quanto era successo e dei miei dubbi perché volevo che le cose cambiassero e forse ho utilizzato toni accesi, ma io da tutto ciò non ho avuto alcun vantaggio. Né in quel momento parlavo pensando che avrei potuto riceverne. Anzi». (Afra Fanizzi)

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