Martedì 19 Marzo 2019 | 03:10

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Vicari (Ncd): c'è tanto per la Basilicata nello Sblocca Italia
Lucani, addio alla card carburanti Pittella: presenteremo proposte
di ANTONELLA INCISO

Nel decreto «Sblocca Italia», tra le pieghe di 105 pagine, c’è l’addio definitivo al bonus carburanti, ma anche l’annuncio di misure che «consentiranno di intervenire a correzione di un paradosso: una Regione, la Basilicata, le cui risorse di idrocarburi potrebbero soddisfare il 10% del fabbisogno nazionale versa in una condizione di difficoltà derivante anche dai vincoli del patto di stabilità interno. La deroga a quest’ultimo, triennale e relativa alle risorse derivanti dalla parte incrementale ottenuta dalle produzioni in loco, esclude dai vincoli del patto le spese sostenute per la realizzazione di interventi di crescita economica e di miglioramento ambientale, comunque compatibili con le politiche di sviluppo nazionali e con la normativa generale del settore » . Insomma, pare che ci sia un’apertura allo svincolo di fondi delle royalties, anche se quella postilla che fa riferimento «alla parte incrementale ottenuta dalle produzioni in loco» inquieta i lucani. Che già hanno dato abbastanza in termini di petrolio.

Quanto alla card benzina, essa dovrebbe andare in soffitta a causa della modifica di una norma (l’art 45 della legge 99) che fa salire la percentuale del «Fondo per l’attivazione di misure di coesione sociale nelle regioni interessate dalle estrazioni petrolifere di idrocarburi liquidi e gassosi» dal 7 al 10 per cento. Di Basilicata Renzi parla in una semplice slide in cui annuncia «più investimenti per il petrolio e più posti di lavoro».

La sfida delle royalty, quella più importante, vale circa 160 milioni di euro. Una cifra enorme. Una cifra che se spesa consente di aiutare le imprese, contrastare la povertà, avviare opere pubbliche alcune delle quali strategiche. Il governatore ne è sempre stato consapevole e da giorni lavorava per portare a casa un risultato che come ripeteva, ogni volta, lui stesso «alla Basilicata avrebbe evitato la morte». Una «morte assurda» se si tiene presente che la Regione ha in cassa 220 milioni di euro. Soldi contanti, soldi che possono essere spesi immediatamente ma che devono restare in banca per i vincoli del Patto di stabilità. Entro fine dicembre, infatti, il governo regionale può utilizzare al massimo 67 milioni di euro. Di cui 60 servono esclusivamente per pagare il personale. Ne restano 7. Troppo pochi per affrontare i tanti dossier che sono sul tavolo di Pittella. Troppo pochi per potere dare risposte.

Per questo, per Pittella, bisogna liberare le royalty dal Patto. Farlo anche forzando le norme, approvando una legge regionale, sbattendo i pugni a Roma per farsi ascoltare. Il governatore lo sostiene sino all’ultimo minuto prima del Consiglio dei Ministri di ieri, lo ribadisce ai ministri interessati ed al sottosegretario Delrio. Rigettando anche quello che - ad un certo punto sembrava un «ricatto» più che «una mediazione»: aumentare il limite del Patto di stabilità in cambio di un aumento della produzione di greggio ed assegnare al Governo nazionale il nullaosta per il rilascio di nuove autorizzazioni. Di fronte a queste richiesta il presidente dice no. Ed allora il Governo fa una controfferta: svincolare le royalty dal Patto ma solo per le future estrazioni. Come dire oggi i vincoli restano quelli, domani si vedrà. Ancora una volta Pittella dice no. La mediazione non convince. Ed allora a ripetere no sono i vertici del Mise agitando la bandiera del risparmio. Il «braccio di ferro» va avanti.

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