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POTENZA - Il peso degli anni si sente in quella voce ormai più flebile, ma l’energia, la forza, la grinta per combattere le lusinghe di quel male oscuro nascosto in una bottiglia è sempre la stessa. Carmen la sua battaglia contro l’alcol l’ha vinta 35 anni fa e da allora non si è mai arresa. Con la stessa forza di volontà, nonostante il fluire degli anni, infatti, continua a combattere per quelli che che come lei un giorno si sono trovati a vivere il calvario della dipendenza
Carmen: «La mia vita per sconfiggere l’alcol»
di LUIGIA IERACE

POTENZA - Il peso degli anni si sente in quella voce ormai più flebile, ma l’energia, la forza, la grinta per combattere le lusinghe di quel male oscuro nascosto in una bottiglia è sempre la stessa. Carmen la sua battaglia contro l’alcol l’ha vinta 35 anni fa e da allora non si è mai arresa. Con la stessa forza di volontà, nonostante il fluire degli anni, infatti, continua a combattere per quelli che che come lei un giorno si sono trovati a vivere il calvario della dipendenza e hanno trovato una risposta dall’altro capo del telefono.

«Sono Carmen, sono un'alcolista, la mia storia comincia 35 anni fa». Quante volte ha raccontato la sua esperienza nel percorso con gli Alcolisti Anonimi. La Gazzetta ha voluto raccogliere la sua testimonianza proprio in concomitanza con l’iniziativa dell’Ascom, «L’altra notte» in programma stasera al Goblin’s (si vedano altri pezzi in pagina). «Ero astemia e a un tratto per motivi vari, ce ne sono sempre nella vita, mi trovai a prendere un goccio di vino bianco fresco. È cominciato così il mio calvario, perché ogni volta che avevo bisogno di rafforzare il mio carattere, ricorrevo al bere qualcosa. E man mano che andava avanti era sempre peggio, c’era la responsabilità del lavoro, la famiglia. Non volevo far capire loro quello che mi accadeva, ma soprattutto non volevo farlo capire a me stessa. Fin quando una trasmissione della Rai “L’inferno dentro” mi fece comprendere che tutto il mio malessere dipendeva dall’alcol. Quel numero di telefono, la conoscenza con gli Alcolisti Anonimi (AA) a Roma, quelle lunghe telefonate mi sono rimasse impresse nella mente e nel cuore. Da quel giorno non ho più bevuto... anche ora che sono diventata vecchietta», aggiunge con infinita dolcezza.

«Certo ho smesso di bere, ma ho anche deciso di donare a chi ha bisogno quello che avevo ricevuto da quanti mi hanno aiutato». E così intorno a un piccolo nucleo di volontari è nato il gruppo AA a Potenza e poi si è esteso in altri centri della regione. Una grande rete di solidarietà basata sull’impegno personale. L’associazione non può chiedere contributi per la propria attività.
«La mia vita - continua Carmen - è la testimonianza che è possibile venire fuori. Quante persone ce l’hanno fatta, quante famiglie si sono riunite, quanta gioia per essere riusciti a sconfiggere la malattia. Perché l’alcolismo è una malattia non un vizio», ripete con energia. «Per questo abbiamo fatto la scelta di essere anonimi, così possiamo aiutare anche chi ha vergogna, chi non è pronto. E sono tante le famiglie che continuano a nascondere il problema finché non esplode e a volte è troppo tardi. Ma la scelta di essere anonimi è anche per un senso di umiltà. Ce l’abbiamo fatta grazie a quel Potere Superiore. Lo chiamiamo così, ma per me è Dio».

Un cammino di 12 passi e 12 tradizioni per gli AA, ma sostanzialmente è un cammino d’amore, che si affianca naturalmente nei casi più gravi alle cure mediche. E il pensiero torna al passato, alla ricerca degli alcolisti per strada, in ospedale, nei reparti psichiatrici. E ora che il fisico non lo consente, Carmen continua a trasmettere quel suo «speciale dono d’amore ricevuto» attraverso il telefono. «Ci sono 24 ore su 24. So bene quanto sia importante sentire che c’è qualcuno che ti cerca, che ti pensa quando stai lottando per uscire dall’alcol. E a volte, parlare al telefono è anche più facile, si è più liberi di esprimersi. Bastano pochi passi, solo 12, ma alla fine del cammino arrivano in tanti».

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