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La Basilicata che non c’è 37 le opere «fantasma»

di ANTONELLA INCISO
È la Basilicata che non c’è. O meglio quella esistente solo sulla carta, nelle menti dei progettisti, nei programmi di architetti ed ingegneri, nei discorsi dei politici. È la Basilicata delle 37 opere «fantasma», con lavori e servizi lasciati a metà o realizzati quasi per intero ma non ultimati. Per mancanza di fondi, problemi tecnici, o perché non conformi ai requisiti contrattuali o alle più recenti norme di legge
La Basilicata che non c’è 37 le opere «fantasma»
di ANTONELLA INCISO

È la Basilicata che non c’è. O meglio quella esistente solo sulla carta, nelle menti dei progettisti, nei programmi di architetti ed ingegneri, nei discorsi dei politici. È la Basilicata delle 37 opere «fantasma», con lavori e servizi lasciati a metà o realizzati quasi per intero ma non ultimati. Per mancanza di fondi, problemi tecnici, o perché non conformi ai requisiti contrattuali o alle più recenti norme di legge. Un lungo elenco che comprende strade, ferrovie, dighe, ospedali e così via. Esempi come l’attrezzamento Settore G Marascione di competenza del Consorzio di Bonifica Vulture-AltoBradano, o i lavori di ammodernamento sul raccordo Potenza- Sicignano e sulla Basentana, o ancora l’ospedale unico di Lagonegro-Lauria, gli interventi sulla Potenza-Melfi , quelli sulla Murgia-Pollino o quelli sulla linea ferroviaria Potenza-Foggia.

Insomma, una «black list» che tiene insieme tutto il territorio lucano con ben 37 opere per un valore complessivo di soldi già spesi per 63 milioni e 952mila euro e di poco più di 34 milioni e 303mila 404 euro necessari per completarle. A portare alla luce non solo la Basilicata delle incompiute ma l’intera Italia dei lavori fermi è il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Graziano Delrio, dopo l’aggior namento delll'anagrafe delle opere incompiute fatto dal Ministero delle Infrastrutture che ha censito 671 opere bloccate in tutta Italia per un valore di 2,6 miliardi di euro. Una mappa di lavori rimasti nel cassetto o fermi per i motivi più vari su cui il Governo Renzi vuole lavorare. Come? Ultimando le opere utilizzando i fondi europei che non sono stati spesi. Una prospettiva che - tra Puglia e Basilicata - potrebbe portare 24mila posti di lavoro. Ossigeno per un territorio da tempo alla prese con la crisi dell’edilizia e la disoccupazione ad essa legata.

Per sbloccarle, però, fondamentale sarà il ruolo svolto dalla Regione ed allora la mappa e le parole di Delrio subito accendono il dibattito politico. Con l’opposizione che va all’attacco e chiede di fare presto, favorendo anche la collaborazione tra l’Osservatorio regionale per l’Edilizia e il Governo nazionale. Come sottolinea il capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale, Michele Napoli.
«L'osservatorio regionale edilizia e lavori pubblici deve affiancare il Governo nell’impe gno a sbloccare opere pubbliche incompiute - precisa Napoli - il compito dell’osserva - torio, insediato nel giugno del 2013, è quello innanzitutto di aggiornare la mappa Delrio, quindi di monitorare le opere in corso e quelle di futura cantierizzazione perché l’anagrafe delle incompiute risponda realmente alle esigenze di priorità sostenute da Regione, Comuni e comunità locali». «Si tratta - aggiunge Napoli - di riprendere il lavoro interrotto nell’ultima riunione dell’organismo del maggio scorso, dedicata agli interventi infrastrutturali compresi tanto nell'Accordo di programma quadro sottoscritto tra Anas, il Ministero delle Infrastrutture e la Regione, quanto in quelli compresi nel ''Decreto del Fare''».

Per Napoli, «l’impegno di Forza Italia in Consiglio Regionale e in Parlamento» punterà a «sbloccare il progetto attrezzamento Settore G Marascione impantanato nella palude della burocrazia da troppi anni, affinche' il finanziamento di 69 milioni di euro sia confermato» ma anche «altre opere strategiche che attendono di essere cantierizzate».
«È dalla ripresa degli investimenti in opere pubbliche - commenta ancora il consigliere - che occorre ripartire per favorire la ripresa delle piccole e medie imprese del comparto costruzioni, dell’indotto e in generale dell’economia regionale; ogni euro investito in edilizia produce infatti altri tre euro che vanno a vantaggio di tutta l’economia. È evidente che – conclude il capogruppo – condizione pregiudiziale diventa il superamento delle più volte segnalate inadeguatezze e sottovalutazioni da parte dell’Osservatorio regionale».

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