Venerdì 22 Gennaio 2021 | 02:23

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San Fele, il carrozziere inviava sms alla sorella mentre faceva la strage Funerali in villa comunale

di FABIO AMENDOLARA
POTENZA - Gli investigatori li definiscono «messaggi dal contenuto inequivocabile». E macabro. Uno dietro l’altro. Ha descritto la strage della sua famiglia mossa dopo mossa. Erano nel telefono cellulare di Vito Tronnolone, 65 anni - il carrozziere in pensione che l’altro giorno ha ucciso la moglie e i figli
LA CRONACA DI IERI
San Fele, il carrozziere inviava sms alla sorella mentre faceva la strage Funerali in villa comunale
di Fabio Amendolara

SAN FELE - Gli investigatori li definiscono «messaggi dal contenuto inequivocabile». E macabro. Uno dietro l’altro. Pochi minuti prima delle 7 di sabato mattina. Ha descritto la strage della sua famiglia mossa dopo mossa. Nel telefono cellulare di Vito Tronnolone, 65 anni - il carrozziere in pensione che l’altro giorno in contrada Difesa di San Fele ha ucciso la moglie, Maria Stella Puntillo, 57 anni, e i due figli, Luca, un ragazzo disabile di 32 anni, e Chiara, 27 anni, arrivata a San Fele venerdì per le vacanze - i carabinieri hanno trovato il contenuto dei messaggi sms inviati alla sorella Lucia.

Gli investigatori - l’inchiesta viene condotta dai carabinieri ed è coordinata dal sostituto procuratore della Repubblica di Potenza Anna Gloria Piccininni - grazie anche al supporto dei carabinieri del Ris (il reparto che si occupa delle indagini scientifiche) hanno ricostruito la dinamica della strage.le autopsie I carabinieri attendono anche i risultati delle autopsie. Gli esami sono stati eseguiti ieri all’Ospedale San Carlo di Potenza. Già oggi il pubblico ministero potrebbe rilasciare il nulla osta per la sepoltura delle salme.Resta da chiarire il movente. Perché Vito si è portato da Lastra a Signa - città in provincia di Firenze in cui si era trasferito oltre 30 anni fa - il suo revolver «P38»? Cosa lo tormentava?

L’agenzia Ansa ipotizzava che dietro al gesto potesse nascondersi la paura di lasciare solo il figlio disabile. I carabinieri hanno accertato che venerdì sera Vito era stato in ospedale a Melfi.mal di vivere «La depressione si stava facendo strada nella sua testa, ogni giorno di più, fino a sconfinare nella follia.Vito, uomo mite, era un padre amorevole e affettuoso, vi raccomando di evidenziarlo - ha raccontato Valter Anichini, vicino di casa della famiglia Tronnolone a Lastra a Signa a un cronista del quotidiano La Nazione - ma si vedeva che era un uomo infelice. Da qui a ritenerlo capace di fare una cosa del genere però ne passa. Purtroppo il dolore che si rinnova di giorno in giorno diventa un’oppressione».

E forse il futuro della sua famiglia, con quel figlio non autosufficiente a cui si era completamente dedicato, gli è apparso all’improvviso nero.un raptus Per il momento, però, secondo i carabinieri «è stato un raptus». Non sembra esserci alcuna spiegazione.Anche i parenti, ascoltati dai carabinieri, non sono riusciti a indicare un preciso movente.

Ma hanno confermato che Vito era preoccupato per la sua salute.

In ospedale a Melfi volevano trattenerlo per accertamenti e Chiara aveva anche insistito per il suo ricovero. Ma lui era voluto tornare a casa.

Cosa è accaduto tra la sera di venerdì e la mattina di sabato? È quello che stanno cercando di accertare gli investigatori.

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