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Sequestrata Siderpotenza In libertà 250 lavoratori Il sindaco: trovare rimedio Procuratore: non è disastro ambientale

POTENZA - Il sequestro dell'impianto siderurgico riguarda, in particolare, l’impianto di emissione dei fumi in atmosfera. Due indagati. Da tempo vi erano indagini dei Carabinieri del nucleo operativo ecologico sulla fabbrica. Tensione, nei pressi della Prefettura, tra i 250 operai messi in libertà e alcuni cittadini dei comitati promotori delle denunce da cui è scaturita l'indagine della magistratura. Da circa tre anni, peraltro, a causa della crisi, nello stabilimento – l'unico a produrre tondini per l’edilizia nel sud Italia – gli operai lavorano con orario ridotto e con contratti di solidarietà. Il sindaco del capoluogo: trovare una soluzione. Allarme dei sindacati. Latronico (Fi): caso nazionale. Fdi: si dimetta assessore Berlinguer
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Sequestrata Siderpotenza In libertà 250 lavoratori Il sindaco: trovare rimedio Procuratore: non è disastro ambientale
POTENZA – Due persone sono indagate nell’inchiesta che stamani, a Potenza, ha portato al sequestro della “Siderpotenza”, impianto siderurgico che dà lavoro a circa 250 persone e produce tondini per l’edilizia. Operai che, da oggi, sono in libertà.

Sono Marco Minini e Federico Pittini, entrambi legali rappresentanti delle “Ferriere nord’' di Osoppo (Udine), da circa un decennio proprietari dello stabilimento siderurgico potentino. La stessa società è sotto inchiesta avendo tratto “vantaggi anche economici” dall’attività svolta con le modalità contestate ai due dirigenti. Il decreto di sequestro preventivo emesso dal gip di Potenza su richiesta della Procura della Repubblica – il Procuratore, Luigi Gay, incontrerà i giornalisti più tardi per spiegare alcuni aspetti delle indagini dei Carabinieri, cominciate nel 2012 – impone anche alla società di eseguire lavori per abbattere l’emissione in atmosfera, nello stabilimento e nella zona circostante, di diossina, furani, monossido di carbonio e “altri composti nocivi in quantità superiore al consentito”.
Le indagini dei Carabinieri del nucleo operativo ecologico sono cominciate dopo le “numerose segnalazioni” di cittadini: gli accertamenti preliminari sono stati confermati dalla “indagini tecniche successive”. Gli impianti di aspirazione sono stati giudicati “insufficienti e non garantiscono, allo stato, di eliminare o contenere la presenza di diossina, di idrocarburi e delle altre emissioni nell’ambiente”.

L’azienda – si è appreso da fonti sindacali – ha già convocato i delegati di fabbrica per comunicare la decisione. Da circa tre anni, peraltro, a causa della crisi, nello stabilimento – l'unico a produrre tondini per l’edilizia nel sud Italia – gli operai lavorano con orario ridotto e con contratti di solidarietà.

I 250 OPERAI DA OGGI IN LIBERTA'
Sono stati messi in libertà, dal primo pomeriggio, i circa 250 lavoratori dello. Dopo la messa in libertà, nel pomeriggio i lavoratori e i rappresentanti dei sindacati dei metalmeccanici hanno fatto un presidio sotto la prefettura di Potenza. Una delegazione è stata ricevuta dal prefetto, Rosaria Cicala: durante l’incontro - secondo quanto si è appreso – è stato deciso di chiedere l'intervento del Ministero del Lavoro per verificare la possibilità di far ricorso agli ammortizzatori sociali, come accaduto in altre vertenze simili. Gli operai della Siderpotenza, da circa tre anni, lavorano con orario ridotto e con contratti di solidarietà. Inoltre i sindacati chiederanno un incontro all’azienda per conoscere i tempi degli interventi imposti dall’ordinanza di sequestro preventivo.
Durante il presidio, alcuni attimi di tensione sono stati registrati quando in piazza Mario Pagano è arrivata la rappresentante di un Comitato di cittadini che, negli scorsi mesi, aveva chiesto l’intervento dell’autorità giudiziaria sull'attività dell’impianto siderurgico.

LA PREOCCUPAZIONE DEI SINDACATI
Le segreterie regionali della Basilicata della Uile della Uilm sono "fortemente preoccupate per quanto avvenuto questa mattina e per le ripercussioni che la situazione potrebbe avere sul futuro occupazionale dei 250 dipendenti dello stabilimento lucano".
Secondo i segretario Antonio Deoregi (Uil) e Marco Lomio (Uilm), "arrivare a queste condizioni è paradossale, continuano i due dirigenti sindacali, perchè dopo tanto parlare si sarebbe dovuto intervenire e prevenire un intervento tanto drastico. Sappiamo bene che è sempre stato difficile conciliare le necessità produttive con quelle ambientali ma un giusto compromesso è sempre possibile oltre che necessario. Non possiamo permetterci – concludono Deoregi e Lomio – di perdere una realtà produttiva tanto importante, pertanto confidiamo in un immediato intervento delle istituzioni, partendo dalla Prefettura, per risolvere la questione e dare le dovute garanzie ai lavoratori ed ai cittadini".

 "C'è fermento e preoccupazione tra i lavoratori della Siderpotenza a seguito del sequestro stamani dello stabilimento siderurgico disposto dalla procura di Potenza ed eseguito dai carabinieri del Noe". Lo dice il segretario generale della Fim Cisl Basilicata, Salvatore Troiano, invitando "gli organi inquirenti a fare chiarezza rapidamente per non mettere a repentaglio l’occupazione".
Nello stabilimento potentino del gruppo Pittini sono impiegati attualmente circa 260 lavoratori che da tre anni lavorano a orario ridotto con contratti di solidarietà difensivi. "La magistratura – aggiunge il rappresentante sindacale – faccia il suo lavoro con serenità e celerità per accertare eventuali violazioni di legge – commenta Troiano – ma occorre scongiurare il ripetersi di un nuovo caso Ilva che sarebbe letale per i lavoratori". Troiano ha anche reso noto che i lavoratori dovranno abbandonare lo stabilimento entro le 18.

IL SINDACO: TROVARE UNA SOLUZIONE
Il sindaco di Potenza, Dario De Luca – in una nota diffusa dall’ufficio stampa sul sequestro della Siderpotenza – ha auspicato che "la vicenda trovi una soluzione nel più breve tempo possibile a tutela dell’ambiente e a salvaguardia dell’occupazione dei dipendenti".
De Luca – che, alla guida di una coalizione di centrodestra, ha vinto il ballottaggio dello scorso 8 giugno – ha inoltre sottolineato "la massima fiducia nell’operato della magistratura".

FDI: SI DIMETTA ASSESSORE REGIONALE
Il consigliere regionale della Basilicata Gianni Rosa (Fratelli d’Italia) ha chiesto le dimissioni dell’assessore regionale all’ambiente, Aldo Berlinguer, "che non può sottrarsi non può sottrarsi alle sue responsabilità istituzionali" sulla vicenda della Siderpotenza.

"Ci aspettiamo che – ha aggiunto Rosa – rassegni le dimissioni immediate per il mancato esercizio della sua funzione. E’ dalla legislatura precedente che sollecitiamo la Regione e i suoi enti strumentali competenti di intensificare i controlli sulla ferriera potentina e sull'ambiente circostante. Abbiamo moltiplicato le richieste, soprattutto da quando si è insediata la nuova Giunta di tecnici. Siamo stati con il fiato sul collo dell’assessore Berlinguer il quale ha sempre tergiversato e senza mai fornirci informazioni e dati certi".

Nella prossima riunione del Consiglio regionale, Fratelli d’Italia "solleciterà, con una interrogazione a risposta immediata, le spiegazioni del Presidente della Giunta, Marcello Pittella, che, come Berlinguer, ha sempre sottovalutato la gravità della situazione e le nostre richieste di maggiori controlli. Oggi Pittella – ha concluso il consigliere regionale - non può sottrarsi, deve darci chiarimenti e prendere, per una volta, provvedimenti concreti".

FORZA ITALIA: INTERVENGANO AUTORITA' NAZIONALI
"Il sequestro della Siderpotenza che si traduce in un fermo delle già ridotte attività produttive dell’impianto, merita un’iniziativa delle autorità competenti alla tutela ambientale sia nazionali che regionali, secondo le rispettiva competenze". Lo ha dichiarato l’on. Cosimo Latronico (Forza Italia).

"Quello che ci preoccupa, anche dopo questa vicenda – ha aggiunto il deputato lucano – è che il controllo sulla qualità delle attività produttive ed il relativo monitoraggio ambientale, sia sempre più affidato in ruoli di supplenza agli organi giudiziari. Siamo preoccupati per il destino produttivo dell’impianto che coinvolge centinaia di lavoratori e per il danno ambientale che se dovesse essere confermato chiama in causa responsabilità e una debolezza di sistema, non più tollerabili. Chiederò al Ministro dell’Ambiente e a quello dello Sviluppo economico di venire a riferire in aula, ciascuno per le proprie competenze, perchè si intervenga con immediatezza sulla questione aperta dall’iniziativa giudiziaria della Procura di Potenza che ha portato al sequestro di parti dell’impianto ed al fermo dell’attività produttive".

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