Giovedì 21 Febbraio 2019 | 17:30

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di PIERO MIOLLA
TITO - L’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) boccia l’attività di monitoraggio, studio e caratterizzazione sino ad ora effettuata a Tito e in Valbasento, i due siti di interesse nazionale. Tutto quanto è stato fatto in questi ultimi dieci anni è inutilizzabile. È il caso, ad esempio, degli interventi Mise e della bonifica delle acque di falda dell’area ex Liquichimica di Tito
Siti di Tito e Valbasento per la bonifica sprecati soldi e 10 anni di tempo
di PIERO MIOLLA

TITO - L’attività prodromica alla bonifica dei due Siti d’Interesse Nazionale lucani di Tito e Val Basento? Procede allo stesso ritmo di una tartaruga zoppa. Tanto emerge da una relazione che l’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) ha inviato a Regione Basilicata ed Arpab: il documento, titolato «Relazione preliminare su analisi dei dati esistenti e indagini per l’acquisizione dei dati necessari alla progettazione», ha l’obiettivo di «fare il punto sull’attuale situazione procedimentale nei due Sin, sulla scorta di informazioni e documentazione acquisite».

La relazione contiene una bocciatura di gran parte dell’attività sin qui svolta su acquisizione dati e caratterizzazione dei due Sin. Leggendo le 10 pagine di cui essa si compone, infatti, si apprende che, in larghissima parte, l’attività di monitoraggio, studio e caratterizzazione sino ad ora effettuata è inutilizzabile. E’ il caso degli interventi Mise e della bonifica delle acque di falda dell’area ex Liquichimica di Tito scalo, in merito alla quale «la rete piezometrica esistente all’interno dell’area», ha partorito dati che «sono stati ritenuti non attendibili a seguito di possibili fenomeni di contaminazione incrociata tra i diversi livelli acquiferi, causati dalla rete di monitoraggio regionale, ubicata nel Sin Tito, costituita da 56 piezometri regionali».

Risultato? «Le informazioni necessarie per la progettazione della bonifica della falda sono da acquisire». Stesso discorso per la bonifica dell’area fluviale del Sin di Tito, dove, «considerato il tempo trascorso dall’ultimo monitoraggio, è necessario attualizzare i dati chimici delle acque del torrente Tora con nuovi campionamenti delle acque superficiali». In Valbasento, per il completamento e la messa in sicurezza e bonifica delle acque di falda delle aree di competenza pubblica, «a dispetto dell’elevato numero di piezometri presenti (circa 450), la disponibilità dei dati acquisiti sulla qualità della falda presenta una forte disomogeneità, la mancanza di un monitoraggio unitario su tutta la rete peziometrica, di informazioni anagrafiche sui piezometri individuati e relative informazioni stratigrafiche; e di informazioni sull’esatta ubicazione e sull'attuale stato di conservazione dei peziometri.

È necessario aggiornare la conoscenza sullo stato qualitativo delle acque di falda con prelievi e analisi chimiche», da realizzarsi in 3 fasi: «Verifica piezometri esistenti, definizione rete monitoraggio e analisi, dismissione piezometri». Per il completamento e la caratterizzazione del Basento ed il completamento della progettazione degli interventi Mise e la bonifica delle acque, i dati disponibili riguardano solo un tratto del fiume ed è, quindi, «necessario acquisire informazioni sull’intero alveo ai fini della redazione del progetto». Conclusione? Per l’Ispra il materiale raccolto «ha consentito di esaminare una notevole mole di dati, ma la mancanza d’uniformità porta alla necessità di effettuare indagini integrative per avere basi più robuste per l’elaborazione del progetto preliminare». Tutto da rifare, dunque. Più di 10 anni sono trascorsi inutilmente? Ed i soldi della collettività chi lo dovrà restituire? Domande alle quali bisognerà dare una risposta.

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