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Petrolio in Val d'Agri 267 milioni di royalty

di LUIGIA IERACE
POTENZA - Oltre 24 milioni di euro in meno nelle casse di Stato, Regione e Comuni lucani. A tanto ammonta il calo delle royalty versate a fine giugno sulle produzioni del 2013 derivanti dal giacimento lucano dell’Eni in Val d’Agri. Nelle casse della Regione Basilicata sono arrivati, infatti, circa 159 milioni di euro, a fronte dei circa 169 milioni di euro versati nel 2013 e relativi alle produzioni del 2012.
Oggi alle 17.50 su Baobab - Radio 1 Rai la collega Ierace sarà in collegamento da Potenza per un approfondimento sull'argomento trattato in questo articolo
Petrolio in Val d'Agri 267 milioni di royalty
di LUIGIA IERACE

POTENZA - Oltre 24 milioni di euro in meno nelle casse di Stato, Regione e Comuni lucani. A tanto ammonta il calo delle royalty versate a fine giugno sulle produzioni del 2013 derivanti dal giacimento lucano dell’Eni in Val d’Agri. Nelle casse della Regione Basilicata sono arrivati, infatti, circa 159 milioni di euro, a fronte dei circa 169 milioni di euro versati nel 2013 e relativi alle produzioni del 2012. Piatto più magro anche per i Comuni lucani (Viggiano, Calvello, Grumento Nova, Marsico Nuovo e Montemurro) che hanno ricevuto quasi 28 milioni di euro, a fronte dei circa 30 milioni di euro del 2013.

Cala naturalmente anche il 3% che alimenta il Fondo nazionale per la riduzione dei prezzi dei carburanti. Nelle casse dello Stato entrano circa 80 milioni di euro, a fronte dei 93 milioni dell’anno precedente.

E così mentre il governatore Pittella spinge sul Governo affinché le royalty vengano escluse dal patto di stabilità interno, scaduto il termine entro il quale (30 giugno) le compagnie petrolifere dovevano versare l’aliquota del 10 per cento (7% a Regione e Comuni e 3% allo Stato per alimentare il Fondo nazionale per la riduzione dei prezzi dei carburanti) si tirano le somme sull’andamento della produzione lucana nel 2013.

A fronte di una produzione di petrolio di circa 4 milioni di tonnellate nel 2012, si è passati nel 2013 a 3,9 milioni di tonnellate; mentre la produzione di gas è passata da 1,29 miliardi di metri cubi del 2012 a 1,27 miliardi di metri cubi del 2013.

Un calo, i cui effetti immediati si sono visti sull’andamento attuale delle royalty, come già evidenziato dal Direttore generale per le risorse minerarie ed energetiche del Ministero dello Sviluppo economico economico, Franco Terlizzese, nel «Rapporto annuale 2014 sulle attività 2013.

«I livelli produttivi di olio e gas si sono mantenuti nel 2013 sulla linea di ripresa avviata nel 2009, ma la ridottissima attività esplorativa e le crescenti difficoltà amministrative e territoriali nella esecuzione di perforazioni di ricerca, di sviluppo e di accertamento - sottolinea Terlizzese - fanno supporre che già dal 2014 si vedranno gli effetti del blocco delle nuove attività con le prime contrazioni di produzione e di occupazione. Numerosi operatori internazionali, da tempo presenti per investire in Italia per il suo potenziale produttivo e in attesa da anni di ottenere permessi e autorizzazioni, potranno lasciare il Paese, attratti dalle prospettive crescenti di altre aree mediterranee, dove è in corso un forte e rapido sviluppo di attività esplorativa, in particolare in mare».

«Un anno caratterizzato da luci e ombre», «più luci che ombre», aggiunge il Direttore generale puntualizzando che si è di fronte a «risultati non molto incoraggianti». Un leggero incremento a livello nazionale della produzione totale di idrocarburi, ma un forte decremento della produzione di gas (-10%).

Numeri che vanno in un’altra direzione rispetto alla Strategia Energetica Nazionale, approvata nel 2013, che «prevede - spiega Terlizzese - un progressivo aumento delle produzioni nazionali, fino a raggiungere nel 2020 i livelli degli anni '90». Ma «per ottenere questo risultato, tecnicamente alla portata del potenziale di riserve del Paese, occorre attivare al più presto una diversa politica di concertazione con i territori interessati e promuovere processi amministrativi molto più efficienti degli attuali».

È la partita che si sta giocando la Regione Basilicata con il suo pressing sul Governo per massimizzare i benefici legati alla presenza di attività estrattive sul territorio lucano. Sì al petrolio, ma royalty escluse dal conteggio del Patto di stabilità oltre a maggiori entrate per la Regione con l’attuazione del memorandum Stato-Regione siglato nell’aprile 2011 e modifica degli arti 16 del 2012 e dell’art. 45 del 2009, istitutivo del Fondo idrocarburi. Su tutti la premessa ineludibile del rispetto dell’ambiente, della salute e della sicurezza. Ma mentre si continua a trattare e a litigare, il tempo passa e le royalty diminuiscono. E diminuiranno ancora nei prossimi tre anni, avvertono dal Mise, se non ci sarà la ripresa auspicata dal Governo.

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