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POTENZA - Uno degli argomenti più dibattuti, in assoluto, legati alla montagna è certamente quello delle vie ferrate. L’idea è, in parole semplici, quella di rendere la via ferrata un’attività sportiva più sicura e accessibile a chiunque. Innovazione brevettata dall’avvocato potentino Antonio Cammarelle
«Progetto lucano» L’avvocato alpinista facilita le arrampicate
di MARIA VITTORIA PINTO

POTENZA - Uno degli argomenti più dibattuti, in assoluto, legati alla montagna è certamente quello delle vie ferrate. Una via ferrata, termine adottato senza traduzione in tutti i paesi del mondo, ad esclusione dei paesi di lingua tedesca, è un insieme di strutture e attrezzature, realizzate artificialmente, su una parete rocciosa per facilitarne la salita in sicurezza in un percorso escursionistico/alpinistico. La prima via ferrata venne realizzata nel 1869, in Austria. Ma tra la fine dell’800 e i primi anni del ‘900 molti club alpini realizzarono vie ferrate. Il boom ci fu durante la prima guerra mondiale, poiché le via ferrate venivano utilizzate dai soldati per raggiungere gli avamposti sulle cime della catena alpina. Questa, la storia. Spesso, però, sulle riviste di settore torna in voga il solito tormentone «ferrate sì, ferrate no» con tanto di processi alle corde fisse, allo stile spedizione; anche per l’arrampicata sportiva le discussioni non cambiano sostanzialmente. Il fatto è che, quando si va pe’ monti, si lascia a ciascun escursionista la libertà di scelta.

La via ferrata, ovvero quel percorso attrezzato in maniera permanente per raggiungere una vetta o per traversare da una località ad un’altra, spesso ricalca vecchie vie alpinistiche, ma altrettanto spesso segue un itinerario del tutto nuovo che va a passare esattamente dove il vuoto è più sensibile e la verticalità è maggiore. Perché, se all’inizio della storia delle vie ferrate lo scopo era quello di far percorrere con una logica ed un risparmio di ferro ciò che era impossibile al turista, oggi, al contrario, il ferro si spreca proprio perché il gioco consiste nel percorrere i più emozionanti precipizi e strapiombi esistenti in natura. E quanto sarebbe bello se la via ferrata diventasse un attrezzo sportivo, da portare nello zaino, come le classiche corde da arrampicata? E la lampadina di Archimede si è accesa proprio qui, in terra lucana.

L’idea è, in parole semplici, quella di rendere la via ferrata un’attività sportiva più sicura e accessibile a chiunque. Innovazione brevettata dall’avvocato Antonio Cammarelle. Iscritto al Club Alpino Italiano, socio dello Speleo Club Marmo Platano, è un appassionato di attività alpinistica che pratica da anni. «Il brevetto – ha spiegato l’avvocato Cammarelle – è stato valutato dalla Commissione Europea, riconosciuta la novità e l’applicazione industriale. La ferrata tradizionale è, a mio parere, limitante, statica, poiché ancorata, segue passo passo la montagna. La mia è una ferma convinzione di aver inventato un attrezzo rivoluzionario che darà la possibilità a chiunque voglia farlo di vivere la montagna in libertà. Rendendola al pari di un attrezzo sportivo è sicuramente più accessibile non solo economicamente, ma diventando trasportabile lascia libero l’escursionista di spostarsi in sicurezza e libertà».

Sportivi di famiglia (il pugile Roberto Cammarelle, medaglia d’oro alle Olimpiadi di Pechino 2008 è suo cugino), Antonio Cammarelle è uno di quei lucani doc che danno lustro alla regione. È sicuro che la sua invenzione possa essere un aiuto concreto anche per un rilancio economico della Basilicata.
«C’è bisogno – ha sottolineato Cammarelle – di aziende disposte a investire nel mio progetto e che ci credano, come ci credo io. La nostra, sarebbe la prima regione ad avere una novità del genere, una possibilità di rilancio dei nostri luoghi, scenari perfetti per sport del genere. Un modo più semplice e più sicuro di vivere la montagna».

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