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Potenza, caso Esposito «Il commissario di polizia non era affatto depresso»

di FABIO AMENDOLARA
POTENZA - Il caso di Anna Esposito, commissario di polizia trovata morta a Potenza, riaperto dopo le ripetute segnalazioni della Gazzetta del Mezzogiorno sui punti oscuri dell’inchiesta. Dal fascicolo della morte della donna spunta il verbale del medico della Questura: «Non era depressa». Questo confermerebbe che Anna non si sarebbe suicidata
Potenza, caso Esposito «Il commissario di polizia non era affatto depresso»
di Fabio Amendolara

POTENZA - «Durante gli incontri non mi ha mai prospettato problemi psichici né ha mai manifestato alcun segno clinico di patologia psichiatrica». In un verbale di poche righe il dottor Felice Lettieri, medico della Questura, ha riassunto in Procura lo stato psichico di Anna Esposito, il commissario della polizia di Stato morto in circostanze mai chiarite nel suo alloggio della caserma Zaccagnino in via Lazio a Potenza (era il 12 marzo del 2001. Il caso, chiuso troppo in fretta come «suicidio», è stato riaperto un anno fa con l’ipotesi di «omicidio», dopo alcuni servizi della Gazzetta trasmessi in Procura dall’ex capo della Squadra mobile Barbara Strappato).

Ma proprio dalla Questura era uscita la notizia che si trattava senza ombra di dubbio di un suicidio. E che le cause andavano ricercate nello stato psichico della poliziotta.

Ecco il testo della notizia: «Non vi sono dubbi sul fatto che la Esposito si sia suicidata. La donna non ha lasciato alcun messaggio per spiegare il suo gesto, ma la polizia ritiene che il motivo sia in parte riconducibile alla nostalgia per il distacco prolungato dalle figlie». Il messaggio, che riletto dopo le scoperte degli ultimi anni assume i connotati di un depistaggio, è riportato in coda a una notizia battuta dall’agenzia Ansa la mattina del ritrovamento dei resti di Anna Esposito.

«Ma a me Anna disse che il giorno dopo sarebbe stata con le sue bambine, per le quali stravedeva. Viveva per loro». Sandra lavorava come istruttrice nella palestra in cui Anna si allenava.

È stata una delle ultime persone di Potenza a incontrare la poliziotta prima di quella tragica domenica (ha raccontato tempo fa ciò che ricordava della sua amica).

«Con molta probabilità - sostiene la ragazza - era sabato. Ricordo che il lunedì successivo i titolari della palestra mi dissero che Anna era morta e che si trattava di suicidio, ma io non ci ho creduto. Era gioviale - ricorda l’istruttrice - e sempre col sorriso sulle labbra. La ricordo come una donna forte e dinamica».

Lo stato d’animo della poliziotta, il giorno prima della sua morte, non sembrava quello di una persona che aveva intenzione di togliersi la vita (Anna viene trovata dai suoi colleghi impiccata alla maniglia di una porta con la cintura della sua divisa. I medici legali hanno definito quell’impiccamento «atipico» e «incompleto»).

«Eravamo entrate in confidenza - aggiunge la testimone (mai sentita dagli investigatori) - e mi parlò di una relazione sentimentale che la tormentava, ma non aveva l’aria di chi stava per farla finita. Parlava delle sue bambine e del bene che voleva loro».

Ed è falso che non le vedeva da tempo. Anna passava con cadenza settimanale una giornata con le sue figlie.

Ed è stata con loro proprio quella domenica.

Enza Magliano, la zia di Anna, lo ha ribadito pubblicamente sui social-network: «Quella domenica ha ballato e cantato con le figlie, ascoltando le canzoni di Gigi D’Alessio».

Ora dal fascicolo dell’inchiesta spunta fuori la testimonianza del medico della Questura che esclude qualsiasi problema di natura psichica, così come confermato dalle testimonianze dei parenti e di chi la conosceva.

Ma allora perché sostenere che non vedeva le sue figlie da tempo? Da chi partì quella notizia che finì su tutti i giornali dell’epoca? Era un depistaggio? Chi è il poliziotto che dettò quel particolare? È quello che dovranno accertare gli investigatori.

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