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Esclusivo - Caso Claps L'interrogatorio del vescovo Superbo

di FABIO AMENDOLARA
POTENZA - Apprende che c'è un cadavere nel sottotetto della chiesa della Trinità e parte per Satriano per un appuntamento pastorale. Wagno gli racconta di aver trovato i resti di Elisa Claps almeno un mese prima e invece di correre in Questura si ferma a dire la messa. Porterà il sacerdote brasiliano dal questore il giorno dopo. Le verità del vescovo di Potenza, monsignor Agostino Superbo, testimone del processo sul ritrovamento dei resti di Elisa Claps – la ragazza potentina scomparsa e uccisa il 12 settembre del 1993 (i suoi resti sono stati ritrovati ufficialmente il 17 marzo del 2010) – è contenuta in una registrazione di oltre due ore effettuata dai tecnici del Tribunale di Potenza durante l'udienza dell'altro giorno (l'audio integrale si può ascoltare in basso dell'articolo)
di FABIO AMENDOLARA

POTENZA - Alla morte di don Mimì Sabia voleva riappropriarsi della chiesa della Trinità, ma la prima ispezione la fa dopo due anni. Apprende che c'è un cadavere nel sottotetto della chiesa e parte per Satriano per un appuntamento pastorale. Wagno gli racconta di aver trovato i resti di Elisa Claps almeno un mese prima e invece di correre in Questura si ferma a dire la messa. Porterà il sacerdote brasiliano dal questore il giorno dopo. Le verità del vescovo di Potenza, monsignor Agostino Superbo, testimone del processo sul ritrovamento dei resti di Elisa Claps – la ragazza potentina scomparsa e uccisa il 12 settembre del 1993 (i suoi resti sono stati ritrovati ufficialmente il 17 marzo del 2010) – è contenuta in una registrazione di oltre due ore effettuata dai tecnici del Tribunale di Potenza durante l'udienza dell'altro giorno (l'audio integrale si può ascoltare in basso dell'articolo).

«Sapeva che c'erano accertamenti dell'autorità giudiziaria nella chiesa della Trinità?», chiede il pm della Procura di Potenza Laura Triassi. L'esame del vescovo parte da quando la chiesa era ancora sotto la gestione di don Mimì e le ispezioni della polizia sono concentrate nei sotterranei. «Me lo aveva detto don Mimì», dice il vescovo. Ma non va a controllare. «Mi sono fidato di quello che mi diceva don Mimì Sabia». Ovvero: «Ma cosa cercano? Qui non c'è niente». E invece c'era Elisa. Era nel sottotetto.

«Quella chiesa sfuggiva al mio controllo», dice il vescovo. Ma a che genere di controllo? «La pastorale. Ho istituito il corso prematrimoniale e gli altri principi del concilio vaticano secondo». E per sopperire, nel 2008, alla morte di don Mimì, nomina un amministratore parrocchiale. «La Trinità era una chiesa ambita?», chiede il pm. Risposta: «Certo. Era un privilegio». Poi però la affida a un viceparroco. Perché? «Io volevo mettere un apostolo di don Mimì Sabia, ma volevo prima mettere un sacerdote nostro per cercare di regolarizzare tutto, sotto tutti i punti di vista». Doveva mettere la Trinità a posto. Ma cosa c'era da mettere a posto? «Mancava dei principi del concilio vaticano secondo. Nella mia testa al primo posto c'è la pastorale».

Alla morte di don Mimì, quindi, il vescovo nomina prima un sacerdote proveniente dal Congo. Anche se la Trinità è ambita. «Sono stato io che ho voluto temporeggiare», dice. Ma è l'unico caso? «Solo per la Trinità ha temporeggiato? », chiede il pm. «Sì». «L'unico caso riguarda la Trinità?». Risposta: «Sì». Il pm: «Come mai solo per la Trinità si fa questa nomina particolare? E per le altre chiese dove se andiamo a controllare pure ci saranno problemi perla pastorale è stato usato un'altro metodo?». Il vescovo: «Non mi piaceva quel modo di gestire la parrocchia». E la parrocchia passa in mano al sacerdote brasiliano Wagno.

Wagno sostiene che il 24 febbraio chiamò il vescovo per avvisarlo del ritrovamento. Ma il vescovo – come ha ribadito l'altro giorno in aula – era a Roma, impegnato con la Cei, e non diede a Wagno la possibilità di spiegare. «Ne parliamo al mio ritorno», avrebbe detto il vescovo. «Io – sostiene Superbo – ricordo di una telefonata ma non riesco a collocarla nel tempo». Dai tabulati telefonici però emerge che tra il vescovo e Wagno non ci furono telefonate il 24 febbraio. E comunque non ce ne furono nei giorni in cui il vescovo sostiene di essere stato a Roma. Wagno avrebbe dimenticato la circostanza e se ne sarebbe ricordato solo dopo il 17 marzo quando – è sempre la versione ufficiale - chiederà di nuovo di parlare con Superbo.
«Il 19 marzo – spiega Superbo - incontro Wagno alla chiesa di San Rocco. Aveva già parlato con don Cesare e gli aveva detto che era una cosa seria». Wagno aveva trovato Elisa almeno un mese prima. Il vescovo sostiene di aver chiamato la polizia e di non aver trovato nessuno. Invece di andare in Questura o comunque di mandarci Wagno si ferma a dire la messa. Andrà in Questura il giorno dopo.

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