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Elettrosmog a Potenza l’Arpab rassicura
di MASSIMO BRANCATI

POTENZA - Elettrosmog, controlli nel centro storico di Potenza. L’Arpab (Agenzia Regionale Protezione Ambiente) ha sistemato alcune centraline di rilevamento nella zona antica del capoluogo per misurare i livelli di inquinamento da onde elettromagnetiche. Una di queste apparecchiature è stata ancorata al balcone della Gazzetta, in piazza Mario Pagano: il responso di una settimana di monitoraggio sembra essere rassicurante. I valori riscontrati dalla centralina, infatti, sono molto al di sotto del limite di legge (0,56 V/m contro il tetto di 6 V/m).

Dall’Arpab spiegano che anche gli altri impianti disseminati nel centro storico non hanno registrato dati preoccupanti, ma il continuo proliferare di antennoni e tralicci per la telefonia mobile, unito ai rischi (non completamente accertati) per la salute derivanti dalle onde elettromagnetiche, devono convincere a non abbassare la guardia. Ritorna così di stretta attualità un’inadempienza pressoché totale dei Comuni lucani sull’attivazione dei piani di localizzazione delle antenne (lo prevede la legge regionale 30/2000).
Inutili finora gli appelli alle istituzioni di ripristinare, senza ulteriori tentennamenti, la legalità ed impegnarsi affinché si cominci a lavorare alla stesura – dei piani di localizzazione e delocalizzazione delle stazioni radio base. Il proliferare delle stazioni radio base in Basilicata assume sempre più i connotati di un’emergenza senza fine: a Potenza esistono 3 impianti fuori norma (si tratta di ripetitori tv) e il suo hinterland è letteralmente invaso da antennoni per la telefonia mobile. Il tutto a ridosso delle case, degli uffici, delle scuole.

Se a ciò aggiungiamo la presenza di una centrale Enel nel «cuore» della città (in via del Gallitello) ecco che viene fuori un quadro generale a dir poco allarmante. Non sono sufficienti le rassicurazioni dell’Arpab sulle emissioni che risulterebbero al di sotto della soglia massima consentita: i cittadini chiedono di allontanare, così come impone la legge, gli impianti dal centro abitato. Un appello che diventa più pressante sulla scia dello sviluppo del wi-fi che, in pratica, è presente in ogni angolo della città: secondo alcune teorie «apocalittiche», i cittadini verrebbero bombardati da una quantità incontrollata di emissioni elettromagnetiche tali da incidere sul profilo genetico. Intendiamoci, nessuno vuol fermare il progresso ma bisogna una volta per tutte dar retta a quella parte di studi scientifici che raccomandano cautela. Infatti, sono in corso studi epidemiologici della durata di 20–30 anni.

In attesa che la scienza emetta un verdetto circa gli eventuali danni prodotti dalla massiccia esposizione alle emissioni elettromagnetiche si dovrebbe applicare il «principio di cautela», affinché la salute non venga barattata con gli interessi delle multinazionali delle telecomunicazioni sempre più aggressive. L’esistenza di forme alternative al concetto distorto di «modernizzazione» c’è. È possibile - come ha più volte suggerito la Ola (Organizzazione lucana ambientalista) - sviluppare tecnologie via cavo, soprattutto le fibre ottiche, molto meno invasive ma altrettanto efficaci.

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