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In Puglia e Basilicata

LA STORIA

Dalla «fine del mondo» alla scoperta delle radici in Basilicata: il viaggio del sindaco Fernando Gray

Dalla «fine del mondo» alla scoperta delle radici in Basilicata: il viaggio del sindaco Fernando Gray

Fernando Gray è il sindaco di una città di 350mila abitanti a pochi chilometri da Buenos Aires, Esteban Echeverría

Guida Esteban Echeverría, città di 350mila abitanti poco distante da Buenos Aires. Attraverso la Chiesa vuole ricomporre il suo albero genealogico

20 Giugno 2022

Massimo Brancati

Delle sue radici lucane ha sempre saputo. Senza uno straccio di documento, ma ricorda che il nonno e i genitori gli parlavano spesso di due paesini di uno sperduto spicchio d'Italia, Episcopia e Viggianello (in provincia di Potenza), da dove erano partiti nell'800 i suoi avi per cercare lavoro e speranza oltre Oceano. Sangue italiano, come per molti argentini. Come per Papa Francesco, Maradona e Messi. Perfino le squadre di calcio più importanti del Paese, River Plate e Boca Juniors, vantano origini italiane: il Boca, per esempio, all'inizio avrebbe dovuto chiamarsi Hijos de Italia.

Lui è Fernando Gray ed è il sindaco di una città di 350mila abitanti a pochi chilometri da Buenos Aires, Esteban Echeverría. Lo scorso maggio ha partecipato a Roma ad un incontro con il Pontefice e prima di ripartire per l'Argentina ha deciso di mettersi sulle tracce delle sue origini, addentrandosi in un Sud sconosciuto e lontano. A bordo della sua auto ha imboccato l'autostrada direzione Napoli per poi proseguire verso la Basilicata, verso quelle due cittadine che hanno dato i natali ai trisnonni Francesco Paolo Molfese e Maria Teresa Caputo. Si è fermato a Episcopia, un angolo lucano di 1.400 abitanti, nel pieno della campagna elettorale per il rinnovo dell'amministrazione comunale. L'obiettivo: trovare atti, documenti, qualsiasi cosa che testimoniasse il legame ancestrale con questi luoghi fino a quel momento soltanto immaginati e plasmati dai racconti familiari. Senza bussola e senza incontri programmati, tra una porta e l'altra bussata nella speranza di incrociare tracce utili a ricostruire il mosaico del suo passato, Gray ha pensato bene di rivolgersi al parroco don Serafino Lasala.

Ecco l'atto di nascita del sindaco Gray ritrovato grazie ad alcuni cittadini di Zocca appassionati di storie di famiglia 

La chiesa può essere la chiave giusta. D'altra parte, negli archivi comunali le registrazioni anagrafiche risalgono, nella migliore delle ipotesi, all'unità d'Italia (1861), mentre per i battesimi la linea del tempo si sposta a molto prima. Ma, come in una «caccia al tesoro», le sorprese sono sempre in agguato. Soprattutto quelle spiazzanti, che srotolano la matassa delle certezze: tra gli impolverati e ingialliti fogli dell'archivio parrocchiale manca proprio il 1856, la data di nascita dell'antenato. «Andrò avanti nelle ricerche – dice don Serafino – ma può accadere che manchino mesi, addirittura anni. Il sindaco argentino è apparso determinato fin dalle prime battute del nostro incontro. Vuole scoprire tutto ciò che gli consenta di ricostruire le origini della famiglia. Per la verità, all'inizio, quando mi è venuto a cercare - sottolinea il sacerdote - ho avuto un attimo di sbandamento. Temevo fosse uno scherzo, ma mi è bastato poco per capire che era mosso da un sentimento sincero. Riscoprire le radici significa scavare nei valori e nei principi alla base della nostra cultura. E' un'occasione di crescita ed è un segno di amore nei confronti della famiglia».

Gray è volato a Buenos Aires con la promessa di tornare presto. E' rimasto affascinato da quelle stradine abbarbicate sulla montagna lucana, dal calore della gente, dalle viuzze che diventano labirinti in cui perdersi come quelli di Alfonsine a Ravenna o di Borges sull'isola di San Giorgio a Venezia. Ma soprattutto la “toccata e fuga” in Basilicata si è rivelata carburante per il suo desiderio di “italianità”. «L’Argentina è nata spagnola, ma cresciuta italiana» diceva Domenico Vecchioni, ex ambasciatore italiano a Buenos Aires sottolineando la forte presenza di originari del Belpaese. Tra il 1886 e il 1975 posero radici nella terra dei gauchos oltre due milioni di italiani, influenzando in maniera indelebile la stessa identità del popolo argentino. Oggi la comunità degli italo-argentini, considerando sia gli italiani residenti (oltre mezzo milione quelli censiti dall'Aire, l'anagrafe degli italiani residenti all'estero ), sia gli oriundi italiani con doppio passaporto, secondo diverse stime supera le 664.597 persone. Tutte profondamente legate alle radici. Come il sindaco Gray che si è rituffato nella sua quotidianità di amministratore rinvigorito dall'orgoglio di condividere con un connazionale d'eccezione, Papa Francesco, la visione del rapporto tra famiglia e origini: «Ciascuno – dice il Santo Padre – è unico e irripetibile. E al tempo stesso inconfondibilmente legato alle sue radici. Essere figlio, secondo il disegno di Dio, significa portare con sé la memoria e la speranza di un amore che ha realizzato se stesso proprio accendendo la vita di un altro essere umano, originale e nuovo».

Quei tornanti di montagna e la scoperta dei paesi dei miei antenati di Fernando Gray Sindaco di Esteban Echeverría - Argentina

Mi chiamo Fernando Gray, vivo in Argentina e sono il sindaco della città di Esteban Echeverría, vicino alla città di Buenos Aires. Il nostro comune conta 370.000 abitanti e una grande discendenza italiana. Visito stabilmente associazioni italiane, società italiane, chiese italiane, circoli italiani… E in tutte queste istituzioni mi imbatto sempre in parole malinconiche dei nostri anziani, che ci raccontano della loro terra, che non hanno mai dimenticato, su cui alcuni hanno potuto mettere piede di nuovo e altri mai. Sono storie piene di emozioni e lacrime che si svolgono dall'altra parte dell'oceano. Mi dicono ovunque che molti sono venuti con una sola valigia. Alcuni portavano «semi» per vedere se potevano coltivare qualcosa che ricordasse loro la loro terra.

Questo mi ha portato a tornare alle mie origini. In Argentina, siamo tutti un misto di correnti migratorie, nel mio caso scozzesi con spagnoli di Navarra, francesi e gli immancabili italiani. Il mio trisnonno materno, Francesco Paola Molfese era di Episcopia, María Teresa Caputo di Viggianello, di Potenza. Si stima che quasi la metà della nostra popolazione sia di origine italiana.

Così, in occasione di un viaggio in Italia per partecipare ad un evento guidato da Sua Santità, Papa Francesco, ho deciso di conoscere entrambi i comuni. Non è stato facile. Il viaggio si è rivelato più lungo del previsto e irto di ansia. Quando ho percorso la strada e ho visto piccoli paesi in montagna, ho pensato quale sarebbe stato il mio. Finché non sono arrivato a un cartello che indicava Episcopia. Ho iniziato a vedere paesaggi da foto e video che ricordavo dai social media. Il Comune era già chiuso e non ho potuto incontrare il suo Sindaco. Ma ho visto che erano in campagna elettorale e tra i candidati c'erano due “melfesi”. Ho camminato per quelle strade affascinanti, pensando ai miei anziani. In un'azienda locale mi hanno consigliato di parlare con padre Serafino. Questo sacerdote mi ha trattato in modo estremamente comprensivo, abbiamo cercato negli atti del battesimo, ma mancavano quelli del 1856.

Sono andato in piazza a bere qualcosa, lui era senza dubbio un estraneo, ma mi sembravano familiari. Uno di noi era tornato dopo 150 anni. Con più dubbi che certezze, ma con la profonda convinzione che, sicuramente, non sarebbe stata la mia ultima visita.

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