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In Puglia e Basilicata

Il caso

Acquedotto lucano, primi decreti ingiuntivi. E Poste chiede lo sfratto per il fitto non pagato

Acquedotto lucano, primi decreti ingiuntivi. E Poste chiede lo sfratto per il fitto non pagato

Conti in rosso di 173 milioni di euro. Consulenti al lavoro sui crediti di 5mila morosi

12 Maggio 2022

Antonella Inciso

Non c’è voluto molto perché i primi decreti ingiuntivi arrivassero. A meno di una settimana dall’«operazione verità», come l’hanno definita il governatore Vito Bardi e l’amministratore unico Alfonso Andretta, su Acquedotto lucano si abbatte la scure dei decreti ingiuntivi da parte delle aziende che avanzano crediti dall’ente. Tra i primi casi segnalati quello di Poste italiane, proprietaria della sede potentina dove l’ente ha gli uffici. Per quella struttura di 5mila metri quadrati, in una delle zone decentrata della città, Poste italiane ha inviato ad Aql un decreto ingiuntivo esecutivo che prevede il pagamento del fitto arretrato o in alternativa lo sfratto. Data ultima per la decisione il prossimo 22 giugno.

Entro quella data, dunque, l’ente sub regionale più importante della Basilicata dovrà versare il canone di fitto arretrato o lasciare gli uffici.

Una scelta non facile se si considerano i conti in rosso, il rischio di perdere un terzo del capitale sociale e un indebitamento di 173 milioni di euro. Ma soprattutto una decisione che potrebbe portare - per evitare lo sfratto - a pagare subito oltre 600mila euro considerato che il fitto annuo della sede è di più di mezzo milione di euro l’anno. Soldi che Aql dovrebbe avere in cassa e versare subito, incidendo sulla liquidità.

L’ipotesi allo studio è quella di una mediazione per evitare lo sfratto e provare a dilazionare il pagamento. Ma prima di procedere bisogna capire bene la situazione economica e finanziaria dell’ente. Numeri, conti e voci di spesa su cui si stanno concentrando le attenzioni degli avvocati Vito Iorio e Ercole Trerotola, i due consulenti nominati dal governatore Bardi per capire gli aspetti finanziari e valutare le strade tecnico - giuridiche da percorrere. Perché entro la fine del mese il governatore dovrà decidere quale sarà il futuro della società oggi ad un passo dal default. Al momento, tutte le ipotesi sono sul tavolo: dall’idea di un aumento del capitale al concordato preventivo in continuità. C’è lo scenario legato alla «procedura fallimentare» e quello di un contributo straordinario di 80 milioni di euro da parte della Regione come socio dell’ente.

Sulla decisione finale peseranno le valutazioni dei due consulenti e soprattutto i conti, quelli che saranno aggiornati alla luce dei decreti ingiuntivi. E quelli legati, ad esempio, al recupero dei crediti dei morosi. Dai primi accertamenti dei consulenti, infatti, risultano 5mila utenti morosi. Un numero che sembra non essere altissimo ma che, nei fatti, si concretizza in migliaia e migliaia di euro non versati nelle casse dell’ente. Con tutto quello che questo comporta. Sulla riscossione del debito e sui conti il lavoro dei consulenti andrà avanti anche nei prossimi giorni. Nel frattempo, in Basilicata ad imperversare sui social è la polemica politica. Perché l’avvocato Trerotola, già consulente esterno proprio di Aql, è fratello di Carlo, candidato governatore per il Centrosinistra ed oggi consigliere regionale di minoranza. «Nessun accordo è intercorso tra il Pd e Bardi» precisa il segretario regionale dem, Raffaele La Regina mentre il capogruppo della Lega in Consiglio regionale, Pasquale Cariello, parla di «una scelta che guarda solo alle competenze».

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