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Una potentina prima segretaria all’Ambasciata di Pechino

Stefania Commegno, di Pignola, è stata seconda segretaria, poi Prima segretaria, a Parigi, a Capo della Segreteria dell’Ambasciatore; dal 2017 è Prima segretaria a Pechino, presso la Cancelleria Diplomatica – Ufficio Politico

Una potentina prima segretaria all’Ambasciata di Pechino

POTENZA - Stefania Commegno, nata a Potenza, ma originaria di Pignola, dopo la Laurea alla Luiss di Roma in Scienze della politica, in seguito ad esame di concorso è stata nominata Segretaria di legazione in prova nella carriera diplomatica, confermata in ruolo, è stata in seguito nominata Seconda segretaria, poi Prima segretaria, a Parigi, a Capo della Segreteria dell’Ambasciatore; dal 2017 è Prima segretaria a Pechino, presso la Cancelleria Diplomatica – Ufficio Politico. Le è stato attribuito recentemente dallo Zonta International Club di Potenza, Presidente Donatella Cutro, il Premio Donna Zonta 2020, in collegamento da Pechino. In quest’occasione le abbiamo chiesto di parlarci del suo percorso di lavoro.

«Ho intrapreso la carriera diplomatica al termine dei miei studi di specializzazione in Relazioni internazionali. Credo che il mio percorso poco meno che decennale rifletta in buona misura la natura di questa carriera, che per sua definizione è multitasking, richiede diversi gradi di specializzazione e allo stesso tempo un costante approfondimento di più settori e materie: nel corso del nostro percorso professionale è infatti tutt’altro che raro occuparsi di tematiche estremamente differenti tra loro in contesti geografici, politico- economici e socio-culturali altrettanto diversi. Se nei miei primi anni alla Farnesina mi sono infatti occupata di tematiche europee, in particolare di questioni migratorie, successivamente ho svolto le funzioni di Capo Segreteria dell’Ambasciata d’Italia a Parigi per poi approdare all’Ambasciata d’Italia a Pechino, dove attualmente mi occupo di questioni politiche e culturali. Si tratta a mio avviso di una sfida professionale continua che costituisce però anche il valore aggiunto di questa carriera».

La carriera diplomatica è stata da sempre il suo ambito di lavoro prescelto?
«La risposta a questa domanda per me è piuttosto facile: credo di aver cominciato a parlare di “vocazione diplomatica” sin dai banchi delle scuole medie e di aver avuto questo punto fermo per tutto il proseguo dei miei studi, dal liceo all’Università e successivamente in preparazione del Concorso diplomatico. Sono certa che questa determinazione abbia costituito anche una forte spinta agli studi necessari per il superamento del concorso e a distanza di quasi dieci anni sono più che convinta ed entusiasta della scelta intrapresa».

Come ha vissuto la situazione Covid, sia dal punto di vista lavorativo sia dal punto di vista personale?
«L’emergenza pandemica ha avuto e ha un fortissimo impatto sulle vite professionali e personali di tutti noi. In Cina ci apprestiamo alla conclusione di anno che è stato interamente segnato dalla pandemia, sin dal suo scoppio a gennaio. L’Ambasciata e la rete diplomatico- consolare nella Rpc si sono trovate a fronteggiare un’emergenza sanitaria senza precedenti di cui al principio si disconoscevano i contorni, trasformandosi - in stretto raccordo con la Farnesina - in “Unità di crisi permanenti” a supporto dei connazionali prima e dell’invio di apparecchiature medico-sanitarie poi. Questo drammatico risvolto conferma tuttavia quanto tale professione richieda enormi capacità di adattamento e risposta a circostanze di ogni sorta, a salvaguardia dell’interesse dei connazionali e del nostro Paese».

Quale il suo messaggio alle giovani donne lucane?
«Il mio auspicio è che questo riconoscimento al mio percorso professionale possa in qualche modo costituire un messaggio positivo e una conferma a giovani studentesse o professioniste che operano nei miei stessi campi che con determinazione, professionalità e impegno ciascuna di loro può definire il proprio futuro professionale seguendo le proprie aspirazioni e inclinazioni. Io stessa lo accolgo con enorme piacere e gratitudine ma anche soprattutto come ulteriore stimolo per il mio futuro professionale». 

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