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Potenza, il «gioco dell'oca» delle prescrizioni: le strutture possono rifiutarle

Una controversia che pare andar oltre anche la politica in una dialettica tra gli uffici del Dipartimento regionale Sanità e le aziende del settore

Potenza, il gioco dell'oca delle prescrizioni: le strutture possono rifiutarle

POTENZA - Avete fatto una visita specialistica e il medico vi ha indicato una terapia o un accertamento che il vostro medico di famiglia ha confermato rilasciandovi la ricetta del servizio sanitario pubblico. Avete prenotato la prestazione, atteso (spesso) mesi, ma al momento in cui vi presentate in struttura vi potrebbe essere negata.

È un triste gioco dell’oca, quello che una complessa vertenza (anche giudiziaria) tra strutture erogatrici di servizi sanitari e Regione rischia di innescare. Una controversia che pare andar oltre anche la politica (e resta immutata nonostante i cambi di amministrazione), in una dialettica tra gli uffici del Dipartimento regionale Sanità e le aziende del settore.

Con in mezzo il Tar che, ora, ha appena annullato l’ennesima delibera, la 658 del 2019, che imponeva alle strutture convenzionate di sottoporre a nuova visita i pazienti che gli si presentavano con una prescrizione, ma non ha risolto (non è compito del Tar) il gioco dell’oca.

Ma partiamo da principio. Una delibera regionale del 2018 (la 727) imponeva alle strutture convenzionate di «erogare le prestazioni, nel rispetto dell’accessibilità, dell’appropriatezza clinica ed organizzativa». Sette strutture ricorsero al Tar che con altrettante sentenze cassò la norma ritenendola «irragionevole, sproporzionata e non del tutto conforme al quadro normativo nella misura in cui riferisce, in modo generico ed imprecisato, la verifica di appropriatezza alla struttura che eroga la prestazione specialistica prescritta, senza alcuna specificazione diretta a chiarire modalità e limiti del coinvolgimento della struttura nel perseguimento di tale obiettivo».

Una nuova delibera regionale, questa volta nell’autunno 2019 (la 658) intervenne con l’obiettivo di salvare la sostanza del provvedimento cassato colmando la lacuna di indicazione e inserì nel contratto con le aziende della sanità privata che «il medico specialista di branca della struttura privata si impegna a verificare l’appropriatezza clinica» della prestazione.

Anche questa previsione è stata impugnata (da Istituto per il Trattamento del Dolore Srl, assistita dall’avv. Francesco Cannizzaro) lamentando che la norma costringeva lo specialista della struttura privata a fare un’ulteriore visita del paziente con inutile duplicazione di costi. E ora il Tar ha cassato anche queste nuove norme precisando che «non può essere traslato sulle strutture sanitarie private il controllo di appropriatezza clinica delle prestazioni sanitarie, stabilite dal Medico prescrittore».

Per gli uffici regionali che si occupano dei rapporti con le strutture sanitarie convenzionate, insomma, l'ennesima sconfitta di una lunga serie (vedasi tutte quelle sulla determinazione dei budget) ma c’è un’insidia ancora aperta dal lato del cittadino. Perché la sentenza, sia pure in una parte non dispositiva, ha comunque previsto la possibilità per le strutture di organizzarsi autonomamente per verificare l’appropriatezza delle prescrizioni «al fine di soddisfare un proprio interesse, costituito essenzialmente dalla remunerazione delle prestazioni erogate, cui hanno diritto ricorrendone tutti i presupposti, fermo restando tuttavia che il pagamento a carico del sistema sanitario regionale è escluso per le prestazioni inappropriate».

Ecco, quindi, che il paziente una volta giunto al momento di ottenere finalmente la prestazione potrebbe vedersela negata se la struttura non concorda con il medico che l’ha prescritta. E, proprio come nel gioco dell’oca, il malcapitato dovrebbe ritornare al via: nuove visite, nuove prescrizioni (che difficilmente se fatte dagli stessi medici potranno essere diverse), nuova prenotazione, nuova attesa e nuovo appuntamento in una struttura (uguale o diversa). Sperando che questa volta tutti siano d’accordo.

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