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foto Tony Vece

Roma non è stata costruita in un giorno. E in meno di un anno non si può certo «ridisegnare» la Basilicata, trascinarla fuori dalla palude della crisi, sconfiggere lo spopolamento, creare posti di lavoro. Ma il presidente della Regione, Vito Bardi, chiede ai lucani di scrollarsi di dosso quell’atavico vittimismo che si traduce in rassegnazione: «Ci vuole tempo per cambiare, ma occorre guardare al futuro con fiducia. Ce la faremo tutti insieme».
Un futuro che parte da Bruxelles, cuore dell’Europa, dove si «produce» l’80 per cento delle leggi che impattano sui cittadini di tutta la comunità. Bardi è reduce proprio da un viaggio nella capitale del Belgio dove conta di riaprire al più presto un ufficio di rappresentanza della Regione.

Presidente, un presidio a Bruxelles è proprio necessario? Un paio d’anni fa venne chiuso perché ritenuto costoso e improduttivo...
«Abbiamo avviato varie interlocuzioni per poterlo riaprire quasi a costo zero. Secondo me è importante avere un osservatorio lì perché in questo modo potremo intercettare tante opportunità che ci sfuggono, fondi europei in grado di aiutarci a rilanciare settori importanti come l’agricoltura e le attività produttive».

Da anni si dice che la Basilicata sia brava a spendere i fondi europei. A conti fatti, però, questa capacità non si è tradotta in effetti tangibili sull’economia lucana...
«È vero, ma il metro di valutazione è sempre stato il resto del Sud, rispetto al quale la Basilicata ha fatto meglio. Si può fare di più e ci proveremo nell’ottica di sostenere la nostra economia».

Restando in Europa, quando parla di sostegno all’economia in tutti i campi, l’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) ritiene fondamentale che un territorio punti sulla formazione e sull’istruzione. Ne è convinto anche lei?
«Certo, non a caso in quest’ottica stiamo lavorando per istituire in Basilicata una facoltà di Medicina».

Un progetto non inedito. Sono anni che si ipotizza...
«Se n’è parlato tanto, ma senza andare mai oltre un’intenzione. Noi stiamo facendo sul serio con i Ministeri interessati per realizzare la cornice entro cui portare a compimento il progetto».

C’è chi sostiene che ci sia il rischio per l’Unibas di vedersi scippare la gestione amministrativa da un altro ateneo...
«No, la nostra Università deve essere centrale. È imprescindibile. Certo, per partire avremo bisogno di un collegamento con altri atenei e sul territorio il nostro punto di riferimento sanitario non potrà non essere l’ospedale San Carlo di Potenza».

A proposito di ospedale, siete alle prese con una riorganizzazione non semplice. Per quale sanità state lavorando?
«Deve soddisfare le esigenze dei cittadini. Di tutti. Oggi la sanità richiede presidi specializzati, a cominciare dall’Irccs Crob di Rionero. Il nostro obiettivo sarà quello di rendere attrattiva la Basilicata anche in questo campo».

Per riuscirci, però, serve anche migliorare l’accessibilità. Traduzione: più infrastrutture...
«Ne siamo convinti. Sto portando avanti con altre regioni del Sud, a partire dalla Puglia, una campagna per sostenere l’importanza dell’alta velocità nel Mezzogiorno. Dobbiamo convincere il governo nazionale a investire in questo settore, tenuto conto che la nostra rete ferrata risale ai primi del ‘900. È un sogno portare da noi l’alta velocità, ma ci credo».

Un sogno come l’aeroporto lucano. I lucani riusciranno mai ad averlo?
«Puntiamo sulla pista Mattei di Pisticci. Abbiamo bisogno di velocizzare i trasferimenti non solo di persone per il turismo ma anche delle merci. Nel Metapontino c’è un’agricoltura fiorente penalizzata proprio dalle difficoltà di aprirsi ai mercati attraverso una movimentazione rapida ed efficace».

Anche per realizzare questo progetto servono fondi. E, in fatto di soldi, le casse regionali non sembrano stare così bene. Pare che manchino quasi 300 milioni rispetto alle previsioni. I lucani devono aspettarsi una manovra «lacrime e sangue»?
«Qualche sacrificio bisognerà farlo. Innanzitutto cercheremo di evitare gli sprechi a fronte di un bilancio che risente di cospicui debiti pregressi e di una situazione economica difficile che ci accomuna a tutto il Sud. Il momento difficile passerà quando avremo anche la possibilità di disporre delle royalty derivanti dall’attività della Total a Tempa Rossa».

Quindi sta dicendo che con i soldi del petrolio si copriranno i buchi in bilancio? Ma in campagna elettorale non aveva detto di non voler utilizzare i proventi del greggio per le spese correnti?
«Resto di quell’idea. Alcune spese dovremo necessariamente coprirle così, ma soprattutto le compensazioni ambientali le utilizzeremo per investimenti produttivi, è un impegno che manterremo».

Presidente, a marzo ci sarà il referendum sul taglio dei parlamentari. Lei fin dall’inizio ha detto di essere contrario alla riduzione. Perché?
«Sarebbe un taglio alle persone, ma anche alla democrazia. La Basilicata si ritroverebbe una rappresentanza più che dimezzata, scenario che contrasta con il principio della rappresentatività territoriale sancito dalla Costituzione».

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