Martedì 27 Ottobre 2020 | 01:40

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POTENZA - Petrolio: uno scomodo vicino per l’agricoltura di qualità della Val d’Agri. Che sta pagando più di altri settori il danno reale e il danno percepito, a causa della presenza del centro oli e delle vicende relative agli sversamenti di petrolio dai serbatoi del Cova avvenuti nel 2017. Gli agricoltori lamentano in particolare una certa diffidenza che si è creata da parte dei consumatori nei confronti dei prodotti della Val d’Agri, ma anche la carenza di controlli da parte degli enti preposti sull’operato dell’Eni. E ci sono stati addirittura casi in cui gli imprenditori hanno preferito chiudere l’attività.

«La nostra azienda - spiega Domenico Belisario, coltivatore di Moliterno di fagioli di Sarconi Igp - è molto lontana dal centro oli di Viggiano, e l’acqua che usiamo per irrigare proviene dalle sorgenti dei monti Sirino e Raparo. Nonostante questo il consumatore che segue sui media le vicende del petrolio, non può fare a meno di essere preoccupato e diffidente. Così come i commercianti che devono esporre il nostro prodotto nei loro locali. Ci chiedono sempre quanto siamo lontani dal centro olio. Un danno di immagine che non è stato mai compensato in alcun modo. Per quanto mi riguarda ho anche fatto delle proposte attraverso la Cia. Ad esempio potrebbero ridurre o, meglio ancora, eliminare i canoni irrigui che paghiamo al Consorzio di Bonifica, che non sono certo bassi, visto che paghiamo 200 euro ad ettaro. Oppure anche darci uno sconto sull’acqua ad uso potabile, o altre forme di compensazione che sono sempre più necessarie perché più passa il tempo e più il danno di immagine è grave». Ma quello che gli agricoltori chiedono è anche che si faccia chiarezza sugli effettivi danni provocati dal petrolio.

«Bisognerebbe - dice Belisario - fare delle analisi periodiche per attestare la qualità dei terreni e delle acque. Il centro oli c’è e non vogliamo che chiuda, anche perché rappresenta fonte di lavoro diretto e indotto anche per noi agricoltori, ma abbiamo diritto a compensazioni specifiche per i danni che subiamo». La situazione è difficile anche per gli allevatori. «Il mio allevamento - dice Gaetano Sassano - è confinante con due pozzi, e ho accusato delle problematiche. Per di più devo registrare una carenza di controlli. Ad esempio alcuni anni fa l’Asl aveva avviato un progetto di monitoraggio sulla popolazione animale della Val d’Agri e io avevo aderito, ma a un certo punto si è fermato, è diventato lettera morta. Non c’è controllo da parte della Regione Basilicata sull’operato dell’Eni». 

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