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Capodanno Rai, parla il capostruttura Mellone: «Ci saranno i migliori. La concorrenza siamo noi stessi»

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Capodanno Rai, parla il capostruttura Mellone: «Ci saranno i migliori. La concorrenza siamo noi stessi»

Dall’alto del teatro Stabile di Potenza volge lo sguardo in basso verso la piazza dove fervono i lavori, il palco che ormai ha preso forma, e via Pretoria, con il suo scorrere quotidiano. Il cantiere del Capodanno di Rai 1 è lì davanti ai suo occhi, già proiettati al futuro quando la piazza sarà piena di gente e sarà un tutt’uno con via Pretoria. Il palcoscenico sarà illuminato e gli artisti entreranno in scena quando Amadeus darà il via alla lunga notte dell’«Anno che verrà».
Angelo Mellone, capo struttura di Rai 1, segue costantemente i lavori. Ennesimo sopralluogo a Potenza, in piazza Mario Pagano: dall’alto, salendo sul palcoscenico e dal basso, come uno spettatore che guarda lo spettacolo. Le luci, i suoni, i colori, l’entusiasmo, la festa, si fanno reali. Tutto deve scorrere secondo il suo copione. Ogni singolo dettaglio è importante perché il Capodanno Rai 1 raggiunga il top. È qui che incontriamo Angelo Mellone, l’artefice dello show di Mamma Rai, nella notte di San Silvestro da Potenza. È il personaggio scelto per il quinto appuntamento della Gazzetta «Aspettando il 2020».
E la domanda è d’obbligo mentre impazza il toto-ospiti con i nomi che la Gazzetta ha già anticipato: gli Stadio, Arisa, Cristiano Malgioglio, i lucani Rosmy e Musicamanovella, Benji & Fede, Albano e Romina

Ma chi ci sarà davvero sul palco del Capodanno di Rai 1 a Potenza?
«I più bravi, naturalmente... Ma posso rispondere domani?».

Domani quando la lista sarà ufficiale? Insomma ancora suspence?
«L’idea di base dello show è di portare una fascia ultrapopolare della canzone italiana, un pezzo di canzone d’autore e poi alcuni cantanti pensati per quella fascia di ragazzini, tra gli 8 e i 16 anni, ancora troppo piccoli per andare a trascorrere il Capodanno fuori casa e che rimarranno in famiglia. Nonni, genitori, giovani, adolescenti e bambini».

Insomma un vero inno alla famiglia?
«Questa è la Rai. E il Capodanno di Rai 1 è accompagnamento alle famiglie che festeggiano l’ultima sera dell’anno davanti alla televisione».

Non teme la concorrenza?
«Assolutamente. Mediaset fa una scelta radiofonica. La concorrenza siamo noi stessi, è Rai 1 che cerca di migliorarsi».

L’obiettivo? «Confermare gli stessi ascolti dello scorso anno».

Anche se è sempre stato un crescendo?
«Incrociamo le dita anche per il mio quarto Capodanno lucano. Il primo è stato nel 2016, a Potenza. Per intenderci, sono arrivato dopo l’anno dell’orologio. Non era mio l’errore dell’orario. Infatti, sono diventato il capo struttura del Capodanno l’anno successivo. Ogni programma ha un produttore esecutivo e un capo progetto, che è Cristiano D’Agostini».

Ma come sei arrivato al Capodanno Rai?
«”Vuoi fare il capo struttura de L’Anno che verrà?”. Mi disse il capo progetto. E io, pensando che si facesse di nuovo a Matera, così vicina alla mia Taranto e a Castellaneta Marina accettai. Invece, che sconforto quando mi sono trovato a Potenza. All’inizio è stato difficile, ma passando i giorni, poi si sa come è andata a finire. Mi sono commosso al termine del mio primo Capodanno Rai 1 da Potenza».

A condurre anche quest’anno ci sarà Amadeus?
«La rete sceglie il conduttore e Amadeus è un professionista eccezionale, bravissimo che sarà anche Sanremo».

Dopo Maratea e Matera, il ritorno a Potenza, quindi sempre con un po’ di Basilicata sul palco?
«Sono molto felice di essere riuscito a portare i gruppi lucani, anche un paio nuovi. È stata una mia scelta personale aprire loro una finestra di opportunità. Musica folk e tradizione. In generale, ci sarà una grande riscoperta delle radici meridionali raccontate in chiave positiva, unificante. Sono meridionale e sudista ma sono italiano».

Lei, infatti, è nato a Taranto, dove si era trasferito suo nonno genovese per lavorare all’Italsider...
«Io dico sempre che sono nato nell’acciaio. Anche mia madre lavorava in fabbrica e nello stabilimento conobbe mio padre, operaio e poi dirigente Italsider. Il legame con la Basilicata è sempre stato molto forte. Castellaneta marina, dove il nonno comprò casa, d’estate è piena di lucani. E con la nonna da bambino abbiamo cominciato a girare la Basilicata. Ricordo ancora quelle due vecchiette sulla soglia di casa a Craco prima del terremoto dell’80, poi il Pollino, Lagopesole, le gite a Monticchio. Si beveva l’acqua minerale di Rionero. Il Materano per me è un pezzo di Puglia. Quando torno a Taranto percorro la Basentana, la mia strada del cuore, Potenza nel mio immaginario è il punto che mi sta dicendo che sto arrivando a Taranto, a casa. Quando torno a Roma, dove vivo, e mi trovo nel tratto tra Potenza e Picerno, invece, sento che sto lasciando casa. Il mio sogno è di tornare prima poi a vivere al Sud. Il Meridione è la mia casa. Il senso di identità e appartenenza è l’unico antidoto allo spopolamento».

Un ricordo di Capodanno legato alla sua terra?
«Nel 2012 quando i miei figli erano piccoli e mio nonno era ancora vivo. Ci portò sulla spiaggia di Castellaneta marina a vedere Taranto illuminata dai fuochi».

E proprio nella Taranto del Siderurgico, Mellone che è anche scrittore ha ambientato molti dei suoi romanzi. «Fino alla fine» (Mondadori), «Nessuna croce manca» (Baldini+Castoldi, 2015), «Incantesimo d’amore» (Pellegrini, 2016) e «La stella che vuoi» (Pellegrini, 2017).
«Sono tra i pochissimi che difendono la storia dell’acciaio a Taranto. Credo che tutti i meridionali dovrebbero essere grati a Taranto e ai tarantini per tutte le occasioni di lavoro che hanno creato».

Un Sud che troviamo nei suoi libri e nei suoi programmi televisivi?
«Da Linea verde allo speciale di Top sulle giornate del cinema di Maratea fino alle piccole soddisfazioni, come aver scoperto il potentino doc Peppone. Mi piacciono i programmi di scrittura per la televisione, come le quattro serate con Gigi Proietti “Cavalli di battaglie” e il documentario “Il folle di Dio” sui luoghi della vita di San Francesco che ho scritto e condotto su Rai1 (andato in onda ieri sera, ndr). Sono i miei programmi preferiti. C’è racconto scrittura, sceneggiatura. Linea Verde è anche letteratura di viaggio, è il racconto del territorio italiano, mentre prima era solo di agricoltura».

E naturalmente sapori. Qual è il piatto che vorrebbe al suo cenone?
«I ravioli con il sugo di carne e borragine, un piatto genovese. E poi un piatto tarantino il baccalà fritto con l’aggiunta del crusco».

Ma torniamo al Capodanno Rai?
«È un evento bellissimo e faticosissimo da organizzare. Basti pensare che dopo Sanremo è l’evento Rai più complesso».

Ma la seconda volta a Potenza si sta prospettando più semplice?
«Sono più rilassato. La prima volta era una novità, il senso di responsabilità era molto forte. Poi la nevicata, la bufera. Ora conosco bene la città. Diciamo che me lo sto godendo. Riconosco i luoghi, i negozi, i locali, la gente. È tutto bello. Altrimenti non varrebbe l’enorme sacrificio di lasciare a Roma una figlia di tre settimane, Elena Celeste, e la mia compagna. È compensato però dalla presenza di un altro pezzo di famiglia: gli altri due figli, Jacopo, 11 anni, e Marianna, 14, che saranno con me a Potenza».

Un pezzo di spettacolo sarà anche per loro?
«È stata mia figlia Marianna a suggerirmi il nome di Soy Luna a Maratea e ha avuto ragione».

C’è stato un suggerimento anche per Potenza?
«Si, ma entrambi siamo sotto il vincolo dell’embargo di Rai 1».

Ma Mellone uomo chi vorrebbe sul palco?
«Il mio cantante di Castellaneta, Vasco Rossi, ma sarebbe l’evento nell’evento. Il gruppo, invece, I Negroamaro».

Tornare a Potenza per ripercorrerà gli stessi passi.
«Vado nello stesso B&B e come 3 anni fa sono tornato a comprare l’acqua di colonia che allora mi era finita. Stesso negozio, stessa signora che non voleva farmi a pagare. Poi, però, ho pagato. E quest’anno, per scaramanzia, sono ritornato e l’ho ricomprata. Mi ha fatta lo sconto»

Non rimane che darsi appuntamento in piazza e incontrare Peppone...
«Avrà un miliardo di cose da fare, ma verrà sotto il palco questo “meraviglioso riassunto dell’ospitalità potentina».

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