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foto Tony Vece

Presidente, le nomine di Apt, Alsia, Egrib, Ater e Sel sono in dirittura d’arrivo. Un parto trigemellare: ha imparato il manuale Cencelli?
«Premesso che si tratta di un fatto di ordinaria amministrazione, qui non stiamo elargendo dei feudi come si vuol far credere. Per i posti di rilievo strategico sono state selezionate persone con i requisiti giusti. Abbiamo attentamente esaminato i curricula e si è cercato di scegliere chi aveva delle competenze peculiari nei settori individuati».

Sta dicendo che non siamo di fronte a una lottizzazione a sfondo politico?
«Essere espressione della politica non è un crimine. La nomina non può non tener conto delle indicazioni dei partiti, ma il compito di un presidente è quello di privilegiare la meritocrazia che si può trovare anche tra chi ha fatto politica. Nessuno, però, pensi che mi sia stato imposto un nome».

Ci dobbiamo aspettare altri napoletani ai posti di comando?
«Sfatiamo questo luogo comune. Ho un capo ufficio di Picerno, un capo di gabinetto sardo e un capo legislativo di Roma. I direttori generali li ho trovati qui. Ad ogni modo, ritengo che sia una polemica di basso provincialismo. Se un lucano diventa dirigente in Lombardia dovrebbero ribellarsi tutti i lombardi?».

Veniamo a temi di stretta attualità. Lei è impegnato personalmente sul doppio tavolo Eni-Total. I detrattori l’accusano di essere un filo-petroliere e di essersi presentato con il cappello in mano chiedendo soldi per gli alluvionati...
«Una falsità. Se porto il cappello lo metto in testa perché fa freddo. La verità è che l’Eni ha manifestato la propria volontà di dare una mano ai territori martoriati dal nubifragio, io non ho chiesto niente. Quanto al tema più generale del petrolio, sto solo cercando di fare gli interessi della Basilicata. Ho precisato in Consiglio di aver voluto mantenere la delega al petrolio perché è un settore chiave dello sviluppo. Ho inteso dirlo pubblicamente per far sì che non ci fosse un retropensiero. Seguo il negoziato a livello locale e centrale. Essendo scadute le concessioni per l'Eni bisogna riformulare il tutto su compensazioni e royalty».

Ma le royalty sono materia dello Stato, le Regioni non hanno voce in capitolo...
«Non è detto. In Conferenza Stato-Regioni ho fatto passare il messaggio che la Basilicata accetta in pieno la sfida del federalismo. Il Nord ha diritto a trattenere le ricchezze nei suoi territori? Bene, ma questo approccio non può valere solo fino all’Arno e al Rubicone, deve valere anche per il Basento. Ci sono spazi per negoziare sul fronte delle royalty, un discorso che stiamo approfondendo in Conferenza Stato-Regioni».

Se con la Total l’intesa è praticamente fatta, con l’Eni la trattativa è ripresa dopo una brusca interruzione. Nel frattempo continuano a estrarre petrolio senza versare un euro di compensazioni ambientali. Presidente, ma le sembra giusto tutto questo?
«Il negoziato non è stato interrotto, serviva un momento di precisazione. Il tavolo sta continuando e posso rassicurare i lucani che a conclusione della trattativa l’Eni pagherà le compensazioni coprendo anche il periodo che va dal 27 ottobre scorso, quando è scaduta la concessione, alla firma del contratto».

Mettiamo il caso che la Regione Basilicata riesca a strappare più royalty. Il vero tema, però, è come utilizzarle e farle fruttare per lo sviluppo del territorio. Non ci sembra che fino ad oggi abbiano prodotto granché. Pensa di riuscire a invertire questo trend? E come?
«Bisogna concentrarle sulle spese produttive, sugli investimenti. A questa logica risponde l’accordo con cui la Total si è impegnata a finanziare progetti che creano lavoro e infrastrutture. Sta a noi presentarli».

In passato le royalty sono state utilizzate quasi interamente per la spesa corrente. Il bilancio della Regione potrà farne a meno?
«È chiaro che serviranno anche per la spesa corrente, ma il rapporto deve privilegiare gli investimenti».

A proposito di lavoro, ci sono rivendicazioni di corsie privilegiate da parte dei sindaci che orbitano su Tempa Rossa (Corleto Perticara, Guardia Perticara e Gorgoglione). Vogliono posti di lavoro in prima battuta. È d’accordo?
«Il lavoro deve essere per tutti i lucani. I centri più vicini è giusto che abbiano maggiori compensazioni».

Fin qui i soldi. Ma petrolio significa anche tutela dell’ambiente. Qual è l’impegno della Regione?
«Garantire controlli costanti e di qualità. Un monitoraggio «trasparente» su cui i lucani saranno informati in tempo reale. In questo avremo la collaborazione delle compagnie. L'Eni non vuole essere considerato un nemico dei lucani e intende dimostrarlo con i fatti».

Capitolo trasporti, l’altra questione ai primi posti nell’agenda politica. Questo «benedetto» nuovo piano si farà o no? E quando?
«Il piano è pronto e non si tocca. C’è stato un rallentamento legato alla copertura finanziaria. E qui mi riaggancio alle royalty: i soldi del petrolio, lo ribadisco, devono servire per lo sviluppo, mentre per la spesa corrente dobbiamo autofinanziarci. Il piano dei trasporti deve passare per una posta di bilancio ordinaria».

Sì, ma parliamo di milioni. Dove li trovate?
«Ci sono fondi europei e statali da intercettare. Gli uffici ci stanno lavorando».

Di soldi in più ne serviranno anche per garantire il Frecciarossa, visto che la Puglia non vuol compartecipare alla spesa?
«Il servizio resterà e non ci saranno aggravi per le nostre casse. Ne stiamo discutendo con le Ferrovie dello Stato».

Terza questione su cui gravita l’impegno di questi primi mesi di legislatura: la sanità. Avete trovato la quadra per rimodulare il sistema sanitario?
«Stiamo portando avanti il discorso del Crob. Entro la fine dell'anno usciremo con un nuovo programma oncologico in cui l’ospedale di Rionero sarà un punto di riferimento con gli altri presìdi che seguiranno gli stessi protocolli per garantire analoghi standard sanitari. Il nostro impegno è quello di migliorare il comparto e con il ministro Speranza abbiamo avviato una proficua interlocuzione partendo dalla comune riflessione che a prescindere dal colore politico bisogna supportare insieme un discorso per il bene della nostra sanità».

Sanità uguale cure e qualità dell’assistenza. Ma qui mancano gli attori principali, i medici...
«Stiamo lavorando perché a Potenza si apra una facoltà di Medicina. I medici li creeremo noi per farli restare qui».

Un obiettivo a medio lungo termine. Servono, però, anche interventi più immediati per venire incontro alle esigenze dei lucani sul fronte salute...
«In quest’ottica rientra il finanziamento di un progetto interregionale, che ci vede capofila, da parte del Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie del Ministero della Salute. Si tratta di un piano per garantire l’odontoiatria «pubblica» a pazienti in condizioni di vulnerabilità sociale. Cure dentistiche, insomma, per bambini, portatori di handicap e indigenti».

Presidente, dalla stanza dei bottoni vede la stessa Basilicata che lei percepiva da lucano trapiantato a Napoli?
«Pensavo che fosse una regione più tranquilla, non immaginavo che ci fosse tanta litigiosità. Ci si accapiglia su tutto, perdendo tempo anche su questioni che potrebbero essere risolte in un lampo. Mi rifaccio alle parole dei vescovi durante la Conferenza episcopale: i lucani devono imparare a svelenire il clima a guardare al futuro con maggiore ottimismo».

Litigiosità che riscontra anche in politica? Non mancano i mugugni nella maggioranza che lo sostiene...
«La politica è fatta di mugugni. L'importante è che la maggioranza sia coesa, come dimostrato nell'ultimo Consiglio regionale sulla questione petrolio, su temi di strategica importanza per il futuro della Basilicata. I mal di pancia, le polemiche? Fanfani li considerava dialettica fisiologica».

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