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È una triste storia contornata da tanti interrogativi. Una vita spezzata nel degrado, nell’abbandono, nel mistero: una 51enne, Marinunzia Garofalo, originaria del Salernitano, è stata trovata agonizzante nel suo appartamento in via Vaccaro, a Potenza. Immobilizzata a letto, pare a causa di una fattura al femore (sarà l’autopsia ad accertarlo), circondata, anzi sommersa da rifiuti ed escrementi. Di fronte ai vigili del fuoco, intervenuti sul posto si è presentata una scena raccapricciante, con l’immondizia che ha invaso l’intero alloggio. Un quantitativo di spazzatura che appare incompatibile con quella prodotta da una singola casa anche per un tempo piuttosto lungo. Trasportata in ospedale, Marinunzia è deceduta domenica scorsa.
Sulla vicenda la Procura di Potenza ha aperto un fascicolo acquisendo la relazione degli agenti dell’Ufficio Prevenzione e soccorso della Questura di Potenza.

Dicevamo dei tanti interrogativi. Dalle prime ricostruzioni dell’accaduto sembra che sia stato il marito a chiamare il 118. Ma lo ha fatto quando lo stato di salute della moglie era già compromessa. Perché ha allertato i soccorsi solo ora? Possibile che non si sia accorto prima delle condizioni critiche in cui versava la donna? E poi tutta quella immondizia: se anche fosse di origine domestica (la mole è esagerata), perché disseminarla nell’appartamento invece di portarla nei cassonetti in strada?
Non è chiaro - neppure i vicini di casa sono in grado di dirlo - se i due vivessero insieme. Dalle testimonianze raccolte veniamo a conoscenza di un matrimonio che soprattutto negli ultimi tempi sarebbe stato costellato da litigi anche furiosi. E che il rapporto della donna con la famiglia del marito non erano idilliaci.

Inoltre alcune conoscenti di Marinunzia avrebbero più volte incontrato l’uomo chiedendogli come mai non si vedesse più in giro con la moglie: «Sta bene, ha solo freddo e non vuole uscire», «nessun problema», «si stanca a camminare, preferisce riposare». Giustificazioni che si sarebbero succedute a ogni domanda sulla «scomparsa» della donna. Una delle sue amiche più affezionate, commerciante della zona, messaggiava con lei, attraverso un sms, tutti i giorni anche solo per un saluto, ma da diverse settimane non riceveva risposte. L’unica parente di Marinunzia, una cugina di Salerno, l’avrebbe cercata più volte sul telefonino senza ricevere risposta. E quando ha deciso di rivolgersi al marito, quest’ultimo l’avrebbe rassicurata. Anche in questo caso sorge spontanea la domanda: ma nessuno ha pensato di andare a bussare a casa di Marinunzia considerato il suo perdurante silenzio?

Il contesto della tragedia è di quelli che, generalmente, si associano a stati di indigenza, ma non è questo il caso. La donna, figlia unica di una famiglia benestante, vestiva bene, indossava pellicce, gioielli e una volta alla settimana si recava dal parrucchiere per la messa in piega e il colore. Il marito, erede di una famiglia di commercianti del capoluogo, accuserebbe qualche problema dal punto di vista economico dopo la chiusura di uno storico punto vendita in città, ma nulla a che vedere con situazioni di povertà.
Sepolta dai rifiuti e dagli interrogativi. Sul caso di Marinunzia chi la conosceva invoca verità. E non accetta un triste epilogo che sembra non avere alcuna spiegazione plausibile.

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