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Sono trascorsi sette anni e sei mesi da quel sogno milionario, per qualche attimo diventato anche realtà, per poi svanire nel nulla, come una bolla di sapone che scoppia.

Ecco la storia. Michele Lovaglio, oggi 72enne e pensionato, originario di Melfi ma a Potenza da una vita ha gestito con un familiare una pasticceria in piazza Sedile, non è mai stato un habituè di giochi ai videopoker.

Frequentava, questo sì, una sala giochi, nel caso in esame la Snai di via Di Giura nel capoluogo, ma per tentare la sorte alle scommesse sportive sulla gare dei campionati di calcio.

Un bel giorno, era il 16 aprile del 2012, alle 15 circa del pomeriggio, Michele raggiunge la Snai per fare una «scommessina». Un amico che si trova all’interno del locale gli sfila letteralmente di mano una banconota da cinque euro e la infila per giocare nell’unica slot libera (altre otto erano occupate da altrettanti giocatori). Di lì a poco Michele non crede ai suoi occhi. Solo dopo un paio di giocate si materializza il sogno di ogni giocatore. Sullo schermo luminoso appare la scritta «Jackpot» che indica la vincita di ben 10 milioni di euro. Anche con tanto di scontrino vincente.

Facilmente intuibile lo stato d’animo e la gioia di Michele che non sta nella pelle nell’attesa dell’arrivo del gestore della Snai per chiedere lumi su come incassare la super vincita. Da aggiungere che quel giorno, più o meno alla stessa ora, ci furono una decina di vincite di quel tenore in tutta Italia. La Snai parlò di «una falla nel sistema informatico», per cui la vincita non poteva essere ritirata. Michele smaltita l’immediata delusione in tutti questi anni non si è dato per vinto. «Ma come - sostiene - se un giocatore perde, perde e basta e i soldi nessuno te li ridà indietro, perché in caso di vincita non può ottenere il premio? Questa è una vera e propria truffa».

Da quell’ormai lontano 2012 Michele ha pure avviato una battaglia legale rivolgendosi ad un avvocato per la tutela dei suoi diritti. A breve, secondo quanto segnalato dallo stesso cittadino, in tribunale se ne saprà di più. Abbiamo anche ascoltato l’avvocato Dino Bellettieri, attuale consigliere regionale: «Il Ctu (Consulente tecnico d’ufficio n.d.r.) - dice il legale - ha depositato la consulenza, ma non è detto che il giudice si esprima».

Ma sono davvero 10 milioni di euro? «La somma esigibile - precisa Bellettieri - raggiunge un massimo di 500 mila euro».

Insomma la storia sembra andare ancora per le lunghe e il signor Michele dovrà ancora aspettare prima di poter (almeno così spera) mettere le mani sui soldoni. Sarebbero nettamente di meno rispetto a quelli che prevedeva la vincita, ma comunque un bel gruzzoletto da poter garantire serenità al resto della famiglia. «Sono stato truffato - tuona ancora oggi Michele - e quei soldi mi spettano perché ho vinto. Non avrò pace fino a quando non mi daranno ciò che devo avere per diritto». Sperando che l’epilogo sia diverso da quello dal commerciante ambulante di Martina Franca, Martino Scialpi, che nel 1981 azzeccò il 13 al Totocalcio. È deceduto proprio a un passo dal traguardo: al termine di un lungo contenzioso il Coni stava per cedere. Ma è passato a miglior vita senza vedere un soldo della sua schedina vincente.

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