Lunedì 01 Giugno 2020 | 11:52

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Il caso

Potenza, violentata il giorno del suo compleanno dal suo migliore amico e da un complice

Vittima, ubriaca, costretta a subire rapporti: sotto accusa 2 ragazzi di 31 e 22 anni

violenza sessuale

POTENZA - Come «regalo» di compleanno, dopo i festeggiamenti, una violenza sessuale. Doppia. Perché approfittando del fatto che, nei festeggiamenti, la ragazza aveva bevuto qualche bicchiere di troppo, prima ne ha approfittato quello che si definisce un amico di vecchia data e anche un confidente, poi anche un’altra persona con cui la ragazza non aveva familiarità e che aveva incontrato quella sera stessa e che, con l’amico, l’aveva portata nella propria abitazione.

È un copione agghiacciante quello riassunto nel capo di imputazione formulato dal Pm Vincenzo Lanni per fotografare fatti successi circa due anni fa e che da ieri vede a processo due ragazzi di un centro dell’hinterland di Potenza, di età tra i 31 e i 22 anni (difesi dall’avv. Giovanni Losasso), con la pesante accusa di violenza di gruppo aggravata.

La ragazza aveva festeggiato il suo compleanno in un locale di Baragiano, il «Planet vision» (estraneo a tutto il resto della vicenda) e per festeggiare aveva ecceduto a bere prosecco. Ed è qui che entra in scena l’amico o sedicente tale: vanno via dal locale con l ragazza e in compagnia di una terza persona, ma invece di andare ognuno per conto suo, il più grande si mette alla guida dell’auto della ragazza e portano in una casa nella sua disponibilità. Qui, approfittando dello stato di sbandamento dovuto all’alcol assunto, hanno prima denudato la ragazza, poi, a turno, ne hanno abusato mentre l’altro assisteva alla scena.

La ragazza, stando a quanto ha poi raccontato ai carabinieri e al pronto soccorso del San Carlo dove è stata portata per gli accertamenti, si è risvegliata la mattina successiva in una casa che non conosceva, all’interno di un letto, nuda con l’amico e l’altro ragazzo. Era così andata via di corsa (senza nemmeno indossare la biancheria intima poi trovata dai carabinieri nell’appartamento) e arrivata a casa aveva chiamato la sorella in lacrime raccontando ciò di cui era stata vittima. Quindi, anche su consiglio della sorella, si era recata dai carabinieri a denunciare l’accaduto ed erano partiti tutti gli accertamenti del caso.

L’«amico», a quanto è emerso nelle indagini, aveva sempre avuto un debole palese per la ragazza, ma fino a quella sera non era andato mai oltre e, comunque, nessuno avrebbe mai pensato che addirittura potesse «condividere» il rapporto con un’altra persona.

Diverso, invece, il racconto dei due imputati che ammettono il rapporto (peraltro certificato dagli accertamenti medici e biologici effettuati dal Racis dei Carabinieri analizzando i reperti prelevati) ma negano la violenza. I due sostengono che la ragazza sarebbe stata consenziente, ammettono che aveva bevuto svariati bicchieri di prosecco, ma sostengono che sia sempre stata presente a sé stessa motivando il fatto che l’auto della giovane, all’uscita del locale, sia stata condotta non da lei ma dall’«amico», con in fatto che era tardi e, a lui, non andava di farsi accompagnare da una donna. E anche la mattina successiva, al risveglio, descrivono una scena molto diversa da quella indicata dalla ragazza nella denuncia, con lei che si sveglia e tranquillamente va via.

Toccherà ora al collegio penale presieduto da Rosario Baglioni stabilire quale sia la verità per un’accusa, quella di violenza di gruppo, che prevede fino a 14 anni di pena.

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