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POTENZA - Prima o poi la rabbia e la protesta contro l’eolico selvaggio sarebbero arrivate anche davanti alla Regione Basilicata. La questione non riguarda pochi singoli casi: è sotto gli occhi di tutti l’ingombrante presenza degli impianti sul territorio. Ieri mattina a Potenza, un corteo di cittadini, comitati, associazioni, a cui si sono uniti rappresentanti e candidati di centrodestra e centrosinistra, è arrivato davanti alla sede del governo lucano (partendo dal Parco dell’Europa Unita). In testa al corteo, tra gli altri, anche il sindaco di Muro Lucano Giovanni Setaro. Una delegazione di manifestanti ha consegnato le richieste al governatore Vito Bardi che ha garantito il suo impegno affinché «le grida di allarme della popolazione siano tenute in giusta considerazione». I manifestanti hanno chiesto «che venga ritirata la legge sul raddoppio dell’eolico, l’attuazione del piano paesaggistico e il nuovo piano energetico. Produrre energia pulita va bene ma - hanno sottolineato - le pale eoliche con cui molti convivono deturpano il paesaggio. In alcuni casi sono troppo vicine ad abitazioni e strade. Per questo rappresentano potenziali pericoli e fonte di rumore insopportabile».

Gli assessori regionali all’agricoltura Francesco Fanelli e all’ambiente Gianni Rosa hanno raggiunto i manifestanti assicurando la disponibilità del governo lucano ad ascoltare le loro ragioni. In particolare, Rosa ha detto di voler velocizzare i tempi per l’attuazione del piano paesaggistico regionale. L’auspicio è attuarlo entro due mesi.
Porzia Fidanza, da anni impegnata nella battaglia contro l’eolico selvaggio, fa parte di Epha Basilicata e Antigone di Oppido lucano. «Stiamo facendo, da anni, le visure delle società che operano sul territorio e di cui molte - ha spiegato - pagano l’Irap altrove. Gli affari sono stati tanti e nessuno se ne è accorto. Abbiamo spalancato le porte della nostra terra senza fare controlli.

Perché i sindaci e la Regione non hanno fatto le visure camerali come abbiamo fatto noi? La prova della malafede viene fuori dall’approvazione delle legge del 13 marzo scorso (recentemente impugnata dal governo e che, secondo i manifestati, agevola le società dell’eolico, ndr). Quali interessi dovevano proteggere?». A convivere con le pale anche Tiziana Medici del comitato di Piani del Mattino di Potenza. «La situazione per noi è disastrosa. Abbiamo 27 aerogeneratori già montati. La buona notizia, però, c’è: i 20 che si sarebbero dovuti installare sono stati bloccati da una sentenza del Consiglio di Stato».
Per Giuseppe Di Bello, del Coordinamento nazionale No Triv, di Epha e Liberiamo la Basilicata, «ci troviamo di fronte al Far West con concessioni che, da mie verifiche personali, sono prive di fideiussioni vere, con progetti in cui scompaiono strade, corsi d’acqua, masserie e con una forte influenza di grandi società che spesso hanno numerose scatole cinesi e che possono arrivare anche a persone vicine alla criminalità. Noi abbiamo denunciato più volte l’aggressione del territorio». Nicola Straziuso, proprietario di terreni a San Chirico Nuovo e Tolve, è in lotta dal 2011. «Mi sono rivolto alla Regione. Mi sono fidato delle istituzioni. Mai avrei immaginato - ci ha raccontato - dessero l’autorizzazione a realizzare una pala eolica a ridosso di una sorgente millenaria, la fontana del Barone a San Chirico, e sulla strada. Ho continuato a denunciare anche alla Procura, ho scritto ai diversi enti e poi ho scoperto che nella conferenza dei servizi un tecnico del Comune aveva dato parere favorevole. Ora c’è una mega pala eolica a ridosso di un sito archeologico ed è stata anche perforata la sorgente millenaria».

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