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Il «no profit» in Basilicata crea più lavoro della Fiat

Settemila i dipendenti per 3.627 società del settore. Ogni cento occupati lucani ben 5 lavorano in questo comparto

solidarietà

POTENZA - Più di una Fiat nel suo migliore momento storico. Il settore del «No Profit» dà lavoro. Tanto lavoro. Anche in Basilicata. Al punto da poter dire che ogni 100 persone occupate in Basilicata ben 5 lavorano grazie a questo tipo di realtà, eppure non ce ne si accorge.
Eppure sono una realtà. Le istituzioni no profit in Basilicata sono (stando ai dati di redente pubblicati dall’Istat e relativi al 2016) ben 3.627 e continuano a crescere, tanto che la Basilicata fa segnare il record italiano di crescita nell’arco di un anno, con un +8,8 a fronte della media italiana del +2,1. E la crescita si traduce anche in un crescita occupazionale: 7.000 dipendenti, tondi tondi, per questo settore in regione, con un aumento, nell’arco di un anno, del 9,5 anche in questo caso record italiano, con il dato del Paese comunque in territorio positivo, ma solo per 3,1 punti percentuali.

Ogni 10mila abitanti, insomma, abbiamo 63,6 istituzioni no profit e 122,7 persone che vi lavorano, numeri che proiettano la Basilicata fuori dal contesto meridionale dove questo tipo di realtà ancora arrancano.
Andando nel dettaglio del No Profit Lucano, tuttavia, si scopre che tipo di istituzioni e occupazione non vanno, però di pari passo. Se, infatti, la maggioranza delle realtà (3.176 su 3.627) hanno la forma giuridica di associazione, queste producono solo 1.126 occupati, un numero comunque non trascurabile ma molto diverso dai 5.614 addetti a cui danno lavoro le 248 cooperative sociali attive in regione. Per il resto 74 occupati lavorano nelle 50 fondazioni esistenti e altri 186 in 153 realtà con altre forme giuridiche (Comitati, organizzazioni di volontariato ecc.).
Ugualmente l’occupazione del No Profit non è direttamente proporzionale alla presenza di queste istituzioni nei settori di attività. La maggior parte dei lavoratori, infatti, (ossia 4.413 dei 7.000 totali) trova occupazione con le 542 realtà di assistenza sociale e protezione civile, mentre il più ricco panorama delle realtà dedite a cultura, sport e ricreazione (ben 2.208 delle 3.627 totali) garantisce un lavoro solo a 289 addetti. Ancora 681 gli addetti nelle 146 no profit che si occupano di sanità, 366 lavoratori per le 77 realtà di istruzione e ricerca, appena 13 assunti nelle 64 istituzioni dedite all’ambiente, mentre sono in 815 a lavorare nelle 103 realtà che si occupano di sviluppo e coesione sociale. Sono 9 gli addetti alle 35 no profit di tutela dei diritti e attività politica, 6 lavorano in 28 realtà di filantropia e volontariato, un solo addetto per le sei sigle di cooperazione internazionale, 18 addetti alle 69 no profit religiose, 351 lavoratori per le no profit sindacali e altri 38 addetti nelle rimanenti 16 istituzioni dedite ad altre attività.

Quanto ai tempi, possiamo dire che si tratta di un fenomeno del nuovo millennio. Fino al 1999 le realtà presenti erano solo 871 (e comunque ancora oggi danno lavoro a 3.813 persone) ma è dal 2000 in poi che c’è stato il boom: 1.435 nuove no profit fino al 2009 (in cui ancora oggi lavorano 2.362 persone), altre 1.303 fino al 2016 (e altri 825 occupati).
Ma attenzione: in realtà le onlus che danno lavoro sono una minoranza: delle 3.697 lucane ben 3.170 non hanno dipendenti. Tra le restanti 194 hanno massimo 2 dipendenti, 147 non più di 9 e solo 186 ne hanno più di 10: come dire la «ricchezza occupazionale» si concentra in 527 realtà.

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