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Il caso

Potenza, ospedale San Carlo: quel padiglione «A» a rischio terremoto

Certificata la «fragilità», ma continua a ospitare uffici

ospedale san carlo potenza

POTENZA - Tutta Italia ricorda la tragedia che ha colpito L’Aquila giusto dieci anni fa. Un forte terremoto che ha causato più di 309 vittime e molte di queste evitabili.

Solo se le istituzioni avessero dato il giusto peso alle segnalazioni. Un esempio per tutti: la casa delle studente, dove molte giovani vite «in progress» per il loro futuro hanno invece perso la vita per l'incuria di alcuni responsabili. Molte delle trasmissioni televisive nazionali in questi giorni sono dedicate alla cittadina abruzzese, con tante caratteristiche familiari a quelle di Potenza: sempre fra le più fredde d'Italia nelle previsioni meteorologiche, montanare e di tradizioni contadine. Avvolte nella loro cultura particolare preservata da secoli d'isolamento. Ma poi c'è la comunione nella sventura: il terremoto! Zone ad alta probabilità di scosse. Il ricordo del terremoto dell'80 è ancora vivo e visibile in molti casi, in particolare nel centro di Potenza.

Sono trascorsi dieci anni anche da quando si è saputo che il padiglione «A» dell'ospedale San Carlo è incerto strutturalmente. Fu una notizia bomba: «In caso di terremoto è probabile che ci siano forti danni a quel padiglione dell'ospedale San Carlo». La sua stabilità, insomma, è a rischio in caso di terremoto, che a Potenza non si può escludere. È l'esito «pauroso» di una perizia di docenti universitari di oltre 15 anni fa resa nota all’epoca dal blogger Gianfranco Gallo, da sempre attento a tematiche che riguardano la sanità. In seguito a quella relazione, la Regione emanò un testo che ne prevedeva il finanziamento per la sua ristrutturazione: tre piani su nove in meno e il rinforzo della parte restante. Per anni chi ne ha responsabilità ha minimizzato la situazione. Sostenendo che tutto sommato non sarebbe così pericolosa. Fino ad arrivare al provvedimento che ha svuotato molte unità della struttura proprio perché il palazzo è insicuro. «Tutto e il contrario di tutto». Decine di sollecitazioni e articoli (la Gazzetta ne ha dato ampio resoconto) forse hanno convinto che non era più il caso di rischiare e di attendere l’irreparabile. Ma c'è un «però». Mentre da una parte è stato svuotato, dall'altra il padiglione ha «accolto» uffici, magazzini e spogliatoi delle ditte esterne che si occupano, tra l’altro, delle pulizie. Non solo. Al suo interno ospita il Centro di sterilizzazione, il Cral, gli spogliatoi degli infermieri e, al nono piano, la sala operatoria della Litrotrissia, comprese due stanze per degenti.
Una contraddizione. Chi opera al uso interno probabilmente ogni giorno fa gli scongiuri. Sono molti i dipendenti a lamentarsi ma non ricevono risposte; è una situazione che finisce inevitabilmente in secondo piano.
Intanto la roulette russa continua. Non resta che sperare che i lavori più volte annunciati comincino al più presto per rendere il padiglione più sicuro. 

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