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Lanciata la lista «Idea»

Il sen. Quagliariello: «In Basilicata c’è un potere forte sedimentato»

Dopo Abruzzo e Sardegna il centrodestra alla conquista della «regione rossa del Sud»

Il sen. Quagliariello: «In Basilicata c’è un potere forte sedimentato»

Oggi il sen. Gaetano Quagliariello è intervenuto alla presentazione dei candidati della lista Idea – Un'altra Basilicata. L'incontro ha avuto luogo alle 18 nella sala del Grande Albergo, a Potenza.

Senatore, Abruzzo e Sardegna hanno scelto il centrodestra. Ritiene che in Basilicata possano esserci le condizioni per un risultato analogo?
«Dei tre contesti regionali la Basilicata fa storia a se. Qui il centrodestra parte meno favorito sia per i risultati pregressi, sia per i sondaggi e sia perché in Basilicata la sedimentazione del potere conta di più che negli altri contesti».

Perché?
«Per ragioni storiche e geopolitiche: l'apparato pubblico ha un peso maggiore e la Basilicata, nelle regioni meridionali, è l'unica a non aver mai cambiato colore, a registrare una continuità tra prima e seconda Repubblica. Insomma, è la regione rossa del Sud».

Veniamo ai programmi. Cosa pensa di fare il centrodestra per la Basilicata, quali sono a suo giudizio le priorità da risolvere?
«Innanzitutto fare in modo che Matera 2019 non sia un'oasi nel deserto. Per riuscirci è necessario puntare sulle infrastrutture. Siamo in una situazione nella quale solo con lo sforzo personale di Nicola Benedetto il Frecciarossa ha superato Eboli. Le aree più belle della Basilicata sono quasi inarrivabili, mi riferisco a Maratea, al Pollino, alle Dolomiti lucane. Così è difficile che il turismo cresca. Eppure alcune zone lucane hanno un grosso potenziale, penso al Pollino che può richiamare un consistente flusso di escursionisti. Ma, ripeto, è necessaria la massima attenzione alle infrastrutture: perchè il turismo possa svilupparsi nelle varie località lucane occorre innanzitutto poterci arrivare».

Più infrastrutture, più turismo. Ma l’economia lucana può reggersi solo sull’industria del forestiero?
«Può essere una forza propulsiva, ma è chiaro che bisogna guardare anche ad altri settori».

La Basilicata è il più grande serbatoio di petrolio d’Italia. A suo giudizio quella del greggio è una strada da percorrere o da chiudere al più presto?
«Secondo me è necessario proporre un credibile equilibrio tra sviluppo e tutela ambientale. Diciamo di sì alle estrazioni, ma bisogna superare la logica della grande occasione».

Grande occasione? In che senso?
«Nel romanzo «Ferito a morte» di Raffaele La Capria c’è chi cerca la grande occasione per risolversi la vita. In termini metaforici mi sembra la situazione della Basilicata: l’estrazione del petrolio deve diventare un elemento strutturale e in qualche modo regolato, non la grande occasione per arricchirsi o per svoltare politicamente, cosa che è stata per alcuni. In questo modo si ferisce a morte la regione. È necessario un equilibrio tra sviluppo e ambiente, tenendo conto che la tutela ambientale ha un valore economico, non può essere intesa in maniera talebana ma non può essere nemmeno dimenticata. E poi serve una grandissima trasparenza in questo ambito».

Allarghiamo il raggio d’azione e torniamo su temi strettamente politici. Il voto in Abruzzo e in Sardegna può avere riflessi negativi sulla tenuta del Governo nazionale?
«Penso che che c'è un prima e un dopo le elezioni europee. Fino ad allora non cambierà nulla. Anzi, i risultati in qualche modo rafforzano il governo. Mi sembra che la Lega abbia tutto l'interesse a che le cose vadano così: riesce ad essere contemporaneamente forza di maggioranza e di opposizione. Quelli che sono contro il governo danno forza alla Lega per liberarsi del M5S».

Ma potrebbe essere il M5S stesso a tirarsi indietro...
«Non credo. Hanno grandi progetti in ballo, non possono chiamarsi fuori ora, diventerebbe per loro una Caporetto. Dopo le europee sarà un altro mondo e ci potranno essere nuovi equilibri».

Un altro mondo e un’altra Italia. L’autonomia invocata da Lombardia e Veneto rischia di frantumare l’unità nazionale?
«L'autonomia è accettabile se c'è una ipotesi anche per il Mezzogiorno che non può essere il reddito di cittadinanza».

Cosa si dovrebbe fare per il Sud?
«Un nuovo intervento straordinario per le infrastrutture, per la sicurezza e per il lavoro. Bisogna mettere il Mezzogiorno nelle condizioni di camminare sulle proprie gambe. Solo così l’autonomia differenziata può avere un senso, altrimenti si acuisce l’attuale divario Nord-Sud e si attenta davvero all'unità nazionale».

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