Giovedì 18 Aprile 2019 | 12:52

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Decrescita

Lucani condannati dalla montagna?

Una indagine Openopolis: spopolamento, poca natalità e basso reddito endemici

monte Sirino

La Basilicata è condannata? La sua colpa è di essere un territorio prevalentemente montano? Prevalentemente interno? In queste condizioni non ci sono speranze di un’inversione di tendenza?
Sono tutti gli interrogativi che rimbalzano nella mente a leggere una ricerca realizzata da Openopolis sulla situazione delle aree montane, e in particolare delle aree montane interne, che ovviamente riguarda anche la Basilicata e che cambia la prospettiva degli allarmi che periodicamente rilanciamo sul calo della popolazione, sul suo progressivo invecchiamento, su carenza di servizi, ricchezza, occupazione.

La situazione Una premessa importante. Le proiezioni ci mostrano una regione destinata praticamente ad estinguersi e questo anche considerando il flusso di arrivo di stranieri che, per ultime scelte politiche, potrebbe fermarsi. Secondo le proiezioni demografiche gli scarsi 570mila lucani che attualmente rappresentano lo 0,95 % degli italiani sono destinati a ridursi rapidamente: 534.686 nel 2030 e 461.653 residenti nel 2050, con riduzioni pari al 7,2% tra 12 anni e di circa il 20% nel 2050. Una tendenza che verrebbe confermata anche negli anni seguenti, con «quota 400mila» che si perderebbe nel giro di un’altra decina di anni.
Chiaro che questo per una regione già oggi troppo poco popolata (56 abitanti per km quadro, contro i 200 di media italiana e i 426 della Campania), con quello che questo significa in termini di collegamenti e di servizi, rappresenta un volano di estinzione, perché meno presenze significherà meno servizi e lavoro e quindi più addii.
I nuovo allarmeFino ad oggi ci siamo sempre preoccupati, ma spesso (tranne alcune voci isolate epoco ascoltate) abbiamo sempre pensato che il declino della regione dipendesse da scelte sbagliate, da ricchezze non sfruttate nel modo giusto, da una programmazione inesistente. E ora, invece, l’indagine di Openopolis, basata su dati Istat e Ministero delle Economie e Finanze, ci consegna una lettura diversa: in realtà sono quasi tutte le aree montane d’Italia a soffrire spopolamento, invecchiamento, mancanza di servizi e povertà, e se la Basilicata vive generalmente questa conizione è almeno per buona parte perché il 42 per cento dei suoi residenti vivono in area montana, il 43,6 in area di collina ma comunque interna e appena il 14,4 in pianura. Coordinate che coincidono con quelle dello spopolamento. Perché, rivela sempre l’indagine, se il 35,2 per cento della superficie italiana è territorio montano (più di un terzo) vi vive solamente il 12% della popolazione e solo l’11% dei minori. E va peggiose si considera la montagna interna dove vive circa una persona ogni 10 e 9 minori ogni 100.

A conti fatti nelle aree montane vive un terzo della popolazione che (in base ad una ipotetica ripartizione media) dovrebbe viverci, mentre nelle altre aree vive il 130% delle persone che, in base alla media, dovrebbe viverci.
La popolazione «pesata»Se in un modo un po’ artigianale provassimo a standardizzare la popolazione lucana (cioè moltiplicandola per i coefficienti standard) avremmo una realtà molto diversa e arriveremmo a sfiorare il milione di abitanti teorici: Se, cioè, moltiplicassimo gli effettivi residenti in area montana per 3 (recuperando il tasso di minore densità nazionale) e dividessimo i residenti in area non montana (collina inclusa) per 1,3 (il tasso di maggiore presenza in queste aree del Paese) la Basilicata avrebbe una popolazione «standardizzata» di circa 967mila residenti. Cosa che porterebbe non più ad essere lo 0,95 per cento della popolazione nazionale sul 3,3 per cento del territorio (i poco più di 10mila km quadri della Basilicata) ma l’1,6 per cento. Meno, comunque, di una media aritmetica, ma comunque tanto di più.

I problemi della montagna La «montagna», quindi, appare quantomeno una «concausa» forte della situazione attuale a prescidere dai fattori locali. E così Openopolis ci rivela i problemi. A partire dal reddito. In Basilicata il 74,1 percento dei comuni si colloca nell’ultimo quartile di reddito medio tra i comuni italiani. Ebbene, in questo dato i comuni lucani montani rappresentano il 73,1 per cento. Stare in montagna, insomma, vuol dire povertà.
E se prima abbiamo visto che ci sono meno minori in aree montane, i servizi per questa fascia d’età sono ancor meno. Pur essendo, infatti, il 42 per cento della popolazione residente in queste zone, negli stessi centri ci sono solamente il 14 per cento dei posti dedicati ad accogliere la prima infanzia. E se consideriamo che anche Potenza, che pure servizi ne ha, è area montana abbiamo detto tutto. E appare chiaro come mai in generale nei centri montani lucani vivano, percentualmente, meno bambini che altrove.

E c’è una coordinata in più Ma c’è anche un altro dato che aiuta a leggere la situazione della Basilicata: ed è che tutti i fenomeni negativi che abbiamo esaminato, dallo spopolamento alla povertà alla mancanza di servizi, si trovano accentuati nelle aree del Mezzogiorno. Le sei regioni meridionali occupano (Fonte Mef) gli ultimi sei posti della classifica del reddito pro capite (Basilicata terzultima con 15.256 euro contro i 19.514 di medi nazionale); il Centro-Nord ha servizi per bambini della prima infanzia (Fonte Openopolis) disponibili per medie che vanno dal 25 al 33 per cento della platea, contro il Sud che non raggiunge il 15; ci sono stati trend di crescita della popolazione (Fonte Tutticomuni.it) a partire dal 2000 sia al Nord (2 milioni 143 mila residenti +7,73%) che al Centro (un milione 156mila, +9,59%) mentre al Sud la situazione è rimasta praticamente stazionaria, con appena 190mila residenti in più, pari a un misero +0,9 per cento.
Se la montagna è un problema, insomma, il Sud è un’aggravante. E qui, senza autoassolverci e rinunciare comunque a poter fare di più, si apre la strada anche per altre riflessioni.

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