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La data del 26 maggio per le elezioni regionali fa ancora discutere: potrebbe essere un "salvavita" per Pittella

Regione Basilicata  problemi per gli stipendi

Mai nella storia delle Regioni italiane una consiliatura si era auto-prorogata di sei mesi oltre la sua naturale scadenza. Accade in Basilicata, dove - per dirla alla Kierkegaard - «l’impossibile è possibile».
La vicepresidente della Giunta regionale, Flavia Franconi (il governatore Marcello Pittella è sospeso dall’incarico dopo il suo coinvolgimento in un’inchiesta giudiziaria su raccomandazioni nel settore della sanità) ha fissato le elezioni al 26 maggio 2019. L’attuale legislatura è terminata il 18 novembre scorso e, sulla base dei tempi dettati dalla legge elettorale, si sarebbe dovuto votare il 20 gennaio 2019, vale a dire il giorno dopo l’«incoronazione» di Matera capitale europea della cultura. La coincidenza materana con la giornata del silenzio elettorale, che anticipa di 24 ore l’entrata ai seggi, è stata letta da quasi tutti gli schieramenti politici come un aspetto negativo. Al pari del periodo post-natalizio che terrebbe lontani dalle urne i lucani che studiano o lavorano fuori regione. Difficilmente sarebbero tornati nuovamente a casa, a distanza di pochi giorni, dopo aver trascorso in famiglia le festività. Da più parti, insomma, è arrivata la richiesta di trovare un’altra data. Sì, ma Franconi ha esagerato. Si è spostata decisamente molto più avanti, a primavera inoltrata. Sulla scia del parere del costituzionalista campano, Sandro Staiano, e dell’interpretazione della legge 111/2011, la Regione ha «agganciato» il rinnovo del Consiglio al cosiddetto «Election day», cioè alla data in cui si voterà anche per le Europee e per le Comunali. Questione di risparmio, è stato detto.


Al momento il 26 maggio è ancora un’opzione per l’«Election day», visto che non esiste ancora il relativo decreto di indizione. Di fatto, quindi, potrebbe essere anche un’altra la data fissata per le Europee, con la Regione Basilicata che a quel punto sarebbe chiamata a fare un ulteriore decreto. Ma al di là di questioni puramente burocratiche, resta l’interrogativo di fondo: se davvero c’è la necessità di accorpare le elezioni regionali a quelle europee per risparmiare e per rispondere ai dettami della legge, perché l’Abruzzo e la Sardegna non fanno altrettanto? Le due Regioni hanno deciso di andare a votare rispettivamente il 10 e il 24 febbraio, ignorando completamente l’«Election day».


Particolare che alimenta sospetti e dietrologie: la scelta di votare a maggio potrebbe essere dettata esclusivamente da motivazioni politiche bipartisan che spiegherebbero anche certi silenzi o posizioni «morbide» sul voto slittato a maggio. Il Pd, o almeno, parte di esso, aspetta il destino di Pittella (lunedì dovrebbe pronunciarsi la Cassazione). La sua riabilitazione potrebbe avere un effetto deflagrante sulle scelte da compiere, nonostante il diretto interessato abbia dichiarato - in maniera non proprio chiara, per la verità - di volersi tirare indietro. Il centrodestra attende le mosse dell’avversario per poter sciogliere il nodo sul proprio candidato governatore. Sullo sfondo ci sono M5S e Lega che viaggiano a gonfie vele nei sondaggi a livello regionale. Oggi il responso del voto li premierebbe. Ma tra sei mesi lo scenario potrebbe cambiare. O, almeno, è ciò che sperano i competitor, pronti a rimpinguare i propri consensi di fronte ad eventuali passi falsi del governo gialloverde nazionale. A entrambe le coalizioni, insomma, serve tempo. E ora - con la data fissata al 26 maggio - ne hanno in abbondanza.

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