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Pochi soldi e bus vetusti
e i trasporti sono in crisi

Il sistema scricchiola Cronici ritardi degli stipendi ai dipendenti. Viaggiatori timorosi

Pochi soldi e bus vetusti e i trasporti sono in crisi

PIERO MIOLLA

Ritardi anche di quattro mesi nel pagamento degli stipendi e una situazione che, in generale, rimane semi precaria, con tenui e temporanei spiragli di luce. Non si attenua la morsa delle difficoltà del trasporto pubblico locale in Basilicata, anche se, a dire il vero, tutti riconoscono che la Regione ha comunque dato corso ai mandati di pagamento per il primo trimestre del 2018. Via Anzio, dunque, avrebbe onorato i suoi impegni versando alle due province lucane (che, a loro volta, hanno distribuito al Cotrab e da questo, a cascata, alle singole aziende del settore) le somme relative a quanto di spettanza degli operatori del settore per i primi tre mesi dall’anno in corso. Così come, in precedenza, ha saldato tutti gli arretrati del 2017, che ammontavano a una bella somma. E allora, ci si chiede, come mai Angelo Summa, segretario generale di Basilicata della Cgil, e Franco Tavella, segretario regionale del settore (Filt-Cgil), hanno riproposto il tema della crisi del Tpl lucano? Perché, in buona sostanza, per i dipendenti di alcune ditte del settore il problema degli arretrati non sarebbe stato risolto, mettendo (anzi, lasciando) gli stessi nella situazione di precarietà in cui già si trovano da tempo. Insomma, la “palla” adesso non sarebbe più tanto in mano alla Regione Basilicata, quanto in capo ad alcune aziende.

Il tema, ovviamente, non è che cambi: il settore del trasporto pubblico locale, in regione, risente ormai da anni di una situazione di cronica difficoltà economica, che si riverbera tanto sui dipendenti, quanto sullo stato generale del trasporto. I soldi scarseggiano e, quindi, i mezzi che circolano sono sempre più vecchi e insicuri, con annesso pericolo ipotetico per i viaggiatori. Morale della favola? Nessuna delle parti, in questa sorta di circolo vizioso, sembra essere immune da disagi. Se i dipendenti, infatti, vengono pagati con ritardo e, oltretutto, sono consapevoli di viaggiare spesso su mezzi vetusti, questo aspetto, come anticipato, coinvolge appieno l’utenza, che sovente si trova a dover sopportare situazioni al limite del paradosso. Ecco perché, forse, la politica e soprattutto chi ha (ed avrà) responsabilità di governo a tutti i livelli dovrebbe finalmente prendere in seria considerazione l’ipotesi di “metter mano” alla questione che attanaglia da anni il trasporto pubblico locale e cercare, se non di risolverla, quantomeno di migliorarla. Altrimenti si corre il rischio per i prossimi anni di raccontare periodicamente di stipendi che non arrivano, istituzioni che ritardano nell’elargizione di quanto dovuto per contratto e autobus che si fermano o, peggio, si incendiano. Nel 2018, specie in una regione con ferrovie antidiluviane e senza aeroporto, non è più tollerabile che un settore comunque nevralgico come quello del trasporto pubblico rimanga in mezzo al guado, a metà tra l’attesa che “mamma” Regione disponga le proprie elargizioni e le legittime aspirazioni di chi, su quei mezzi, sale per lavoro o per arrivare a destinazione. In entrambi i casi possibilmente sano e salvo.

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