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Il Riesame leva
i sigilli all’ex Fenice

Annullati il sequestro degli impianti di bonifica e il divieto di dimora all’ad Alifano

Il Riesame leva i sigilli all’ex Fenice

di Giovanni Rivelli

L’iniziativa della Procura stoppata su tutta la linea sul caso del termovalorizzatore ex Fenice della Rendina Ambiente a San Nicola di Melfi.

Ieri il Tribunale del Riesame, presieduto da Aldo Gubitosi, ha annullato il sequestro preventivo degli impianti di messa in sicurezza e di bonifica dello stabilimento industriale assumendo una analoga decisione di annullamento anche per la misura del divieto di dimora in Basilicata per l’amministratore delegato Luca Alifano e, sull’altro versante, ha respinto l’appello della Procura volto ad ottenere misure più pesanti rispetto a quelle concesse dal Gip Lucio Setola con il blocco dell’intero inceneritore e l’arresto per Alifano.

Un verdetto, quello dei giudici di seconda istanza in materia di misure cautelari, del quale non si conoscono ancora le motivazioni e che non ha ricadute automatiche sul merito delle accuse (ma solo, appunto, sulle relative misure cautelari della fase) ma che in ogni caso rappresenta una indicazione significativa anche nel merito dell’inchiesta condotta dal Noe dei Carabinieri.

I militari avevano rilevato «l’ulteriore aggravamento della compromissione del bene ambientale» in relazione a quelle falde acquifere che già erano risultate inquinate nel 2009 e che nel tempo avrebbero determinato «una diffusa e storica contaminazione delle falde acquifere sotterranee da inquinanti pericolosi e cancerogeni» con l’accusa per l’azienda di aver posto in essere «in un ampio lasso di tempo una condotta reiterata e sistematica, espressione di una chiara volontà di determinare (o quanto meno consentire) il diffondersi della situazione di contaminazione» con un modello di bonifica minimale «al presumibile fine di realizzare un risparmio di spesa» e per questo ritenendo necessario che Alifano fosse in qualche modo inibito dallo svolgimento del suo ruolo a capo della società.

Un sequestro che era stato giudicato «incomprensibile» dall’azienda. «Da parte nostra non c’è stato mai un comportamento omissivo» aveva fatto sapere la società lo stesso giorno del sequestro escludendo la contaminazione delle acque e dicendosi fiduciosa nel procedere delle indagini e aggiungendo di aver «sempre rispettato le indicazioni e le prescrizioni emerse dalla Conferenza dei servizi» che monitorava la bonifica.

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