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Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

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Sfollati e spaventati
dal rischio «sciacalli»

Il palazzo evacuato richiede controlli 24 ore su 24

 Sfollati e spaventati dal rischio «sciacalli»

di Massimo Brancati

Ospitati al Park hotel in attesa di capire quando (e se) potranno tornare a casa. Agli sfollati di via Maratea non resta che armarsi di pazienza e aspettare il responso dei vari rilievi tecnici sulle fondazioni dell’edificio in cui abitano. Il crollo del muro nel cantiere dove si sta costruendo un nuovo centro direzionale, tra viale dell’Unicef e via Roma, ha lambito il loro palazzo rendendo necessario un attento monitoraggio per escludere che il movimento del terreno possa aver determinato pericoli sul fronte della stabilità dell’edificio. Si procede su vari binari, quello della ditta appaltatrice, della Regione, dei tecnici comunali e dei periti nominati dalla Procura di Potenza che ha disposto il sequestro del cantiere.

Saranno giorni difficili per le venti famiglie costrette a lasciare le rispettive abitazioni. Giorni di ansia e apprensione non solo per l’atteso «verdetto» sul ritorno a casa, ma anche per il rischio che qualche sciacallo approfitti della situazione per infilarsi negli appartamenti e saccheggiarli. Da lunedì sera l’edificio è «piantonato» a turno da carabinieri e polizia locale, ma è difficile garantire una vigilanza durante tutto l’arco della giornata, compreso la notte. Ecco perché il Comune - come annunciato dal sindaco Dario De Luca - starebbe pensando di stipulare un accordo con una società di vigilanza per avere un controllo costante del palazzo, evitando così di esporre i singoli alloggi a ladri e malintenzionati.

Tornando alla causa scatenante, negli occhi dei residenti c’è quel muro sgretolato, ma soprattutto quel pantano che si è venuto a creare durante lo scavo. È proprio questo particolare ad allarmare i cittadini che giovedì scorso inviarono, per il tramite dell’amministratore di condominio, una raccomandata al Comune di Potenza e alla direzione dei lavori facendo notare il problema. Problema che l’azienda costruttrice non poteva certo ignorare, ma la soluzione di una pompa per il drenaggio era solo un palliativo. La presenza di acqua, insomma, avrebbe dovuto far riflettere sull’opportunità di andare avanti con l’escavatrice. Quanto al muro franato, ci raccontano gli stessi abitanti della palazzina evacuata, erano evidenti i segni di cedimento ben prima del collasso di lunedì mattina. Non a caso alcuni cittadini, domenica notte, non hanno dormito in casa e hanno vegliato su quella parete di cemento agonizzante. Che di lì a poco si è accartocciata trascinando parte della strada sovrastante. Un epilogo annunciato. Ora fuori i responsabili.

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