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Marchionne in visita a Melfi

MELFI (POTENZA) - )Sergio Marchionne si è sempre smarcato dalle polemiche. Pragmatico, di poche parole, sornione, in apparenza scorbutico. A Melfi (Potenza), dove c'è lo stabilimento Fca che ha sempre considerato «strategico nello scacchiere del gruppo», era solito arrivare senza annunci in pompa magna. In tutti questi anni, solo in tre occasioni la sua visita ha avuto i canoni dell'ufficialità, quando ha accompagnato Berlusconi e Renzi, all'epoca inquilini di Palazzo Chigi, e per presenziare ad un incontro sullo sport voluto da John Elkann. Ma tante altre volte ha varcato i cancelli della fabbrica lucana, presentandosi al primo turno di lavoro. Non per controllare, ma semplicemente per «vivere» l'azienda nella sua espressione più genuina, non manipolata da protocolli per eventi pubblici. Che odiava perché lontani dal suo modo di interpretare la vita aziendale.

Avrebbe dovuto lasciare il gruppo il prossimo anno, nell'assemblea di Amsterdam che approverà i conti 2018, ma le condizioni di salute costringono Marchionne a mollare in anticipo. Al netto delle considerazioni di vicinanza all'uomo malato, i sindacati lucani concordano nel ritenere positivo ciò che, in termini di impegno e programmazione sullo stabilimento di Melfi, il manager italo-canadese ha raccolto e seminato. Fuori dal coro soltanto Cgil e Fiom. Riecheggiano gli scontri sul nuovo modello organizzativo che costò la fuoriuscita della Fiom dalla rappresentanza sindacale: otto anni di esilio per aver rifiutato il contratto di lavoro voluto da Marchionne, improntato alla flessibilità e a una nuova turnazione. Quest'anno il sindacato ha rimesso piede in fabbrica senza, però, cambiare il suo giudizio negativo. Critico come quello della Cgil: «Diciamo la verità – sottolinea Angelo Summa, segretario regionale della Cgil – il modello portato da Marchionne era di totale chiusura con le organizzazioni sindacali. Mi auguro che ora si apra una fase diversa. Certo, l'ad ha avuto alcuni meriti ma sul futuro dello stabilimento e dell'intero gruppo restano molte incognite, a cominciare dai ritardi sugli investimenti annunciati da tempo».

Summa invoca discontinuità. La pensano in maniera diametralmente opposta le altre sigle. Gerardo Evangelista (Fim Cisl): «La figura di Marchionne è stata fondamentale per Melfi e per il rilancio di Fiat. Si deve a lui la svolta della Jeep che ha portato indubbi benefici al nostro insediamento. Il fatto che sia costretto a lasciare in anticipo – aggiunge il sindacalista lucano – non ci allarma, ma ci preoccupa». Sulla stessa lunghezza d'onda Pasquale Capocasale della Fismic: «Marchionne? Un valore aggiunto per l'azienda in questi dieci anni. Dal nuovo ad ci aspettiamo la continuità, non credo possa essere immaginabile un cambio totale di strategia rispetto al piano industriale presentato un mese e mezzo fa». Anche secondo Marco Lomio della Uilm «Marchionne è stato l'artefice del rilancio dello stabilimento di Melfi grazie alla scelta intelligente di puntare su marchi internazionali. Al nuovo vertice chiederemo di mantenere intatto il piano industriale e continuare in quella direzione. Il dopo Punto deve essere quello che ormai tutti i rumors dicono: la Jeep Compass».

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