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È emergenza medici, in campo
l’idea della facoltà di medicina

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PIERO MIOLLA

La sanità lucana tra mancanza di medici e infermieri, corsi di laurea agognati e blocco del turnover fino al 2020. L’allarme lanciato da Gianfranco Gallo, già rappresentante del Tribunale dei Diritti del Malato, secondo il quale mancano soprattutto medici e infermieri con la conseguenza che i sanitari sono costretti a turni massacranti e i pazienti mostrano scarsa soddisfazione, riaccende il focus su un settore fondamentale per le sue implicazioni sui cittadini. Il settore lucano è costretto molto spesso a scontare problemi di altro tipo. Quali? Il rifiuto di chi, pur vincendo un concorso e risultando destinato a una determinata sede, la rifiuta rendendolo vano.

Gli ultimi casi in ordine di tempo si sono verificati per l’ospedale di Stigliano, dove l’Asm aveva previsto l’arrivo di infermieri e dirigenti medici, ma ha dovuto fare i conti con rifiuti tali da mettere in difficoltà la struttura ospedaliera e la stessa Azienda. Non si tratta, però, degli unici casi: un po’ in tutti i presidi ospedalieri di Basilicata, infatti, si sono verificati episodi come questo. Manca, dunque, la risorsa umana, mentre si amplia il Crob di Rionero con atri 10 milioni di spesa e si spendono fondi per ampliamenti e ristrutturazioni.

I pazienti, come detto, sono molto preoccupati, specie quelli affetti da patologie gravi. I medici, forse, andrebbero dapprima formati in loco e poi reclutati. Il tema è anche quello dell’attivazione di un corso di laurea in Medicina all’Università della Basilicata. Non si può non osservare che si investe molto nell’ateneo lucano con corsi di varia natura, mentre poi non si è dato seguito ad annunci relativi a una facoltà di Medicina in lingua inglese. Morale della favola? Gli studenti lucani che scelgono di diventare medici frequentando il corso di laurea fuori regione, nella stragrande maggioranza non rientrano per esercitare la loro professione: così facendo, dunque, manca la materia prima “indigena” e si è costretti a rivolgersi a professionisti di fuori regione.

Si tratta di una situazione difficile che forse andrebbe affrontata in altro modo, tenuto conto che attiene alla salute dei lucani. Urge, insomma, individuare soluzioni pena una sempre più endemica mancanza di personale. Su questo, evidentemente, la politica dovrebbe essere “brava” a bypassare i problemi di bilanci vari che potrebbero rendere siffatta situazione ancor più drammatica. Alla politica il compito di individuare sprechi e privilegi che andrebbero convertiti in incentivi per le figure più importanti, cioè gli operatori. I quali, se vogliamo, non è che incidano poi in modo così devastante sui bilanci. Gallo, in definitiva, ha chiesto un deciso e convinto cambio di rotta: si passi da un’eccessiva attenzione al dato meramente ragionieristico a quello relativo alla cura del malato. Si limiti allo stretto indispensabile la spesa verso la parte “industriale” della sanità.

Quasi a voler trasformarla da un settore con troppi imprenditori ad uno che, invece, abbia più medici, infermieri e attrezzature adeguate. La sanità lucana, dunque, merita maggiori e più oculati investimenti: la politica, sia quella in carica (che ambisce a una riconferma) che quella che si presenta come alternativa, individui il modo per alleviare tale quadro e, anche in un’ottica lungimirante, faccia il possibile per dare all’Università di Basilicata la facoltà di Medicina. Magari non dimenticando di premiare con incentivi qui medici che avranno il coraggio di scegliere una regione disagiata come la nostra Basilicata per esercitare la professione.

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