Giovedì 20 Settembre 2018 | 01:23

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Vecchi edifici abbandonati

Ex sede di Lettere vuota
in attesa di compratori

Dei quattro piani due sono deposito e altrettanti sono deserti

Ex sede di Lettere vuotain attesa di compratori

Cristiana Lopomo

Un palazzone di 11 piani, di cui 4 fanno parte di un condominio privato mentre 7 sono di proprietà dell’Unibas sin dai primi anni ‘90. Posto in una posizione orografica, tra l’altro, abbastanza complessa: a valle di via Acerenza, all’imbocco di via Cavuor con San Rocco. Fino a una decina di anni fa ospitava la sede della Facoltà di Lettere. Ad oggi solo 2 piani seminterrati sono ancora utilizzati dall’Università come deposito librario. Ma l’intenzione, perdurante da orami diversi anni, è di metterlo all’asta per trarne il maggior profitto possibile dal punto di vista economico ma, anche funzionale affinché, una volta riqualificato, possa essere messo a disposizione della residenzialità cittadina.

Continua senza perdere la speranza il lavoro dell’Ufficio patrimonio dell’Unibas che confida principalmente in una ripresa del mercato immobiliare che finora ha penalizzato non poco il processo di dismissione di questo e anche di altri diversi immobili di cui è proprietario l’Ateneo da prima che si costruisse il Polo di Macchia Romana. «Ci sono stati ben due diversi tentativi di vendita all’asta di questo edificio – ha spiegato l’ing. Pierluigi Labella dirigente dell’ufficio – di cui l’ultimo proprio l’anno scorso: entrambi andati deserti nonostante ne avessimo dato adeguata informazione su riviste commerciali e specializzate del settore a livello locale e anche nazionale. Purtroppo non abbiamo ricevuto alcuna offerta: viviamo un momento di forti ristrettezze del mercato immobiliare che nemmeno accenna a riprendersi. Il nostro impegno comunque va avanti e stiamo procedendo a una complessiva riprogrammazione delle modalità di messa in vendita all’asta ricercando anche nuove formule che possano attrarre acquirenti non solo per la capitalizzazione dell’immobile in sé, ma per un più generale progetto di riutilizzo funzionale che ne valorizzi l’area di pertinenza».

Con un occhio al prezzo, dunque, e un altro alla progettualità: sono allo studio le possibili soluzioni che possano finalmente attrarre investitori privati. Senza sbilanciarsi nella tempistica l’ingegner Labella assicura che l’intenzione è «di fare il prima possibile» e precisa che «quello di via Acerenza è solo uno dei tre gruppi di immobili che l’Unibas sta tentando da tempo di dismettere dal suo patrimonio. Ci sono anche altri due fabbricati a via della Tecnica: l’ex sede della Facoltà di Ingegnera, in uso fino ai primi anni 2000, e un rustico in cemento armato che però non è mai stato ultimato né mai utilizzato a fini didattici. Anche per questi immobili le procedure di messa all’asta sono andate puntualmente deserte. Purtroppo quando nacque l’Unibas, all’indomani del terremoto 1980, l’allora Consorzio lucano universitario aveva cominciato a realizzare una serie di plessi e articolazioni funzionali alla sede del Polo ex Enaoli di via Sauro al Francioso, ma che poi quando si iniziò la realizzazione del Campus di Macchia Romana iniziano a perdere man mano di funzionalità. Ecco perché siamo impegnati in questo, non semplice, processo di dismissione di buona parte di patrimonio immobiliare dell’Ateneo che, ad oggi, effettivamente non ha più ragion d’essere».

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